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Dieta mediterranea e olio d'oliva

Si è celebrato in questi giorni (22 - 24 aprile) il "2nd Congress of the Mediterranean Society of Atherosclerosis" nella cittadina di Ostuni, ormai nota nell'ambiente medico europeo come sede di importanti eventi congressuali.

Tra i diversi argomenti discussi ci è sembrato di particolare interesse, in tema di prevenzione della malattia aterosclerotica, un "workshop" dedicato alla dieta mediterranea ed all'importanza che in essa riveste l'uso dell'olio di oliva. Vi hanno partecipato numerosi medici e ricercatori provenienti in gran parte dai paesi dell'Europa meridionale (Italia, Francia,Spagna, Portogallo, Grecia, Israele ed Egitto), i quali si sono occupati, oltre che di alcuni aggiornamenti in tema di epidemiologia e prevenzione, degli aspetti nutrizionali inerenti a tale diffusissima patologia e degli importanti vantaggi che possono derivare ai soggetti predisposti (o a rischio), dall'adozione di un tale tipo di alimentazione, di cui l'olio di oliva, appunto, costituisce un ingrediente fondamentale. Alla sessione che si occupava di tale specifica materia era stata imposta, infatti, la tematica seguente: "Eat well and stay well: the Mediterranean way". Dalle varie relazioni e nel corso del dibattito, tuttavia, una certa preoccupazione è emersa tra gli esperti di nutrizione e di salute pubblica, a causa dei recenti risultati di alcune indagini statistiche che provano, purtroppo, un consistente abbandono del comportamento alimentare tradizionale da parte di alcune popolazioni del bacino mediterraneo. Negli ultimi anni, di conseguenza, il livello ematico di colesterolemia, importante e noto fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, è significativamente salito in molte delle popolazioni dell'Europa mediterranea. E tale aumento "eloquente" del colesterolo è stato sempre rilevato, nel corso degli studi in concomitanza con il graduale e progressivo abbandono delle abitudini alimentari tradizionali, notoriamente "ipocolesterolemizzanti", a favore di cibi ricchi di grassi saturi che, invece, intervengono nell'aumento del tasso colesterolemico (leggi LDL o colesterolo "cattivo") e possono predisporre alla malattia aterosclerotica ed alle sue complicazioni.

Si è rilevato soprattutto il fatto che le organizzazioni sanitarie di alcune nazioni, tra cui gli USA, hanno elaborato (e largamente divulgato) certi protocolli nei quali è prevista un'importante riduzione percentuale dei grassi totali nella dieta. Questo indirizzo alimentare, che è stato ampiamente diffuso e propagandato, può essere forse di qualche giovamento tra gli americani del Nord, ma non è certamente utile alle popolazioni mediterranee che non consumano (o meglio non consumavano) eccessive quantità di grassi , intendendo con tale locuzione i "grassi saturi" (per lo più di origine animale), ma usano ancora preferibilmente l'olio di oliva, che non può considerarsi un grasso saturo, essendo un olio vegetale, monoinsaturo. Va osservato che le direttive delle organizzazioni sanitarie dovrebbero sempre parlare di "lipidi totali" che comprendono sia gli oli, generalmente vegetali, che il grasso solido o semisolido di origine animale o anche vegetale (margarina).

In sostanza il pericolo per le genti del bacino mediterraneo è che le linee di orientamento dietetico sulla necessità di ridurre i grassi nella dieta, possa influenzare le nostre popolazioni a ridurre l'assunzione dell'olio di oliva, che è stato per noi sempre la fonte principale di lipidi (almeno in passato). Questa sarebbe, a giudizio dei ricercatori della Società Mediterranea dell'Arteriosclerosi, un grave danno perché ormai è stato scientificamente dimostrato che una dieta sana ed equilibrata (e non aterogena), può apportare il 40 - 44% di energia sotto forma di lipidi, purchè il 30% sia costituito da olio di oliva.

Quindi l'invito che può essere rivolto a tutti i consumatori, non solo mediterranei naturalmente, è quello di usare tra tutti i lipidi l'olio di oliva, di cui l'acido oleico monoinsaturo è il principale componente. Esso ha un basso punto di fusione, non si ossida, ha proprietà antiossidanti ed abbassa il colesterolo plasmatico. In definitiva è stata messa in particolare evidenza, sul piano scientifico, l'importanza della dieta mediterranea nella prevenzione della malattia aterosclerotica, come si è detto all'inizio, e si è sancito che l'olio di oliva costituisce certamente una delle caratteristiche essenziali di tale dieta, unitamente al basso consumo di grassi saturi e ad un' alta assunzione di carboidrati, cereali, legumi e, in genere, di alimenti ricchi di fibre. Un' ultima osservazione, che può interessare le nostre giovani lettrici, è stata fatta nel recente incontro pugliese. Mentre si è dimostrato un calo notevole dei livelli di colesterolo tra gli adulti italiani (con diminuzione degli incidenti cardiovascolari), tali livelli crescono invece in maniera considerevole tra i giovani, uomini e donne. Il Professor Gaetano Crepaldi, Presidente della Società, ha sottolineato il grave problema dei "giovani con colesterolo troppo elevato", perché si alimentano in modo scorretto, preferendo soprattutto i grassi, fumano e non fanno moto. Le giovani donne, dal canto loro, riescono inoltre ad annullare spesso i fattori di contro-rischio, correlati al loro sesso, trasferendo nella iperalimentazione i loro conflitti psicologici.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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