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L'abuso di purganti Se si eccettuano alcune particolari situazioni cliniche e diagnostiche, si ammette oggi che lassativi e purganti abbiano una importanza del tutto secondaria nel trattamento della stipsi funzionale, condizione in cui si preferiscono generalmente gli interventi di tipo dietetico ed altri presidi non farmacologici. Ed ancor meno, per non dire mai, sono indicati nel trattamento della stipsi che sia correlata ad una patologia organica dell'intestino.

Ma in quali casi allora l'uso di questi medicamenti, se così possiamo chiamarli, può essere riconosciuto valido dal medico e raccomandabile al paziente? Gli usi consentiti dei lassativi sono piuttosto rari e comprendono quelle evenienze in cui è necessario ottenere un certo rammollimento del materiale fecale, come nel caso in cui si vuole evitare lo sforzo del ponzamento nei cardiopatici, negli erniosi e, generalmente, nei soggetti anziani. Un effetto purgativo può essere poi richiesto anche per arrivare ad una necessaria "pulizia" intestinale prima di un intervento chirurgico o di una indagine diagnostica ( clisma opaco, colonscopia...), ma, ovviamente, l'uso di purghe e lassativi deve essere sempre evitato nei pazienti con sintomatologia dolorosa addominale di cui si ignori la causa.

Ma allora cosa dobbiamo farne del vecchio ( e glorioso ) olio di ricino, della senna, della cascara sagrada, del rabarbaro e dell 'aloe e di tanti altri lassativi ( salini, osmotici, olii minerali...)? I medici li hanno prescritti per secoli ed i farmacisti di tutto il mondo li hanno preparati e venduti a pazienti di ogni tipo ed età. L'olio di ricino è stato la spauracchio di bambini ( e adulti ) fin dai tempi più antichi, ma il suo effetto purgativo è considerato oggi troppo drastico per ammettere l'uso di questa sostanza nel trattamento della stipsi comune e, ancor meno, in molte altre patologie che si è creduto per tanti anni, a torto, di debellare con " una buona purga". E non parliamo dei lassativi antrachinonici, il cui uso clinico cronico è stato molto limitato dalla dimostrazione, in animali da laboratorio, di una possibile associazione con certe neoplasie. Ma allora quali sono i lassativi che si salvano?

Prima di elencarli vorremmo fare una premessa, molto utile, ad uso di chi ci legge. Abbiamo già escluso da questa nostra trattazione i casi di stipsi "organica" e quindi ci intendiamo qui riferire esclusivamente alla cosiddetta stipsi funzionale. Ebbene va detto subito che, alla luce delle moderne conoscenze, la maggior parte delle situazioni che causano una stipsi funzionale può essere corretta senza ricorrere a purganti o lassativi propriamente detti. Basta ricorrere, molto spesso, all' uso di diete ricche di fibre (30 gr ), ad un' abbondante assunzione di liquidi, ad una adeguata attività fisica ed alla eventuale sostituzione o all'aggiustamento posologico di certi farmaci che possono dare stipsi come effetto collaterale.

Se i presidi non farmacologici appena menzionati non dovessereo risultare efficaci, non devono essere abbandonati, ma devono invece essere mantenuti ed integrati da quelli che sono chiamati "lassativi formanti massa", categoria in cui sono compresi la pula di alghe, i polisaccaridi naturali e semisintetici, le cellulose ricavate dai cereali che includono i semi di psillio, la metilcellulosa, alcune gomme semisintetiche ed altre sostanze che hanno lo stesso meccanismo di azione. Tutte queste sostanze agiscono facendo aumentare la massa fecale, il suo contenuto idrico, la velocità del transito delle feci nell'intestino colon e sono raccomandabili perché hanno pochi effetti collaterali indesiderati e praticamente nessun effetto sistemico.

Un' alternativa a questi catartici può essere rappresentata dal gruppo dei cosiddetti "purganti o lassativi salini ed osmotici". Tra i primi il più noto è il solfato di magnesio, che agisce per le sue proprietà osmotiche sui liquidi intestinali ed ha, pertanto, un effetto purgativo drastico, utilizzato ormai soltanto per svuotare l'intestino prima di interventi chirurgici, per indagini radiologiche, nella colonscopia e quando si vogliano eliminare parassiti intestinali già trattati con adeguata terapia. Anche il lattulosio ( un disaccaride semisintetico ) provoca un aumento dell'attività osmotica nel lume intestinale, determinando, nel periodo di pochi giorni, accumulo di acqua ed il conseguente transito di feci molli e formate.

Ricordiamo, per inciso, che il lattulosio, oltre all'azione lassativa, ha la capacità di ridurre notevolmente le concentrazioni plasmatiche di ammoniaca ed è usato, pertanto, con ottimi risultati nella encefalopatia epatica dei cirrotici.
Restano i "lassativi stimolanti" così chiamati perché stimolano la motilità intestinale ( i vecchi farmacologi preferivano definirli "irritanti" ) ed aumentano, in parte, anche l' accumulo idrico ed elettrolitico nel lume del colon. Questa categoria include fenolftaleina, olio di ricino, antrachinoni (senna, cascara…) ed acidi biliari. Eccettuati questi ultimi, generalmente, si raccomanda di evitare l'uso prolungato di tali farmaci per i frequenti effetti indesiderati che possono provocare e che comprendono, nel caso della fenolftaleina, reazioni allergiche, sindromi lupoidi ed osteomalacia.

Concludiamo, pertanto, ricordando ai lettori quelli che sono i principali pericoli dell'abuso di purganti. Oltre alla dipendenza, vanno menzionati alcuni disturbi gastrointestinali, come la "colite spastica" e certe forme di enterocolite, eccessiva perdita di acqua e sali, steatorrea, perdita di calcio ed osteomalacia della colonna vertebrale.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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