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La nevrosi d'ansia Il termine nevrosi d'ansia venne introdotto nella letteratura da Freud, più di cento anni fa, e noi lo preferiamo ancora oggi a locuzioni diverse che vennero adottate in seguito, quali disturbi d'ansia, sindrome d'allarme ed altre espressioni meno usate.

Ma prima di addentrarci, con la necessaria concisione, nella descrizione clinica di tale diffusissima malattia, vorremmo ricordare che la parola ansia è voce di uso quotidiano, nei discorsi della gente comune, e viene usata per indicare una vasta gamma di stati emotivi, considerati ancora fisiologici.

Anzi un lieve stato d'ansia deve essere considerato normale e addirittura utile in certe situazioni esistenziali, come si può osservare, ad esempio, negli studenti in procinto di sostenere un esame.

NORMALE O PATOLOGICA?
Ma allora come si fa a distingure l' ansia normale da quella che deve essere definita come ansia patologica?

Non è sempre facile tracciare un limite netto e, a volte, è addirittura impossibile.

Diremo che quando l'ansia è adeguata, come intensità e durata, ad un determinato stimolo, rappresenta un normale dispositivo di allarme per l'organismo che si mette in condizioni di rispondere nel modo migliore alla situazione scatenante, sia sul piano fisico che su quello del comportamento.

Quando invece l'ansia assume caratteristiche patologiche (risposta inadeguata alla causa provocante, origine di disturbi psicosomatici e fonte di malessere) diventa una vera malattia, oppure si limita a rappresentare un semplice sintomo, perché il disturbo ansioso non sempre è in grado di costituire una sindrome psichiatrica a sè stante, come vedremo, e spesso si manifesta come uno dei molteplici sintomi che sussistono all'interno di quadri clinici più complessi e ben definiti. In numerosi casi tuttavia l'ansia costituisce, da sola, una evenienza patologica autonoma come nella cosiddetta sindrome ansiosa generalizzata, che è indipendente da situazioni accidentali e comprende un insieme di sintomi "canonici" quali irritabilità, attesa ansiosa, crisi di angoscia ed equivalenti somatici dell'ansia (tensione muscolare, tremore, sudorazione, palpitazioni, dolori epigastrici, algie precordiali).

Questa sindrome coincide con la nevrosi d'ansia descritta da Freud e realizza, da sola, un'entità morbosa a sè stante. In altri casi, abbiamo detto, l'ansia può essere presente, come sintomo, in numerose e importanti malattie psichiatriche che includono la schizofrenia, la psicosi maniaco-depressiva, la nevrosi fobica e quella ossessivo-compulsiva, l'ipocondria e la reazione ansioso- depressiva, disturbo quest'ultimo che il medico generalista ben conosce perché si trova ad affrontarlo nella pratica professionale di ogni giorno.

Abbiamo nominato, per completezza, alcune delle più rilevanti forme morbose in cui coesiste la manifestazione ansiosa, quale importante elemento del quadro clinico, ma di tali entità nosologiche complesse non possiamo evidentemente occuparci in questa circostanza. La nevrosi d'ansia generalizzata, sulla quale invece intendiamo stendere, qui di seguito, una breve nota clinica, si presenta come una malattia cronica che è tuttavia caratterizzata da crisi ricorrenti di ansia acuta (o da veri attacchi di panico), con sensazione di morte imminente, tachicardia, iperventilazione, vertigini, parestesie, algie precordiali, gravi disagi per cui tali pazienti finiscono spesso al Pronto Soccorso di qualche ospedale dove viene loro praticata una terapia tranquillante che, di solito, ha in breve tempo ragione della drammatica sintomatologia.

E' importante osservare che negli intervalli fra gli attacchi i pazienti versano ovviamente in condizioni senza dubbio migliori, ma continuano a lamentare molto spesso nervosismo, irritabilità, insicurezza, tachicardia, dispnea (o, meglio, respiro sospiroso), astenia, dolori al precordio, vertigini, cefalea, insonnia, dispepsia, disappetenza e dolori addominali (da colopatia funzionale).

E' questa la cosiddetta fase cronica che può iniziare come tale e durare a lungo prima che si verifichi un vero e proprio attacco acuto, anche se non è del tutto infrequente, in certi casi, che la malattia esordisca tout court proprio con un attacco di panico.

LE CAUSE
La nevrosi d'ansia insorge generalmente in età giovanile (dai 17 ai 35 anni), è più frequente nelle donne ed ha un'alta "familiarità". Se volessimo andare in cerca delle cause di tale nevrosi dovremmo scomodare, quindi, oltre alle alterazioni genetiche, una meiopragia o ipoattività del sistema nervoso e l'intervento di fattori psicologici e sociali che possono predisporre ai disturbi d'ansia. La diagnosi differenziale può impegnare seriamente il medico che in alcuni casi , per porre una diagnosi corretta, deve escludere un accesso stenocardico, l'embolia polmonare, le aritmie cardiache ipercinetiche, una crisi ipoglicemica e talvolta anche una sindrome da astinenza alcolica.

Più complessa è la distinzione della nevrosi d'ansia dai disturbi d'ansia presenti spesso nelle altre malattie psichiatriche, come abbiamo visto, ma " fortunatamente" ciascuna di queste condizioni morbose presenta il più delle volte altri sintomi peculiari concomitanti che rendono possibile la differenziazione. Per quanto concerne la terapia noi siamo dell'avviso che il paziente affetto da nevrosi d'ansia non necessiti, nella grande maggioranza dei casi, di un intervento psichiatrico. E nemmeno di una psicoterapia di tipo analitico, salvo casi di eccezionale complessità clinica.

I soggetti con disturbi d'ansia possono essere trattati con successo dal medico di medicina generale che riesca ad instaurare col suo paziente un rapporto fondato sulla comprensione e sull'incoraggiamento ( psicoterapia di sostegno ), il che è sufficiente, il più delle volte, ad assicurare una migliore sopportazione dei propri sintomi da parte del malato. Solo in casi particolarmente complessi e resistenti si ricorrerà ad uno psicoterapeuta qualificato, per un trattamento individuale, allo scopo di migliorare la conoscenza che il paziente può avere delle motivazioni "profonde" che stanno alla base delle sue turbe emozionali.

LA TERAPIA
Per il trattamento farmacologico della nevrosi ansiosa generalizzata sono consigliabili le benzodiazepine ad emivita breve, come il temazepam, il lorazepam e l'oxazepam, da usarsi sempre sotto controllo medico. Tali farmaci possono essere usati da soli od in associazione con gli antidepressivi nei numerosi pazienti che sono affetti, appunto, da una sindrome ansioso-depressiva.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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