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La bulimia nervosa

Si tende oggi ad attribuire a tutti i vari Disturbi del Comportamento Alimentare un "nocciolo" psicopatologico comune che ha permesso di distinguere due sindromi cliniche conclamate (Anoressia Nervosa e Bulimia), a cui devono aggiungersi peraltro le cosiddette forme atipiche, subcliniche o parziali, assai più frequenti nella popolazione generale e caratterizzate da una sintomatologia più sfumata.

Non ci occuperemo di queste ultime, anche se sono le più diffuse, e nemmeno della Anoressia Nervosa, di cui abbiamo già trattato, riservando invece lo spazio concessoci ad una breve dissertazione sulla Bulimia.

Il termine "bulimia" deriva dal greco e significa letteralmente "fame da bue" anche se il più delle volte l'ingestione episodìca di grandi quantità di cibo avviene in modo compulsivo (obbligato), senza una vera e propria sensazione di fame, ma con la errata persuasione, invece, di non potere interrompere volontariamente l'impulso parossistico ad ingoiare la quantità più disparata di vivande.

COSA È LA BULIMIA NERVOSA?
La Bulimia Nervosa è, come accennavamo, un disturbo del comportamento alimentare che colpisce prevalentemente ragazze e giovani donne (coinvolte nove volte di più rispetto ai maschi) ed oggi viene considerata dagli studiosi una entità morbosa indipendente, distaccata dalla Anoressia, della quale per molto tempo era stata considerata una semplice variante clinica. A dire il vero bisogna riconoscere l'esistenza di molte somiglianze tra le due sindromi che hanno in comune molti aspetti clinici comprendenti la ricorrenza episodica di "abbuffate"(crisi bulimiche) e di comportamenti di tipo compensatorio (vomito provocato, abuso di lassativi e di diuretici, esercizi fisici prolungati), indotti dal concomitante (e paradossale) timore ossessivo di acquistare peso.

Le donne bulimiche, comunque, non arrivano mai allo stato di cachessia che si riscontra così spesso nelle anorettiche e, nonostante l'adozione saltuaria di qualche restrizione nell'apporto calorico, la maggior parte di esse mantiene un peso praticamente normale.

LA DIAGNOSI
Ma quali sono i criteri fondamentali perché possa essere avanzata la diagnosi di Bulimia Nervosa? La prima norma diagnostica richiesta è rappresentata dalla ricorrenza di crisi bulimiche (scorpacciate o "abbuffate", per usare un termine popolare) che in un certo periodo di tempo, relativamente breve, portano all'ingestione di una quantità di cibo di molto superiore a quella che verrebbe assunta da individui sani nelle stesse condizioni.

A questo primo criterio è sempre associata, come abbiamo detto, la sensazione, nella donna bulimica, di perdere il controllo sulla quantità di cibo ingerita in eccesso, anche in assenza di un vero senso di fame, con conseguenti sensi di colpa e di ripugnanza insorgenti dopo la crisi. I vari cibi (spesso altamente calorici) vengono "trangugiati" rapidamente senza essere assaporati sino ad arrivare a superare l'ingestione di 9 - 10.000 calorie (o anche molto di più) in una singola "abbuffata".

La frequenza di questi episodi compulsivi di alimentazione incontrollata è molto variabile, arrivando nella fase attiva della sindrome ad essere quotidiana o a verificarsi anche più volte al giorno. La durata di ogni crisi è mediamente di qualche ora e, in genere, vengono rapidamente assunti alimenti altamenti calorici (carboidrati in genere, gelato, dolci, bevande gassate, alcol, noccioline…).

Le donne bulimiche hanno cicli mestruali regolari contrariamente a quanto succede nelle anoressiche, la gravidanza non è rara e, particolare curioso, sembra che anche l'attività sessuale sia più intensa. L'esame obiettivo in genere non rivela alcunchè di particolare, mentre gli esami di laboratorio spesso dimostrano una ipokaliemia (potassio basso nel sangue) con alcalosi metabolica secondaria al vomito provocato ed all'abuso di lassativi.

Le complicanze della bulimia sono poco frequenti e registrano talvolta la polmonite da aspirazione, la rottura gastrica ed esofagea, alcune aritmie cardiache e qualche rara pancreatite. Sempre in campo diagnostico ricordiamo che dopo la crisi le pazienti mettono generalmente in atto i comportamenti di tipo compensatorio, di cui abbiamo già parlato più volte, comprendenti vomito, lassativi, diuretici, ecc….. (altra importante norma diagnostica) e cercano di adottare regimi dietetici ipocalorici, che sono generalmente di breve durata e predispongono pertanto alla crisi bulimica successiva.

A questo proposito possiamo ricordare che la bulimia si presenta in due sottotipi, a seconda che siano comprese nella sindrome le classiche condotte di eliminazione o che queste siano sostituite da altri comportamenti compensatori, come il digiuno e l'esercizio fisico prolungato (anch'esso già menzionato). Un ultimo criterio diagnostico deve essere considerata la frequenza delle crisi e dei comportamenti compensatori successivi, che è stabilito debbano verificarsi almeno due volte per settimana (ma abbiamo visto che possono essere molto più numerosi) e per un periodo non inferiore ai 3 mesi, affinchè vengano rispettate le norme prescritte dalla "American Psychiatric Association".

Il quadro sintomatologico non comprende, come sappiamo, la grave inanizione della Anoressia (fino alla morte per cachessia), ma soltanto alcune sporadiche complicazioni mediche che possono derivare, abbiamo visto, dagli squilibri elettrolitici correlati al vomito ripetuto, all'abuso di diuretici ed alla diarrea cronica da lassativi.

Per quanto riguarda il decorso possiamo affermare che circa la metà dei casi va incontro alla guarigione, il 20 - 30% assume un andamento cronico - intermittente, il 5% evolve in Anoressia Nervosa ed il resto dei casi presenta una prognosi ancora sconosciuta.

LA TERAPIA
I farmaci usati sino ad oggi nei pazienti affetti da Disturbi del Comportamento Alimentare sono gli antidepressivi triciclici, gli inibitori delle monoaminossidasi, la fluoxetina e gli antagonisti degli oppiacei. Buoni risultati sono attesi anche dalla psicoterapia e dalla terapia cognitivo - comportamentale, purchè condotte sempre da uno specialista psichiatra.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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