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Occhio al colesterolo! Care lettrici, riparliamo di colesterolo. O meglio, discorriamo un po' di quali criteri è consigliabile seguire, dietetici ed igienici, per mantenerlo basso, se già lo è, o per ridurlo a livelli di sicurezza qualora invece non lo fosse.

Questa nota, nella sostanza, vorrebbe essere una specie di guida per insegnare, al pubblico che ci segue, come controllare questo importante fattore di rischio che così spesso insidia l'integrità del nostro apparato cardiovascolare. In effetti il "colesterolo alto" può considerarsi un nemico silenzioso che penetra di nascosto nella nostra vita, senza peraltro dare segno alcuno, spesso in cattiva compagnia con altri "determinanti" di rischio vascolare, quali la familiarità, l'età, il vizio del fumo, l'ipertensione arteriosa, l'obesità e il diabete.

Ed è certamente superfluo sottolineare che, in quest'ultima evenienza, aumenta il pericolo di essere colpiti da alcune particolari forme morbose quali l'angina di petto, l'infarto, l'ictus ed altre malattie circolatorie. Ma vediamo di capire, anche solo approssimativamente, cosa sia questo "famoso" colesterolo. Diremo che è una particolare molecola, provvista di una funzione alcolica, che ha il compito di intervenire in qualche modo nel trasporto dei grassi nel nostro torrente circolatorio, per farli arrivare infine a tutti i distretti dell'organismo, dove possano essere "bruciati" a scopo energetico o accumulati nei vari depositi del nostro corpo.

La fabbrica in cui viene prodotta la maggior parte del colesterolo è costituita dal fegato, che confeziona e mette in circolazione la sostanza dentro particolari contenitori proteici, detti appunto lipoproteine, mentre una porzione minore di esso deriva dalla assunzione alimentare di vari cibi che ne sono particolarmente ricchi (uova, burro, grassi animali ). Avrete sicuramente letto o sentito parlare di una varietà di colesterolo, detto "cattivo", perché essendo veicolato da lipoproteine a bassa densità ( LDL), è in grado di danneggiare i vasi arteriosi fissandosi alle loro pareti e prendendo parte alla formazione delle strie lipidiche ( e poi delle placche fibrose ), mentre il colesterolo "buono", contenuto nelle lipoproteine ad alta densità ( HDL ), agisce in senso opposto "catturando" le molecole di LDL , attaccate alle pareti arteriose, e ripulendo quindi i vasi dalle stesse, che provvede poi a riportare al laboratorio epatico. Ebbene quando parliamo dei rischi correlati ad un tasso ematico di colesterolo troppo alto, intendiamo riferirci in particolare alle lipoproteine a bassa densità ( cioè alle LDL, o colesterolo "cattivo"), il cui aumento è in grado di favorire i danni vascolari che abbiamo detto. Ma questo incremento deve essere scoperto il più precocemente possibile, se vogliamo impostare, per tempo, un trattamento alimentare ed igienico che possa ridurre il rischio correlato alla dislipidemia ( alterazione del contenuto di grassi nel sangue ).

In altri termini è necessario muovere il primo passo, se vogliamo fare prevenzione, con un esame del sangue che permetta di valutare il tasso di colesterolo totale e quello delle frazioni che abbiamo indicato. In genere qualunque laboratorio di analisi è in grado di darci quei tre "numeri" che corrispondono ai valori del colesterolo totale, delle LDL e delle HDL, espressi in mg per decilitro. Sul piano pratico possiamo dire che il primo dato del referto ( colesterolo totale ) deve considerarsi normale se risulta inferiore al valore di 200, ai limiti superiori della norma da 200 a 239 e "a rischio" quando è superiore a 240. Il colesterolo "buono" (HDL) non deve essere inferiore a 35 ( rappresentando anche questa eventualità un importante fattore di rischio), mentre un suo incremento deve essere sempre essere valutato positivamente, per i motivi che abbiamo detto più sopra. Quello "cattivo" (LDL), invece, è bene sia basso, cioè inferiore a 130, mentre deve essere considerato "ai limiti" se compreso tra 130 e 159.

E' invece nettamente "a rischio" quando è superiore a 160. Se i valori risultano tutti normali, il soggetto può continuare ovviamento il suo comportamento abituale ed eventualmente tenere presenti i criteri che elencheremo più avanti, allo scopo di mantenere i valori nel range di normalità. Nel caso invece che il colesterolo totale e le sue frazioni si presentino con valori (confermati ) ai limiti della norma o nettamente "a rischio", è necessario concordare con il Curante un programma che, generalmente, prima di ricorrere ai farmaci, prevede sempre una modifica del comportamento alimentare, la pratica di una regolare attività fisica e l'eliminazione (quando possibile) di altri fattori di rischio eventualmente presenti. Un secondo passo molto importante, dopo quello del controllo di laboratorio, è pertanto rappresentato dal cambiamento del tipo di alimentazione, quasi sempre errata e rischiosa, seguita sino a quel momento.

Non possiamo dare, in questa sede, indicazioni approfondite e particolareggiate su come cambiare la dieta, ma possiamo fornire alle nostre lettrici alcune linee-guida che possono sempre costituire un utile orientamento su come deve essere modificato il comportamento alimentare in questi casi. Innanzi tutto voglio ricordarvi che il primo comandamento è quello di ridurre, complessivamente, la quantità di grassi introdotta con i cibi, con lo scopo di abbassare il colesterolo ed anche di perdere peso, obiettivo spesso necessario nella gran parte dei casi. Sappiate che i grassi devono contribuire alla copertura del fabbisogno calorico giornaliero per meno del 30%, onde evitare che il fegato, come sappiamo, risponda fabbricando più colesterolo. Inoltre mangiare meno grassi significa anche mangiare meno colesterolo, che va ad aggiungersi a quello di produzione endogena, mentre mangiare più fibre solubili ( avena, fagioli e frutta ) serve ad abbassare in parte il colesterolo introdotto con i cibi, come del resto fanno anche gli amidi ( cereali integrali, legumi e tuberi ). Oltre che mangiare meno grassi in generale, è importante che i grassi da introdurre nella dieta ( nella quantità stabilita ) siano rappresentati da grassi monoinsaturi ( olio di oliva ) e da grassi polinsaturi ( olio di semi, di vinacciolo e di mais ), che però - a differenza dell'olio di oliva - riducono anche il "colesterolo buono", mentre vanno assolutamente evitati i grassi saturi, specie quelli di origine animale, come il burro, il lardo ed i formaggi grassi.

Oltre a queste indicazioni generali sarebbe necessario fornire, a chi ci legge, qualche utile informazione sulla scelta dei cibi e sui modi suggeriti per fare una spesa attenta ed intelligente, accorgimenti sempre necessari per una cucina sana che permetta di gustare cibi saporiti e, nello stesso tempo, di abbassare il colesterolo e di perdere i chili superflui. Ma di questi problemi, della attività fisica e degli altri fattori di rischio "modificabili" tratteremo in altra occasione, volendo ora concludere ricordando che se il valore del colesterolo non si normalizza dopo alcuni mesi di dieta e di cambiamento dello stile di vita, oppure se i valori di colesterolo sono molto alti ( forme familiari ) o se sono presenti altri fattori di rischio, oltre alla dislipidemia, necessariamente il Medico dovrà prescrivere anche dei farmaci per ridurre in modo appropriato i valori della colesterolemia. Non va dimenticato, comunque che, anche in tale evenienza, i consigli proposti alle nostre lettrici sulla dieta e l'attività fisica, vanno sempre messi in pratica perché è ampiamente dimostrato che servono a favorire, non poco, l'azione dei medicamenti.

Prof. Giovanni Cristianini


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