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Il tradimento Cosa significa tradire? E perchè si tradisce? Tradiscono più gli uomini, o le donne? E cosa è più grave, il tradimento 'mentale' o quello fisico? O entrambi? Queste e tantissime altre domande affollano da sempre conversazioni, programmi televisivi, riviste, film. In effetti il tradimento è quasi parte integrante della nostra vita, o perchè lo subiamo, o perchè lo mettiamo in atto, o magari perchè un amico o un nostro parente si trova a vivere l'esperienza del tradimento. Abbiamo chiesto alla D.ssa Mariacandida Mazzilli, psicoterapeuta, di aiutarci ad affrontare questo tema rispondendo ad alcune nostre domande, in gran parte ricavate dalle vostre lettere. Ecco le domande più frequenti, e le risposte. Ci sono delle persone che non riescono a restare fedeli alla propria partner, o al proprio partner. Quasi come se l'infedeltà facesse parte del patrimonio genetico di certe persone. Come mai alcune persone sono così propense al tradimento? Cosa cercano al di fuori della coppia? Esiste il traditore (traditrice) seriale. In questo caso, il tradimento permette a chi tradisce di verificare la propria "efficienza sessuale", avere più partner sessuali lo rassicura sulla sua "virilità" o "femminilità". Il più delle volte si tratta di persone insicure alla ricerca continua di rassicurazione e conferme sulle proprie capacità. Anche se può a volte subentrare un senso di noia e di stanchezza, il traditore seriale ha bisogno di rispettare questo copione. Gli uomini, più delle donne, hanno la tendenza a trascinare relazioni parallele, la moglie e l'amante, la famiglia ufficiale e la "seconda casa" clandestina. Si sentono buoni mariti perché provvedono alla moglie e non le fanno mancare niente e non la lascerebbero: un certo senso del dovere li tiene ancorati a casa. Ci sono uomini che amano molto la compagna ma sono inconsciamente spaventati dall'intensità del legame: il tradimento garantisce loro la distanza di sicurezza da un sentimento che temono possa renderli dipendenti, succubi della donna amata. Inoltre, può succedere di cercare fuori dalla coppia quella carica erotica che si è affievolita nel rapporto. Tradirsi è un evento sconvolgente, minaccia la fiducia reciproca, è un venir meno del "noi", della fusione della coppia. Chi viene tradito rimprovera all'altro di muoversi da solo, trasgredendo l'unione totale. Spesso si è portati a formare una coppia per la paura della solitudine, per un bisogno di sicurezza e non perché si è interessati veramente all'altro. L'amore è strettamente legato al desiderio di voler dare qualcosa di sé all'altro. Spesso invece, nella coppia si è portati solo a chiedere (o a pretendere) cure e attenzioni dal partner, rendendo impossibile la "crescita" di entrambi. Quanta frustrazione in questa continua richiesta d'amore! E' questa la classica situazione di chi ama soprattutto per colmare un vuoto, legato probabilmente a qualcosa che è mancato nel periodo infantile (sicurezza, protezione, rifugio, tenerezza, comprensione). Chi è più 'normale', la persona che tradisce o pensa al tradimento, o quella che non ha mai avuto nessun desiderio al di fuori della coppia? Dove comincia l'infedeltà? Nel momento in cui si passa all'azione? Nel momento in cui si desidera un'altra persona? Si può dire di essere "fedeli" quando si sta tutta la vita con un partner desiderando contemporaneamente di fare l'amore con un altro? Spesso si è condizionati da preconcetti "morali" che sono, il più delle volte, alimentati da proibizioni, retaggio del passato infantile. Autoimporsi la fedeltà, magari in contrasto con i desideri reali che spingerebbero verso un'altra persona, può essere considerato in assoluto una cosa positiva? Non si vuole certo fare l'elogio dell'infedeltà, ma piuttosto spingere a riconsiderare cosa significa, per ognuno di noi, essere fedeli o infedeli a "se stessi. Nel "patto" alla base di ogni rapporti di coppia, il concetto di fedeltà dovrebbe essere strettamente legato a quello di "libertà": chi rimane in una coppia in maniera forzata sicuramente tradisce se stesso. Quel patto va rinnovato di continuo durante le fasi della vita, per valutare quali comportamenti debbono essere considerati, di volta in volta, "tradimento" e quali no. Se l'infedeltà fosse casuale, episodica, potrebbe rivelarsi anche un elemento, in qualche modo, costruttivo, aiutando a focalizzare aspetti della coppia che non funzionano più. Se invece diventasse la regola, il meccanismo diventerebbe con tutta probabilità controproducente per il benessere della coppia. La fedeltà ha connotazioni totalmente soggettive che diviene necessario, per chiunque, stabilire dei limiti, dei confini. Negli amori giovanili, è facile promettersi amore eterno e fedeltà indissolubile, per poi scoprire, con l'andare degli anni, che la coppia, per esistere, ha bisogno di smussare gli angoli, di accettare il compromesso. Bisogna fare sempre molta attenzione quando si parla di "normalità" riguardo ai rapporti personali: se un rapporto esclusivo, "fedele", è vissuto con limitazioni e forzature tali da causare ad entrambi difficoltà a realizzare se stessi, siamo di fronte a qualcosa di non costruttivo, "non normale". Desideri al di fuori della coppia possono essere rappresentati non solo da un'altra persona, ma anche da altre passioni, hobby, situazioni che possono realizzare se stessi. Domanda apparentemente ingenua: tradiscono più le donne o gli uomini? Nell'uomo, amore e desiderio viaggiano sovente su due binari che possono anche non incontrarsi: spesso avviene una scissione tra l'amore (la moglie) e il desiderio sessuale (l'amante). E' vero che, in questo modo, gli incontri sessuali possono acquisire un irresistibile fascino, ma così potrebbe perdersi il piacere di godere la persona che si ama in tutta la sua intensità. Le donne, invece, quando tradiscono, il più delle volte è perché si innamorano. Hanno maggiori difficoltà a portare avanti storie parallele, sono portate ad interrompere il rapporto precedente per vivere il nuovo amore liberamente. E, ancora, il tradimento omosessuale (meno raro di quanto comunemente si pensi), irresistibile attrazione vissuta però con molta vergogna e conflittualità. Tradimento 'con la fantasia' o tradimento 'fisico'. Esiste una differenza o sempre di tradimento si tratta? La caratteristica principale del tradimento è l'enorme dolore provato da chi è tradito (e spesso anche a chi tradisce): se anche un tradimento solo "pensato" determina una grande sofferenza nel partner, allora le differenze tra l'infedeltà compiuta e quella solo fantasticata tende ad assottigliarsi. Ma si entra in un campo estremamente soggettivo, nel quale non è possibile dare risposte categoriche. Come comportarsi quando il partner o la partner ci hanno tradito? Perdonare? Comprendere? Dimenticare? O chiudere il rapporto? Il tradimento, per gli uomini e per le donne, porta con sé una grande dose di sofferenza, sensi di colpa, tristezza, umore altalenante. Chi tradisce a volte desidera inconsciamente essere scoperto e punito, molto frequenti sono tracce lasciate incautamente: messaggi del telefonino non cancellati, conti del ristorante, lettere d'amore appassionate nelle e-mail del computer etc. Può succedere che il tradimento sia un tentativo di uscire da
una relazione insoddisfacente e può avvenire che il tradito si
vendichi quasi subito, atteggiamento questo che, se da un lato può
scaricare la tensione, dall'altro non risolve i problemi. L'altro appaga i nostri bisogni, è stato scelto proprio per questo, ci fa sentire speciali. Ma l'amore ha bisogno di crescere, maturare e anche la sessualità si trasforma attraverso lo stare in coppia. Il passaggio dall'idealizzazione infantile della coppia ad una dimensione più realistica del rapporto è delicato e spesso doloroso. L'altro si può incontrare anche a livelli diversi. Con il tempo aumenta la consapevolezza di sé e la reciproca conoscenza, la sessualità diviene una delle tante strade per conoscersi, per comunicare la tenerezza e per stare bene insieme in modo più profondo e completo. Il tradimento è doloroso ma potrebbe diventare una opportunità per accogliere il cambiamento dell'altro come una sfida a modificarsi profondamente e a mutare la relazione. E' un percorso difficilissimo: il raggiungimento della meta dipende da quanto entrambi i partner desiderano mettersi in discussione e soprattutto dalla capacità di entrambi di elaborare anche il negativo che c'è in un rapporto. Per affrontare la crisi ci vogliono complicità, intimità, condivisione. Se non ci si rimbocca entrambi le maniche per ricominciare è inutile andare avanti, in questo caso è necessario cercare di capire profondamente se si tiene veramente all'altro. La separazione in questi casi potrebbe essere sicuramente più costruttiva per entrambi. A volte il tradimento può coincidere con la presa di coscienza di uno dei due di aver fatto un percorso di crescita diverso dal partner. In questi casi la rottura può essere una scelta coraggiosa. E' importante parlare con il proprio partner, cercare una comunicazione
sempre. Capita, a volte, che tutta una serie di preoccupazioni e problemi
(i figli, la malattia di persone care, questioni lavorative) rendano
più tiepido il desiderio, e creino una distanza dal partner.
In questi casi è necessario comunicare all'altro, con estrema
sincerità, lo stato d'animo del momento, rendendolo partecipe
della propria difficoltà, del proprio disagio, chiarendo soprattutto
che il malessere del momento non va interpretato come la diminuzione
del sentimento d'amore. 04 Dicembre 2009 Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
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