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L'intolleranza al glutine

Quella che in medicina viene chiamata "celiachia" o malattia celiaca, non deve considerarsi come una patologia esclusiva del bambino, come capita spesso di sentir dire, ma è spesso appannaggio anche dell'adulto e, addirittura, dell'età avanzata. E va aggiunto che la diagnosi nel soggetto maturo è piuttosto difficile per il semplice motivo che sono, in tale età, piuttosto frequenti i casi con quadri subclinici ed anche atipici. Una diagnosi precisa di celiachia nell'adulto, comunque, deve essere posta sempre tempestivamente, come nel bambino, se si vuole intraprendere il corretto trattamento che consiste nella eliminazione dalla dieta di tutti gli alimenti contenenti glutine.

In sostanza si tratta, quindi, di una "enteropatia indotta da glutine" per cui la malattia celiaca del bambino e quella dell'adulto ( detta anche sprue celiaca o non tropicale dell'adulto ) sono molto probabilmente la stessa malattia con patogenesi identica. Quindi possiamo dire che non solamente nell'infanzia può manifestarsi una insufficienza digestiva cronica dovuta ad intolleranza verso la gliadina, la quale non è altro che una proteina contenuta nei grani di frumento ( e di segale ) che, insieme alle gluteline, costituisce, appunto, il glutine.Ora succede che tale proteina si comporta talora da "allergene" e provoca le alterazioni immunopatologiche che sono tipiche della malattia celiaca.

Per quanto riguarda le manifestazioni cliniche possiamo affermare che la maggior parte dei pazienti presenta di solito una tipica sindrome da malassorbimento caratterizzata da gonfiore addomunale, diarrea ( con steatorrea ) e calo ponderale.Talvolta la malattia può presentarsi con anomalie isolate che difficilmente permettono, all'inizio, di sospettare una celiachia, come ad esempio una anemia sideropenica ( da carenza di ferro ), o, anche, una diffusa demineralizzazione ossea.
Per quanto riguarda la diagnosi ( a parte alcuni test anticorpali - antigliadina ed antiendomisio - non sempre specifici ) per porre una diagnosi definitiva di malattia celiaca sono necesssari tre criteri fondamentali: la dimostrazione di una sindrome da malassorbimento, un reperto patologico nell' esame istologico della mucosa digiunale e, infine, la normalizzazione della clinica , dei dati biochimici e di quelli bioptici dopo l'adozione di una dieta priva di glutine.

E' evidente pertanto che la terapia deve basarsi essenzialmente su una dieta priva di glutine in cui i cereali incriminati siano sostituiti con amido di riso, fecola di patate e di mais, oltre che con alcuni prodotti del commercio che non contengono glutine e sono costituiti da biscotti, pasta e farine, privati appunto di tale sostanza. Si tratta di una dieta abbastanza impegnativa che va somministrata in caso di effettiva necessità, solo quando, ad esempio, si è praticato l'accertamento bioptico e nel caso dei fratelli di soggetti affetti da tale morbo ( nei primi 9 mesi di vita ). Non andrebbe, comunque, impiegata per una diagnosi " ex juvantibus", dato che l'intervallo intercorrente tra l'inizio della dieta ed i primi risultati può durare, talvolta, persino parecchi mesi, anche se in certi casi l' allontanamento del glutine comincia a dare qualche risultato anche dopo pochi giorni, senza mai ottenere, peraltro, una remissione completa, per la quale occorrono di solito periodi più lunghi.Non va dimenticato, inoltre, che la dieta priva di glutine deve essere sempre ipercalorica, iperproteica, ipolipidica, ricca di vitamine e, il più delle volte, deve essere mantenuta per molti anni ed anche per tutta la vita.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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