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Psicologia

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Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico

Lo shopping compulsivo Nello "shopping compulsivo"non si va per i negozi ad acquistare oggetti necessari, ma si prediligono oggetti di scarso valore, magari inutili e si ha sempre una ragione valida per comprare un nuovo paio di scarpe o l'ennesima maglietta senza mai avere modo di indossarla, forse perché troppo stretta o di colore troppo eccentrico.

Ci si convince che comprare quell' oggetto possa essere un vero affare e si ha la sensazione che se non lo si acquista ci si potrebbe pentire in seguito: "Al massimo lo regalo"; "Ne ho proprio bisogno". Lo shopping compulsivo o (sindrome da shopping) rappresenta un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie "crisi di acquisto".

Le persone che vivono lo shopping compulsivo inizialmente comprano per il piacere di comprare proprio quell'oggetto, poi invece vivono uno stato di tensione crescente e il desiderio di comprare con impulso irrefrenabile, anche in presenza di impossibilità economica. L'atto dell'acquisto provoca un senso di "riempimento",si ha un sollievo che però è di breve durata, il senso di vuoto ricompare presto.

La spinta compulsiva si fa nuovamente forte e il soggetto torna ad agire il comportamento dell'acquisto, senza controllo o con un controllo inadeguato. L'azione viene vissuta come liberatoria, ma subito dopo compare un doloroso senso di colpa e di perdita della propria capacità di controllo.

Per capire quando il desiderio dello shopping si trasforma in patologia ci sono dei segnali a cui bisogna porre attenzione:

1. il denaro speso è eccessivo rispetto alle proprie, reali possibilità economiche;

2. gli acquisti si ripetono più volte nell'arco della settimana;

3. Spesso una volta comprato, l'oggetto diventa poco interessante e viene regalato, messo da parte o buttato.
Ciò che conta è, quindi, solo possedere qualcosa di nuovo;

4. il mancato acquisto crea pesanti crisi di ansia e frustrazione;

5. la dedizione alle spese rappresenta un comportamento nuovo rispetto al passato.

Il comprare in maniera compulsiva ha un importante scopo: alleviare l'ansia, ritrovare una propria sicurezza, aumentare la stima di se stessi.
Il comportamento passato rappresenta la trappola più importante: i primi episodi di perdita di controllo degli acquisti, diventano un modello per un nuovo comportamento incontrollato, alimentando le stesse caratteristiche che li hanno generati, rinforzandoli ad ogni crisi ed è per questo che spesso, come accade anche nel gioco d'azzardo patologico e in altre forme di dipendenza da attività, risultano difficili da interrompere.

La scelta degli articoli da acquistare spesso risponde ad un bisogno, più o meno cosciente, di costruire dall'esterno la propria identità, attraverso la"proprietà" di alcuni oggetti, individualmente o socialmente considerati come l'espressione di qualche qualità positiva e vincente. A questo proposito, le donne (la dipendenza è maggiormente frequente in loro, in un rapporto con gli uomini di 10 a 1) sembrano maggiormente propense a comprare vestiti, oggetti e strumenti di bellezza; anche gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo, come capi di vestiario o attrezzature sportive, ma sembrano ancora più propensi a cercare prestigio sociale, attraverso i suo simboli tipici: automobili o strumenti altamente tecnologici, quali computers e impianti audio-video.

I più esposti a questa linea di comportamento sono le persone che si sentono sole, con scarsa autostima, insoddisfatte, personalità narcise, istrioniche. Ne può essere coinvolto chi è sempre alla ricerca di qualcosa di originale, di griffato, chi vive un gusto particolare nel rinnovare continuamente il proprio guardaroba, anche coloro che sono sempre alla ricerca di qualcosa di appariscente per soddisfare il loro bisogno di stare in primo piano. Gli acquisti compulsivi possono essere più frequenti specialmente quando si sta attraversando un momento difficile, ansia e depressione possono accompagnare lo shopping compulsivo. Le più colpite sono soprattutto le donne tra i 35 ed i 45 anni, ben integrate e con un buon livello socio-culturale.

La maggior parte di queste donne sono immature, mancano di progettualità, non riescono a pianificare niente. E per questo, spesso, si ritrovano con grossi problemi finanziari. Molte di queste persone vivono con la convinzione che eventi esterni possano risolvere i propri problemi. Ma i veri cambiamenti sono quelli interiori, non quelli che si verificano fuori da sè. E' difficile che un evento esterno possa provocare un miglioramento profondo della nostra identità. E' fondamentale invece, avere la sensazione di bastare a se stesse, sentirsi in grado di provvedere autonomamente al proprio benessere. E' cosa tipica delle madri di famiglia spendere per i bisogni altrui: i vestitini per i figli, le cravatte per il marito , molte considerano il proprio stipendio come un extra, uno strumento per portare in alto il tenore di vita della famiglia.

Non sempre tuttavia, chi spende in maniera compulsiva è una persona debole. Talvolta può accadere che si tratti, al contrario, di persone molto rigide, granitiche: si oppongono alle responsabilità, resistono ai cambiamenti, immobilizzano la propria crescita e il conseguimento di una maturità. Molte donne spendono tanto per inseguire la fantasia del "mito romantico": seducente biancheria per il letto, teli e asciugamani per la doccia, candele, utensili e stoviglie per la cucina, sono alla continua ricerca di tutto ciò che possa trasformare la casa in un nido-rifugio rassicurante e protettivo. Il tutto è condito da un senso di dovere e dalla percezione di stare facendo qualcosa di giusto e necessario per il bene della propria famiglia. Fino a che punto queste donne acquistano per il puro gusto di farlo? Il tipico compratore compulsivo si attiva già da adolescente ma non riconosce il problema. Si tratta di persone costantemente alla ricerca di consensi "quando comprano regali è come se comprassero amore e potere". Nonostante i cambiamenti che ha avuto il ruolo della donna nella nostra società, molte ragazze d'oggi continuano a cadere nei modelli tradizionali di scarsa autostima, sfiducia in se stesse e del proprio potenziale creativo ed intellettuale.

Le ragazze crescono con aspettative ridotte nei propri riguardi e con maggior sfiducia rispetto ai maschi. Le adolescenti sono portate a considerare i coetanei più liberi, con minori preoccupazioni e per questo più potenti. La diminuzione del senso di sé indica che spesso, inconsapevolmente, le giovani tendono ad assumere un ruolo poco attivo e di secondaria importanza. Senza un forte senso di sé e delle proprie capacità, queste ragazze si percepiscono poco capaci di mettere in pratica le proprie potenzialità, sono meno disposte ad assumere sfide, a mettersi contro la tradizione culturale nelle loro scelte lavorative. Durante le difficoltà, tenderanno ad appoggiarsi agli altri e a non contare sulle proprie forze. E' tipico delle donne sognare un "principe azzurro", risolutore e protettivo.

L'atto di acquistare si può associare, prendendo in prestito la visione antropologica dell'" uomo-animale" al conquistare, cioè all' aver "cacciato la preda" ed averla portata a casa, come un trofeo da mostrare a sé o agli amici. Infatti si prova piacere nel girare tra le bancarelle, in cerca di qualche cosa di unico da dover assolutamente possedere. Comprare può voler significare, costruire la propria immagine,infatti guardare le vetrine può essere appagante, fa nascere fantasie di rappresentazione del proprio corpo, facilita la costruzione di un'immagine migliore di se stessi. Inoltre la società valorizza l'esteriorità e la scelta di oggetti che aiutano a proiettare l'immagine desiderata è ricercata maggiormente. Spesso si acquista anche lo stesso oggetto, ma di modello differente.

Chi compra smodatamente si ritrova facilmente coinvolto in situazioni difficili. Crediti accumulati, senso di colpa, rimorsi, rimproveri da chi è loro vicino. L' impulso ad acquistare è interpretato spesso, da chi è vicino, come un segnale di aggressività, un agire contro l'altro, contro il benessere della famiglia. Da non sottovalutare sono i traumi e le frustrazioni infantili, per esempio se si è cresciuti con genitori costantemente sommersi dai debiti è possibile che si cerchi di ricreare inconsciamente il malessere e le situazioni dolorose dell'infanzia (abbandono, mancanza d'amore), alcuni invece sono portati a spendere senza freni come per viziare in modo retrospettivo il bambino poco o mal amato che sono stati.
Però tutti i comportamenti impulsivi, incontrollati, agiti una volta ogni tanto non scivolano necessariamente nella rete della dipendenza, capita a tutti di vivere una giornata no, sentirsi giù di tono, tristi, in questi casi l'acquisto "compensatorio" riesce a riempire un vuoto, alleggerendo brutti umori momentanei.

La necessità più impellente per questo tipo di disagio è interrompere il circolo vizioso della relazione tra la persona e il suo impulso incontrollato ad acquistare. Non si può pensare di farlo dall'oggi al domani. Poichè dietro un desiderio irrefrenabile di comprare c'è una persona che ha poca stima di sé, fragile, una psicoterapia potrebbe favorire la ristrutturazione del proprio sé e un miglior controllo dei propri impulsi. In alcuni casi risulta efficace anche l'utilizzo di tecniche di rilassamento per ridurre l'ansia. Esistono infine dei gruppi di auto-aiuto che permettono di affrontare le tematiche inerenti la sindrome da shopping, con l'opportunità di confrontarsi ad esperienze analoghe alla propria. Un gruppo di persone che ha lo stesso problema aiuta a condividere le proprie emozioni e a non sentirsi soli. La difficoltà maggiore per chi vive lo shopping compulsivo sta nel prendere coscienza del proprio disagio e nel vivere la vergogna.
Come fermarsi in tempo?

Tenere un bilancio:
Gli psicologi comportamentismi suggeriscono di tenere un registro giornaliero dove annotare gli oggetti comprati, il costo, gli stati d'animo durante l' acquisto ( momento di depressione, euforia, solitudine, malinconia) e le conseguenze a livello psicologico ( sensazione di colpa, di piacere, di vergogna etc).

Attivare un rallentamento progressivo all'acquisto:
Fare in modo di allontanarsi da tutti i luoghi di consumo: negozi, supermercati etc. Poi, in seguito, si potrà ricominciare a frequentarli ma "protetti" senza carta di credito, solo con denaro in contanti e con una lista precisa a cui attenersi. In questo modo l'oggetto da acquistare si banalizza e può recuperare il suo valore reale.

Ritrovare il piacere dell'acquisto:
Ci si può permettere un budget mensile limitato che serva a soddisfare la pulsione di spesa. La cosa importante è approfittare completamente del piacere fornito dal nuovo acquisto.

04 Dicembre 2009

Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

SEMINARIO DEL CICLO:
TEATRO E PSICOANALISI

L'ABBANDONO

Quando si attende una chiamata e il telefono non squilla, quando si prova a contattare qualcuno ma è momentaneamente irraggiungibile, quando c'è una partenza per lavoro, dopo un contrasto e il susseguente distacco: a volte si può avvertire un senso di smarrimento e solitudine, l'angoscia per la separazione. Chi soffre maggiormente l'abbandono non ha imparato a fidarsi delle proprie capacità. Forse un tempo ha vissuto una forte esperienza di perdita.


La psicanalisi e il teatro si fondono per mettere in scena i propri vissuti, le proprie emozioni, confrontare le esperienze, immedesimarsi nell'altro. Le tematiche affrontate verranno rappresentate, messe in scena da attori e commentate con i partecipanti.

Sabato 26 Maggio 2012
(ore 10,00)
Presso la "Casa Internazionale delle donne"
Via della Lungara 19 - Roma
(Trastevere - Lungotevere Gianicolense)

Quota di partecipazione: euro 10
Per partecipare è necessario prenotare al numero
06/61522466
www.psicologiadonna.it
e-mail: psicologiadonna@psicologiadonna.it

Seminario
a cura della dott.ssa
Mariacandida Mazzilli

Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico. Svolge attività clinica in ambito psicologico e psicopatologico. Realizza e coordina progetti nell'ambito della prevenzione e della educazione alla Salute. Collabora in qualità di consulente clinico con periodici e radio a diffusione nazionale.

Attori:
Fulvio Calderoni
Chiara Hervatin

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