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Antrace (o carbonchio)

In questi ultimi giorni abbiamo sentito nominare così spesso questa malattia dai media, a proposito di una eventuale guerra batteriologica, che abbiamo deciso di stendere una breve nota su tale argomento allo scopo di chiarire alcuni punti e di correggere molte imprecisioni.

Innanzitutto dobbiamo dire che il termine più appropriato è quello di "carbonchio" anche se quello di "antrace" che pure viene usato non deve considerarsi errato.Più esattamente l'antrace sarebbe l'escara ( o crosta ) nerastra che conseguirebbe alla formazione della pustola "maligna" del carbonchio cutaneo, ma viene usato anche per indicare la malattia in generale.

Ma allora cosa si intende per carbonchio? Con questo termine si indica un'infezione batterica acuta causata dal Bacillus anthracis che colpisce prevalentemente gli animali erbivori domestici ( pecore, cavalli, bovini, capre ) ed alcuni erbivori selvatici, oltre naturalmente l'uomo.

L'infezione dell'uomo avviene quando le spore ( stadio quiescente del bacillo ) vengono introdotte nel suo organismo, in seguito al contatto con animali o con i loro prodotti, attraverso punture d'insetti, inalazione o ingestione.
Nell'uomo la forma clinica più comune ( 95% dei casi ) è la forma cutanea ( eritema, papula, pustola, escara ), a cui segue, come frequenza ( 4-5% ), la forma da inalazione ( polmonare ), che si riscontra soprattutto nei cardatori di lana e nei lavoratori di pelli animali che inalano così le spore del bacillo, capace di dare un'infezione sistemica rapidamente progressiva e con mortalità piuttosto alta. Il carbonchio gastrointestinale è alquanto raro, ma anch'esso ha un notevole tasso di mortalità. La meningite si presenta in una piccola percentuale di casi, ma è una complicanza frequente delle forme setticemiche.

Per quanto riguarda la prognosi, il tasso di mortalità è del 15%, circa, nelle forme cutanee non curate, mentre è molto più basso nei casi trattati in maniera appropriata. La mortalità è più alta nelle forme polmonari ed in quelle intestinali, come abbiamo detto.

La profilassi contro il carbonchio richiede innanzitutto di evitare i contatti con animali infetti ( specie bovini ) o con materiale di quella provenienza, oltre alla sterilizzazione di pelli, lane, ecc…ed alla vaccinazione degli animali. La vaccinazione umana ( vaccini uccisi e vaccini vivi attenuati ) è raccomandata oggi solo per le persone il cui lavoro comporta un frequente contatto con pelli importate e per gli addetti ai laboratori che studiano questo agente patogeno.

Resta da dire, però, che sono necessari ( e possibili ) vaccini migliori contro il carbonchio da potere utilizzare negli uomini, dato che quelli attuali agiscono tardivamente, danno una protezione incompleta e causano spesso effetti collaterali. Non dimentichiamo che oltre al carbonchio agricolo ed industriale, è teoricamente possibile l'uso del Bacillus anthracis come agente di guerra biologica e pertanto tutte le nazioni che sono all'avanguardia nel progresso scientifico, dovrebbero impegnarsi anche nello studio e nella produzione di vaccini più efficaci contro questa malattia.
La terapia nelle forme cutanee si basa sulla somministrazione di penicillina G per via parenterale e su altri antibiotici come l'eritromicina, la tetraciclina ed il cloramfenicolo.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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