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Bambine dentro - 2

(vai alla prima parte)

Continuando a trattare di quella che abbiamo chiamato la "sindrome di Peter Pan" si impone forse, a questo punto, un'altra considerazione, tra quelle (due o tre) che abbiamo annunciato all'inizio della nota precedente. Si tratta di una semplice distinzione che dobbiamo assolutamente fare. La donna che si interessa così avidamente di novità, quale l'abbiamo descritta, potrebbe anche essere giudicata semplicemente, da qualcuno, come una persona molto curiosa ed un po' eccentrica, come tante ce ne sono, desiderosa cioè di conoscere e di sapere, per istruzione ed amore della verità, ma questa interpretazione non sembra adattarsi al nostro caso dove non si ha a che fare mai con una curiosità positiva, quale è quella del giovane di fronte al mondo che deve ancora scoprire, nè con la curiosità di chi è impegnato nel campo di un lavoro creativo o in quello della ricerca, né con quella, infine, di chi è occupato con grande interesse e partecipazione alla risoluzione di un qualsivoglia problema.

E' piuttosto una falsa curiosità, propria di un'indole leggera e manierata, che viene esternata artificiosamente per ogni cosa nuova, stravagante e che conduce ad una sorta di pseudo-attivismo, spesso di segno reattivo.

E' l'atteggiamento di chi non riesce a tollerare la routine della vita e cerca in tutti i modi di sottrarvisi sognando, giocando a programmare ed anche attuando progetti sempre nuovi ed inediti, dai viaggi in località famose agli acquisti compulsivi ed inutili, dalla ricerca di sempre nuove conoscenze alla frequentazione di ambienti mondani, dalla passione per i rigattieri e gli oggetti antichi a quella per la cucina esotica. E si potrebbe continuare a lungo, come è facile immaginare. Facciamo solo un banale esempio, a questo proposito, ricordando che tali persone, quando rientrano nella loro sede da un viaggio di piacere o da un soggiorno in qualche località turistica, non sono ancora ritornate a casa che già sentono il bisogno di progettare una futura escursione e di programmare la successiva "nuova" occasione di diporto.

In altri termini quello che conta per questi soggetti è il bisogno d'inseguire il cambiamento ad ogni costo e di praticare la moda del momento in ogni campo, mentre la routine della vita quotidiana, la monotonia dei comuni impegni, il fastidio di certe incombenze e, in genere, le responsabilità della condizione adulta sono obblighi e doveri che debbono essere "rimossi" dalla coscienza e, quando non è possibile, procrastinati almeno nel tempo.Non si può del resto escludere che questa categoria di donne, pur così inclini a certe attività gratificanti, sia costituita anche da soggetti che paradossalmente avvertono in se stessi una potenziale condizione distimica incombente, dalla quale si difenderebbero nei modi che abbiamo più sopra descritto. E' questa in effetti l'ultima delle considerazioni che ci eravamo proposti di fare all'inizio del precedente corsivo.
In altre parole quando il loro comportamento assume motivazioni meno inconsapevoli e la loro "paura di crescere" equivale nella realtà adulta ad una evidente "paura d'invecchiare", allora potremmo anche sospettare che l'atteggiamento iperattivo che le muove alla ricerca di "cambiamenti continui, esperienze e stimoli sempre nuovi" rappresenti in qualche modo una specie di identificazione con un "giovanilismo" di superficie che, pur offrendo loro un certo rifugio, le mantiene tuttavia in una condizione di "eterne dilettanti" della vita. Si tratta di individui, l'abbiamo sottolineato più volte, che hanno paura di crescere in tutti i sensi, ed ovviamente, anche e soprattutto, dal punto di vista somatico, "accrescimento" questo che rimane l'aspetto più evidente del processo di insenilimento, e dal quale ogni donna cerca, del resto, di difendersi in tutti i modi.

Ma non dimentichiamo che c'è anche una corsa all'emulazione per combattere l'anagrafe, non solo sul piano delle rughe e dei chili di troppo, ma anche su quello che riguarda il comportamento e la qualità degli interessi che permettono, se adeguati e moderni, di soggiornare più a lungo sul pianeta giovanile. Noi abbiamo l'impressione che l'emissione di comportamenti "imitativi" nei riguardi dei giovani, da parte di tali persone, abbia uno scopo protettivo nei riguardi dell'invecchiamento in quanto vuole significare "io sono come te". Non possiamo non ricordare che le riviste femminili della carta stampata dedicano, proprio in questi giorni, ampio spazio a quello che chiamano la riscossa degli adulti - bambini e cercano di interpretare un fenomeno in atto, nella società odierna, per il quale i confini tra infanzia ed età adulta sarebbero sempre più labili in molti campi. In Francia avrebbero addirittura creato un termine nuovo (kidulte) per indicare l'adulto che sceglie di avvicinarsi all'universo infantile, attraverso la dimensione del gioco e grazie alla purezza ed all'incanto di certe espressioni artistiche correlate al mondo dell'infanzia.

Ed è appunto a questo "giovanilismo", più o meno consapevole, interessante soprattutto gli atteggiamenti e lo stile di vita di molte donne, che abbiamo inteso riferirci per tentare un approccio diagnostico a quelli che sono spesso i casi più emblematici di questa sindrome. Sono donne che in genere, come abbiamo visto, si occupano di moltissime cose, senza volerne approfondire nessuna, come solitamente tendono a fare gli adolescenti, nei quali peraltro il fenomeno è fisiologico e transitorio.

I motivi per cui non desiderano di solito penetrare a fondo i problemi, che la vita purtroppo non lesina a nessuno, vanno ricercati nel fatto che temono, così facendo, di incappare in grattacapi ulteriori e più gravi, cosa che ovviamente non desiderano ed anzi cercano sempre di evitare in tutti i modi. Dal punto di vista medico si deve osservare, il più delle volte, che queste persone vivono in un perenne atteggiamento di difesa, peraltro spesso inconscio, progettando sempre cose nuove, come abbiamo già osservato, e cercando continuamente da parte degli altri nuovi riconoscimenti e consensi. Ripetiamo che, a nostro avviso, questo tipo di condotta potrebbe essere inteso come un vero e proprio meccanismo di difesa nei confronti di una sottostante ( e per certi versi paradossale ) situazione depressiva che, in certi casi, sembrerebbe essere alla base delle loro scelte comportamentali.

In chiusura dobbiamo riconoscere di avere soltanto "balbettato" qualche modesta considerazione su un problema oltremodo complesso e di largo respiro, e che, per di più, ci appartiene solo marginalmente dal punto di vista professionale, ma riteniamo che ci dovrebbe essere concesso, almeno, d'avere messo in risalto che gli eventi della psiche sono certamente complicati ed oscuri, quando li vogliamo analizzare, mentre se li osserviamo nella vita di qualcuno, o noi stessi li viviamo, sono spesso semplici e trasparenti.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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