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La diarrea del turista viaggiatore

Questo frequente disturbo, che comparirebbe in un terzo dei soggetti a rischio, è il modo più frequente con cui ci si può rovinare una bella vacanza ai tropici. Infatti la diarrea del turista, come è stata chiamata, è un evento clinico molto comune che si presenta in circa il 30% di coloro che scelgono di passare le vacanze nei cosiddetti "paesi caldi". L'estate di quest'anno, poi, imperversa come non mai ed anche noi vorremmo adeguarci in qualche modo a questa torrida stagione, scegliendo di trattare una particolare patologia che è maggiormente diffusa nel periodo delle vacanze, non tanto nel nostro paese ed in Europa, quanto nelle zone tropicali e subtropicali, che rappresentano la destinazione preferita da gran parte del flusso turistico internazionale.

Negli ultimi anni, infatti, si è assistito ad un notevole incremento dei viaggi intercontinentali che vengono intrapresi per molteplici motivi, naturalmente, ma nella grande maggioranza dei casi riguardano milioni di persone che provengono dai paesi industrializzati e sono dirette verso quelli equatoriali a scopo prevalentemente turistico.

Accade quindi che un vero esercito di viaggiatori ( calcolati in più di 20 milioni ) si sposti verso le zone dei tropici preferibilmente in questi mesi estivi che, nei paesi industrializzati dell'occidente, coincidono obbligatoriamente con il periodo delle vacanze ed è comprensibile quindi come in tale periodo, preferibilmente, ci sia una forte attrazione per questo tipo di turismo. E' facile capire, anche, come sia possibile che un tale flusso di viaggiatori si esponga facilmente a problemi di tipo sanitario che interessano particolarmente quelle località, nelle quali la diffusione delle malattie infettive è elevata per alcuni motivi facilmente intuibili e che possono predisporre anche a malattie importanti come il colera, il tifo, le epatiti, la malaria e ad altre patologie piuttosto impegnative per le quali è richiesta, per l'appunto, la profilassi vaccinica o farmacologica. Ma la patologia che si presenta con una incidenza più alta tra questi viaggiatori è certamente meno grave, essendo rappresentata, appunto, dalla cosiddetta "diarrea del turista o del viaggiatore" che può colpire però, in certe località, anche più di un terzo di coloro che vi soggiornano per un periodo che si prolunghi per almeno due settimane. Ed è appunto contro questa iattura che vorremmo mettere in guardia quelle nostre lettrici le quali avessero programmato d' intraprendere un viaggio in qualcuno di questi paesi.

Illustriamo pertanto in breve, ma in modo esauriente, questa malattia fastidiosa e, direi, abbastanza inopportuna. Innanzitutto diciamo subito che è molto diffusa perché, come abbiamo accennato, colpisce un'alta percentuale dei viaggiatori che visitano i cosiddetti paesi in via di sviluppo e sebbene la malattia abbia un decorso generalmente lieve, che dura pochi giorni, è sufficiente tuttavia a buttare spesso all'aria tutti i programmi del turista che ne è colpito e del suo entourage. Inoltre, per quanto si tratti di un'affezione per lo più benigna, non dobbiamo dimenticare che talvolta può assumere un decorso clinico più serio soprattutto negli anziani e nei soggetti in età pediatrica. Ma quali sono le località dove si corre il rischio maggiore? I dati statistici indicano l'Africa, il Medio Oriente, alcune parti dell'Asia ed anche l'America Latina. Nelle isole caraibiche il rischio è lievemente minore come lo è anche in alcuni paesi del Nord Africa, quali Egitto e Marocco.

Per quanto riguarda l'eziologia ( cioè lo studio delle cause ) sia ben chiaro che la trasmisione della malattia avviene sempre per via oro - fecale, vale a dire attraverso bevande o cibi contaminati da agenti patogeni eliminati con le feci. E questo dato è fondamentale per la prevenzione. Non intendiamo dilungarci sui diversi microrganismi che possono essere numerosi ed, oltretutto, variabili da un continente all'altro. Ricordiamo soltanto che la causa più frequente della diarrea del viaggiatore è costituita da un germe che si chiama "Escherichia Coli", principale imputato nei tre continenti, seguito da germi del genere "Shigella" e "Salmonella" e da altri agenti meno importanti. Diversi altri micròbi e virus possono, infatti, essere occasionalmente in causa.

Vediamo, invece, il quadro clinico. Nella migliore delle ipotesi il turista manifesta scariche diarroiche per un periodo di due-tre giorni, con nausea, vomito, crampi addominali, febbre, tenesmo e, talvolta, anche feci ematiche.

La classica sintomatologia di questa forma si manifesta con maggiore frequenza al terzo giorno dopo l'arrivo, oppure al termine della prima settimana di permanenza nella zona di soggiorno. Il decorso è piuttosto benigno e tende ad autorisolversi nella gran parte dei casi. Solo il 10% dei soggetti colpiti consulta un medico del paese ospitante od è costretto a mettersi a letto. Rarissimi sono i casi che vengono ricoverati in un ospedale del luogo o debbono essere rimpatriati in aereo.
Ma parliamo della prevenzione, sussidio di fondamentale importanza in considerazione dell'alto numero di casi che ogni anno si verificano tra i viaggiatori tropicali. Da quanto abbiamo detto risulterebbe che i risultati migliori nella profilassi si possono ottenere con l'adozione di precauzioni igienico - sanitarie basate soprattutto sulla educazione sanitaria del viaggiatore. Si consiglia, infatti, di assumere soltanto bibite imbottigliate, bevande che siano state sottoposte ad ebollizione ( come il thè ed il caffè ), compresa l'acqua che può considerarsi sicuramente potabile solo dopo alcuni minuti di bollitura, di alimentarsi sempre con cibi cotti e di mangiare la frutta solo se sbucciata. Inoltre è raccomandabile ( ma occorre dirlo?) di non acquistare cibi venduti dagli ambulanti, compresi i cubetti di ghiaccio, e di evitare tutte le verdure crude. La profilassi antibiotica non è indicata nei viaggiatori in buona salute e va riservata soltanto ai soggetti in precarie condizioni fisiche o affetti da malattie che potrebbero aggravarsi con lo stato diarroico.

La terapia della diarrea del viaggiatore si basa sostanzialmente sulla reidratazione del paziente ( sempre necessaria ), sulla riduzione della ipermotilità intestinale e, quando necessario, sulla antibioticoterapia contro il patogeno responsabile. Per quanto riguarda il primo punto ci pare quasi inutile ribadire la necessità di bere molto in caso di una sindrome diarroica, sebbene le statistiche affermino che la proporzione di chi adotta, in una tale situazione clinica, un trattamento reidratante efficace, con la somministrazione orale di soluzioni idroelettrolitiche, risulta ancora troppo scarsa (10% o meno ). Vale la pena di spiegare alle lettrici come si debba sospettare uno stato di disidratazione. La diuresi si presenta ridotta, le urine sono scure, la sete si fa intensa, le labbra sono secche, il battito cardiaco diventa accelerato, c'è quasi sempre irrequietezza ed agitazione. La motilità dell'intestino viene inibita con preparati come la "loperamide" che viene generalmente riservata a soggetti adulti, per il resto in buone condizioni generali, con il risultato di abbreviare quasi sempre la durata della diarrea. La terapia chemio-antibiotica è naturalmente empirica e si avvale di fluorochinolonici, cotrimoxazolo, doxiciclina e rifaximina.

Quest'ultima ha il vantaggio di non essere praticamente assorbita e quindi di non dare effetti sistemici indesiderati. Inoltre, da recenti studi, è risultata essere un antibiotico sicuro, che può essere usato con successo anche nella prevenzione, vale a dire cominciandolo ad assumere già prima di arrivare nella zona a rischio di malattia.

Sono tutti farmaci facilmente reperibili, in genere ben tollerati, poco costosi ed efficaci. Prima di partire sarebbe forse il caso metterne in valigia qualche confezione.

Per concludere questo breve schema terapeutico, che al turista auguriamo di non dover mai applicare, vorremmo aggiungere una nota ottimistica, assicurando chi legge che l'evoluzione della forma in questione è generalmente favorevole e che la maggior parte dei casi, anche non trattati, guariscono solitamente in pochi giorni. Quanto basta, però, a rovinare una tanto sospirata vacanza.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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