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Alimentazione biologica

Riceviamo molte lettere che ci chiedono delucidazioni sui cosiddetti "alimenti biologici", definiti anche come "naturali", il consumo dei quali in Italia si è accresciuto notevolmente in questi ultimi anni.Statistiche recenti avrebbero dimostrato che circa il 60% degli italiani consuma almeno un prodotto biologico una o più volte alla settimana, e questa percentuale sembra destinata a crescere.

Qualcuno, anche tra i lettori, attribuisce questa notevole affermazione nel mercato di tali prodotti biologici al pericolo da molti temuto di ammalarsi di alcune gravi patologie ( con cui si è avuto a che fare nel passato o che ancora oggi sono particolarmente diffuse ) come la "encefalopatia spongiforme bovina", o malattia della "mucca pazza", i famosi "polli alla diossina", il "pesce al mercurio" e soprattutto la "frutta e la verdura trattati con i pesticidi ". In altre parole si teme che l'alimentazione tradizionale favorisca tali malattie, dalle quali si sarebbe invece protetti, almeno in parte, con l'alimentazione biologica.

Ma cosa si vuole significare quando si parla di "alimento biologico" o, anche, di alimenti provenienti dalla "agricoltura biologica"? Per spiegarlo con esattezza siamo andati a rileggerci quello che dice in proposito la normativa della Comunità Europea, ed abbiamo così avuto conferma che l'"agricoltura biologica"non è altro che un particolare sistema di gestione delle aziende agricole che non esclude del tutto ( come si potrebbe pensare ), ma limita al massimo l'uso di antiparassitari, diserbanti e fertilizzanti, in modo che non debba risentirne l'ambiente e in particolare la salute del consumatore.

Ma come si fa ad essere assolutamente certi che si tratti di un "alimento biologico" e non di un altro prodotto, che pur non avendo i requisiti richiesti per essere definito tale, viene ugualmente spacciato come "biologico"?
La risposta è semplice o, almeno sembra esserlo. Ogni alimento, infatti, dovrebbe avere una sua etichetta, sulla quale dovrebbe apparire che si tratta di un alimento biologico e sulla quale dovrebbe anche essere riportato sempre il marchio di qualità che ne attesti la natura e la provenienza. A questo punto la domanda di chi ci legge è facilmente intuibile.E cioè: quando non si riesce a trovare il prodotto con tutte le garanzie del caso, o semplicemente non si vuole spendere di più acquistando in certi negozi specializzati, come ci si deve comportare?

In questo campo valgono sempre le preziose raccomandazioni "della nonna" che ci ha sempre insegnato a lavare con cura, e a lungo, sotto l'acqua corrente, frutta e verdura, aggiungendo anche un pizzico di bicarbonato che aiuta la detersione degli alimenti. Si raccomanda inoltre di evitare sempre i prodotti fuori stagione ( spesso "gonfiati" con sostanze chimiche pericolose ) e di non dimenticare mai le regole semplici, e sempre valide, di una sana alimentazione. Quello che va sempre ricordato ( e lo abbiamo anche fatto su queste pagine ) parlando della"dieta mediterranea ",è che i grassi animali, ad esempio, come strutto, panna, burro, vanno sempre consumati con grande parsimonia, anche se provengono sicuramente dalla "agricoltura biologica".

Il concetto fondamentale che vorrei trasmettere ai lettori, infatti, è quello che segue e con il quale vogliamo anche concludere.Il consumo meticoloso di prodotti biologici non preserva infatti, da solo, da tutti i rischi che comporta una alimentazione ipercalorica e non equilibrata se gli interessati non seguono anche una alimentazione variata e soggetta a quelle regole, semplici e sempre valide, che caratterizzano una sana alimentazione. In altri termini una alimentazione, rigorosamente a base di alimenti biologici, ma non equilibrata dal punto di vista calorico e della sua composizione, può essere ugualmente a rischio per tutta una serie di altre malattie, che nulla hanno a che fare con quelle più sopra nominate.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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