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Ma ora in alcuni congressi medici, mi dovete credere, alcuni studiosi americani hanno sostenuto, sulla base di ricerche scientifiche, che per evitare alcune malattie del cuore e dei vasi (non escluso il tanto temuto infarto) andrebbe bene anche la cioccolata, che agirebbe grazie ad alcuni suoi componenti, come la tebromina contenuta nel cacao e grazie anche alla "feniletilamina" che interverrebbe in senso specifico contro la depressione nervosa. Non sappiamo se per tali motivi scientifici o se, invece, per la soddisfazione che il suo consumo fornisce al palato, la quantità di cioccolata che viene "divorata" ogni anno in Italia è salita ai 3-4 kg "pro capite", una bazzecola in confronto al consumo che se ne fa nei paesi del Nord-Europa, dove si toccano i 9-10 kilogrammi. Ma vediamo se la cioccolata possa veramente considerarsi un valido aiuto, in tali casi, e soprattutto quando si ha un umore triste e depresso. Gli studiosi a cui abbiamo fatto riferimento all'inizio, sostengono che tale effetto è sicuramente effettivo e sarebbe dovuto soprattutto al fatto che indurrebbe la produzione di "endorfine", sostanze morfino-simili che agiscono contro il dolore e stimolando una sensazione di euforia. Inoltre, come abbiamo detto, il cacao contiene la "feniletilamina" che somiglia all'acido lisergico ( LSD, per capirci ) ed anche altre sostanze chimiche, che non nominiamo, ma che sarebbero in grado di dare sensazione di benessere e di euforia. Le preoccupazioni espresse da alcuni ricercatori circa una possibile
dipendenza nell'assunzione della cioccolata, sarebbe stata superata
da studi che avrebbero dimostrato che la quantità delle sostanze
incriminate (cannabinoidi) sarebbe oltremodo bassa e quindi non in grado
di provocare effetti di qualche rilievo. In conclusione, quindi, verrebbe da pensare che mangiare un paio di stecche di cioccolata o buttarsi a capofitto nel vaso della nutella non sia il modo migliore per migliorare il proprio umore quando si soffra di distimia , anche lieve, e ci si voglia sentire meno tristi con sè stessi e con gli altri. Prof. Giovanni Cristianini
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