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Mangiamo troppo, mangiamo male

Questo sottotitolo si legge in un dossier pubblicato, l'anno scorso, dall'Istituto Nazionale della Nutrizione allo scopo di esaminare a grandi linee i principali problemi alimentari degli italiani, correlati oggi, nella grande maggioranza dei casi, all'uso improprio del cibo piuttosto che ad una carenza dello stesso.

Vogliamo dire, in sostanza, che le grandi trasformazioni sociali ed economiche, createsi in Italia negli ultimi decenni, hanno messo alla portata di tutti i più svariati prodotti alimentari, anche se non si sono ancora diffuse in eguale maniera le conoscenze circa l'uso corretto ed appropriato dei vari nutrienti. Nella nostra società infatti il cibo è facilmente disponibile per la stragrande maggioranza della popolazione, basti pensare al rito liturgico che si compie giornalmente nei supermercati con i fedeli che acquistano, spesso, le cose più marginali e superflue da un punto di vista nutrizionale.

Non ci sono più difficoltà a procurarsi il nutrimento, come avveniva ai tempi dell'ultimo conflitto e nell'immediato dopoguerra, ma c'è all'opposto la vocazione, per rimanere nella metafora, ad alimentarsi troppo (stiamo diventando i più grassi di Europa) e per di più ad alimentarsi in modo scorretto anche dal punto di vista "qualitativo", a mangiare male, appunto.

Quando si parla di malnutrizione non si deve pensare soltanto alla sottonutrizione o alla ipernutrizione (vedi quanto abbiamo scritto su Margherita a proposito della obesità giovanile) ma anche alla possibilità, molto frequente oggi nel nostro paese, che si vengano a creare degli squilibri nutrizionali importanti (e spesso ignorati) che possono portare a stati di malnutrizione anche in presenza di un normale apporto di calorie totali.

E su questo aspetto specifico vorremmo brevemente soffermarci, ponendo particolare attenzione al comportamento alimentare dei nostri giovani ed in particolare degli adolescenti che costituiscono una classe di età a rischio anche dal punto di vista nutrizionale. In questi giorni riaprono le scuole e la popolazione studentesca dovrebbe essere in qualche modo informata ( anche tramite le famiglie ) sulla influenza negativa che gli squilibri alimentari possono esercitare sia sulla " performance" fisica che su quella intellettiva di chi è impegnato nello studio.

Non dobbiamo dimenticare che gli scolari e gli studenti in genere tendono oggi ad alimentarsi in maniera alquanto squilibrata dal punto di vista nutrizionale, adottando comportamenti alimentari che si basano su diete ricche di grassi e di zuccheri, ma povere di principi vitaminici, di sali minerali, di oligoelementi e di proteine cosiddette nobili. Qualcuno ha scritto che gli adolescenti avrebbero un rapporto quasi nevrotico con il cibo ( talvolta di vera ostilità ) perché attraverso le scelte alimentari vorrebbero distinguersi dall'adulto, genitori naturalmente compresi.

Noi non ci sentiamo di sottoscrivere questa interpretazione e ci limitiamo a prendere atto dalla letteratura che alcuni disturbi da carenza alimentare sono ancora diffusi tra gli studenti, quelli in particolare che sono correlati all'assenza nella dieta di alcuni micronutrienti, con ripercussioni accertate, come abbiamo già detto, sullo sviluppo psicointellettuale del giovane. A questo punto le lettrici più giovani, interessate direttamente a tale problema, e quelle che vi sono coinvolte come madri di famiglia, giustamente preoccupate per la salute dei figli, si chiederanno cosa sia indicato fare per salvaguardare i ragazzi da tali rischi. La prima risposta che ho il dovere di dare a chi mi legge è rappresentata da una constatazione che, come medico, ho avuto modo di fare in svariate occasioni e che ora vorrei proporre a chi vuole saperne di più sull'argomento.

Devo anzitutto premettere che non è facile modificare atteggiamenti consolidati e comportamenti alimentari che spesso sono suggeriti dall'imitazione dei coetanei o, peggio, direttamente dalla pubblicità commerciale dei media, che spesso è rivolta specificatamente al giovane per vendere più facilmente questo o quel prodotto alimentare. Ma noi vogliamo provarci e, a questo scopo, vorremmo consigliare di cominciare per gradi iniziando ad esempio con il modificare la prima colazione che rappresenta, a giudizio dei nutrizionisti, il primo obiettivo da raggiungere per migliorare l'equilibrio nutrizionale dei giovani studenti, con le già menzionate conseguenze positive sulla qualità della vita e sulle funzioni cognitive superiori.

Naturalmente in questo campo bisogna fare i conti con lo stile di vita dei paesi industrializzati e mettere naturalmente a confronto (per apporto calorico e completezza di micronutrienti) il nostro caffellatte (assunto piuttosto in fretta, sia a casa che al bar) con il breakfast dei paesi anglosassoni che, dopo approfonditi studi, in certi paesi viene ora servito addirittura in classe a tutta la scolaresca, prima dell'inizio delle lezioni, con notevole miglioramento negli alunni delle prestazioni intellettuali, della memoria, dell'attenzione e dei test psicometrici. Un tale raffronto torna a nostro sfavore perché il caffellatte (anche se talora integrato da una merendina preconfezionata) lascia l'organismo del giovane studente in condizioni di semidigiuno, condizione che incide notoriamente sulle attività nervose superiori; inoltre la nostra prima colazione (per così dire) è quasi del tutto priva di micronutrienti che notoriamente sono contenuti soprattutto negli alimenti di origine vegetale e, infine, in certi casi è troppo ricca di zuccheri semplici e di grassi saturi (marmellata, burro) che possono correlarsi a importanti malattie metaboliche (obesità, diabete, aterosclerosi).

Sul piano pratico, quindi, dovremmo promuovere interventi di tipo educazionale che siano diretti a tutti, ma soprattutto ai giovani impegnati nello studio, affinchè comprendano l'importanza di una vera e completa colazione del mattino, che sia tale da fornire un'importante quota dell'energia giornaliera necessaria (almeno il 25%) anche sotto forma di carboidrati a lento assorbimento (cereali integrali) e sia in grado di garantire l'apporto di micronutrienti (minerali e vitamine) attraverso l'assunzione sistematica di alimenti vegetali, anche se spesso non molto graditi ai nostri giovani.

CONCLUSIONI
In conclusione vorremmo fare una raccomandazione a madri e figli a proposito di un provvedimento che potrebbe sembrare, a prima vista e sotto certi aspetti, giustificabile: evitate l'assunzione arbitraria dei cosiddetti integratori alimentari senza il permesso del Medico, per non andare incontro alle possibili ipervitaminosi ed alla malnutrizione in eccesso da microminerali.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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