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Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico

La depressione

Come riconoscerla? I sintomi della depressione, almeno in parte, vengono sperimentati da tutti, prima o poi, nella propria vita. Come riconoscere una depressione vera rispetto ad un semplice periodo 'no'? Ognuno di noi può attraversare dei momenti di tristezza e abbattimento, specialmente quando situazioni di vita contrastano inevitabilmente la nostra serenità. La malinconia, lo sconforto, sono sentimenti umani che non devono essere rifiutati, fanno parte della vita e anzi, spesso, vivendoli fino in fondo, possono favorire un'introspezione, una ricerca più profonda nella nostra interiorità.
La peculiarità del tono dell'umore sta proprio nella sua flessibilità: si solleva quando ci si trova in situazioni positive e favorevoli, si abbassa invece, quando si vivono momenti spiacevoli. Si è in presenza di una depressione quando il tono dell'umore perde questa elasticità fissandosi, a lungo, verso il basso. Tristezza, sconforto, inquietudine si trascinano per settimane e finiscono per influenzare la percezione di noi stessi e delle cose che ci circondano, fino a compromettere la vita familiare, il lavoro e i rapporti sociali. Nei casi più gravi, si può arrivare a desiderare di rimanere a casa, a letto, a non curare più il proprio aspetto, la propria igiene personale.

Il quadro clinico della depressione contempla solitamente la persistenza di umore triste e la perdita di interesse nei confronti di molte attività che erano invece fonte di piacere, il tutto almeno per due settimane. Il depresso si sente vittima di tutto ciò che accade, spesso è distaccato da ciò che lo circonda. Ha difficoltà a concentrarsi, anche la capacità di memorizzazione viene compromessa. La persona depressa ha una percezione negativa di sé, sente di non valere, si sente inadeguato, non si stima, prova un senso di colpa nei confronti dei propri familiari. A volte l'umore depresso è accompagnato da ansia.

Diversi quadri psicologici possono presentare affinità con la depressione propriamente detta: si pensi, ad esempio, a persone che hanno difficoltà a tollerare la frustrazioni o incapaci di rendersi conto dei propri limiti o di mettersi in discussione o ancora estremamente dipendenti dagli altri, etc. Situazioni di questo tipo possono determinare sentimenti di inadeguatezza, di irritabilità, abbattimento, simili a quelli vissuti nella depressione, senza che quest'ultima si configuri effettivamente dal punto di vista clinico.

Esistono comunque diversi tipi di depressione che richiedono una diagnosi specialistica e un diverso tipo di trattamento.

Depressione maggiore: è caratterizzata da un senso di vuoto interiore ed impotenza, indifferenza, apatia e abulia, perdita dell'appetito con conseguente perdita di peso, oppure aumento del desiderio di mangiare soprattutto cibi dolci, rallentamento o agitazione psicomotoria. Ancora, disturbi del sonno, difficoltà ad addormentarsi, ripetuti risvegli notturni o risveglio precoce al mattino o, all'opposto, intenso desiderio o bisogno di dormire a lungo, senso di stanchezza e pensieri ricorrenti di morte, idee di suicidio e tentativi di suicidio. Si è portati a pensare che non può esserci alcun futuro, tutto è perduto.

Depressione cronica (o nevrosi d'angoscia): è meno intensa della depressione maggiore. Generalmente non insorge a periodi, ma accompagna lunghi archi della vita. L'umore depresso si fa sentire di più la sera che al mattino. Il pessimismo è legato ad una esagerata paura del futuro. In genere l'esordio di questo tipo di depressione è difficile da individuare, e il decorso, nella maggior parte dei casi, è subdolo e progressivo.

Depressione reattiva: si tratta di uno stato depressivo strettamente legato ad un avvenimento doloroso (ad es., lutto, licenziamento, problemi di salute, etc.) ma con un'intensità e durata sproporzionate. Il malessere si concentra attorno all'episodio scatenante.

Depressione bipolare: l'umore malinconico, la tristezza e il senso di inutilità si alternano, in modo imprevedibile, a stati di esagerata euforia (condizione maniacale), periodi durante i quali, ci si sente al settimo cielo, pieni di energia.

Perchè - almeno così appare dalle statistiche - sono più numerose le donne che
soffrono di depressione rispetto agli uomini?
Tutti possono essere colpiti dalla depressione, il "Male Oscuro" non conosce età, differenza di ceto sociale, etc. Tuttavia pare che le donne che soffrono di depressione comunque siano almeno il doppio rispetto agli uomini.
Il "temperamento depressivo" potrebbe essere, tra le altre cose, legato al diverso assetto neuroendocrino femminile, infatti la disparità di incidenza della depressione nei maschi e nelle femmine appare solo dopo la pubertà, dopo la netta differenziazione legata agli ormoni sessuali. Prima della pubertà i dati parlano di incidenze similari nei due sessi.

E' possibile che alcune ragazze, con il primo ciclo, possano avere una crisi ansiosa o depressiva. Per alcune donne il ciclo può significare vivere una breve depressione ogni mese. Si tratta della "sindrome premestruale" cioè un episodio ricorrente che si presenta nella settimana antecedente alla mestruazione o subito dopo. In questo periodo, la donna può vivere ansia, disforia, irritabilità. E' più vulnerabile, le può capitare di piangere o di avere scatti di ira, l'autostima si abbassa e l'appetito può aumentare. Anche il periodo della menopausa rende la donna più predisposta ad episodi depressivi, specialmente se si erano già avute avvisaglie prima. Quando i figli si fanno più grandi e lasciano la casa d'origine, la sofferenza per il loro distacco può generare senso di solitudine, inutilità.

Dopo il parto, durante la prima settimana, è naturale che la donna si possa sentire stanca, triste, con sbalzi di umore, il cambio dell'equilibrio ormonale femminile con l'aumento della prolattina può stimolare melanconia e pianto. Questa fase viene chiamata "post partum blues". I sintomi, collegati con i cambiamenti ormonali del parto, compaiono tra il terzo e il quinto giorno e dovrebbero scomparire entro il dodicesimo. Fondamentale in questo caso è il supporto del partner e della famiglia che aiuta la donna ad entrare nel ruolo materno. Se i sintomi persistono anche oltre le due settimane, si potrebbe sviluppare una vera depressione post-natale. Di solito, una donna su cinque con "post-partum blues", svilupperà una depressione maggiore. La neomamma si trova costretta a svegliarsi più volte la notte per allattare o per il pianto del bambino e dunque stanchezza, stati ansiosi, stress, spossatezza, possono rappresentare elementi scatenanti di una vera depressione. Un completo disinteresse verso il piccolo o al contrario una cura maniacale, potrebbero essere importanti campanelli di allarme. Anche per i padri è prevista "depressione post partum paterna": uno studio britannico sostiene che il 3 per cento dei padri dà segno di depressione dopo la nascita di un figlio.

Ma perché una donna si ammala di più di depressione rispetto all'uomo?
La donna è predisposta a vivere più intensamente le emozioni, tende ad essere severa con se stessa, gode, a volte, di minore indipendenza e può soffrire maggiormente di mancanza di autostima. Ci sono ancora oggi ambiti in cui le donne hanno meno possibilità di esprimersi e di dare il proprio contributo: questo abbassa la percezione di essere utili.

 
 

Si dice che la depressione sia il male dei nostri tempi. cosa è cambiato rispetto al passato? solo il fatto che oggi la depressione viene diagnosticata mentre prima le venivano attribuiti altri nomi/giustificazioni o effettivamente la società attuale è diventata uno dei fattori predisponenti alla depressione? In passato forse c'erano depressi che non venivano riconosciuti come tali, che non sapevano di esserlo. Oggi c'è una consapevolezza diversa attorno a questa malattia, più informazione e maggiore richiesta di tutela della salute.

La vita moderna è caratterizzata da stress psicofisici che in passato erano meno rilevanti. Per esempio il continuo cambiare dei turni di lavoro, gli spostamenti frenetici, il maggior uso di farmaci, il continuo ricorso a diete, i ritmi asfissianti, possono generare uno stato persistente di alta tensione. L'esporsi, l'apparire, la cultura che costringe a curare l'immagine nel tentativo di essere accettati, tutto ciò comprime la sana e naturale aggressività, ci costringe a trascurare bisogni "interiori" e creatività e a spendere importanti energie per piacere agli altri. L'attenzione al giudizio altrui alimenta facilmente sensi di colpa. Il desiderio di essere graditi agli altri mira all'acquisizione di maggiore potere: ogni ridimensionamento del ruolo, nella famiglia come nella società, si accompagna ad un vissuto melanconico di perdita. Si fa fatica ad essere se stessi. La società occidentale impone la felicità come imperativo esistenziale. Si tollera sempre meno il dolore, la tristezza, perdendo di vista che la felicità a tutti i costi è un mito la cui ricerca spasmodica finisce per rendere più infelici. L'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che dal 2020 la depressione sarà la patologia più diffusa dopo i disturbi cardiovascolari. Oggi ci sono 800 mila giovani depressi in Italia tra i 15 e i 25 anni . Uno studio americano sostiene che la depressione colpisce un adolescente su 5.

La depressione può avere una origine familiare, che si ritrova attraverso varie generazioni di una famiglia? Lo scatenarsi della sofferenza depressiva non ha quasi mai un'unica causa: fattori ormonali, psichici, sociali, concorrono alla nascita di questo malessere profondo, a volte difficile da riconoscere. Il "Male Oscuro" continua a rimanere nel registro delle cose enigmatiche. L'influenza di fattori genetici ed ereditari è ancora poco chiara, sempre verificata a posteriori sulla base di coincidenze osservate. In realtà convergono diverse variabili come fattori ambientali, famiglia, scuola, ambiente di lavoro, culturale.

Non esiste una evidenza cromosomica, se un bimbo cresce in una famiglia con persone depresse, la depressione può essere "ereditata", ma non necessariamente per l'esistenza di qualche gene specifico, ma piuttosto per via di un modello comportamentale che è stato riprodotto. E' limitativo delegare solo a fattori "fisiologici" le cause della depressione: l'essere umano è complesso.
Anche se è ancora oggetto di studio e continuo approfondimento, si ritiene che la "depressione bipolare", possa essere legata maggiormente ad una componente genetica.

Quali sono i rimedi per chi soffre di depressione, farmacologici? e la psicoterapia? Nella fase più acuta gli psicofarmaci sono necessari. Aiutano a rimettersi in moto e, pur agendo solo sul sintomo (e non sulla causa), liberano il corpo da un appesantimento fisiologico che rende impossibile la percezione della realtà obiettiva. Ma proprio perchè il farmaco copre il sintomo senza affrontare profondamente il problema, si può rendere necessario il ricorso alla psicoterapia, ad un lavoro interiore su se stessi, più profondo, che aiuti a cominciare ad assumere le responsabilità e a rileggere il proprio passato, impedendo che quest'ultimo rovini il presente. La psicoterapia può spaziare dal sostegno psicologico alla psicoterapia individuale, di gruppo, familiare, di coppia, a seconda delle esigenze e peculiarità di ogni singolo paziente.

quali sono le possibilità di guarigione per una persona che soffre di depressione? Non sempre si raggiunge la guarigione, la depressione è un disagio insidioso, ci possono essere delle ricadute. E' importante anche imparare a convivere con questo disagio e a riconoscerne i sintomi. La depressione ha mille volti, mille sfumature. Conoscerla è il primo passo per combatterla. La psicoterapia può aiutare il depresso a lottare contro quella sensazione di vittimismo, di inutilità, di colpa. Bisogna avere fiducia nel proprio psicoterapeuta e credere che è possibile mettere a fuoco le ragioni della propria sofferenza per poi riconsiderare la propria vita con occhi diversi. Tutto può trasformarsi, cambiare.

come comportarsi se si pensa che un familiare o un amico soffra di questo problema? a chi rivolgersi se lui/lei non vuole o non riesce a prendere l'iniziativa? Non è facile stare accanto ad una persona depressa. Il dolore per la condizione del proprio caro è reso ancora più amaro dalla sensazione di impotenza e di rabbia. E' possibile sentirsi in colpa, sentirsi responsabili del "disagio" dell'altro. Si continua a stimolare il depresso a reagire, ma la volontà non ha nulla a che vedere con la possibilità di uscirne. Bisognerebbe evitare di minimizzare i suoi sintomi: potrebbe umiliarsi e sentirsi ancora più inadeguato e inutile. Non è costruttivo farsi completamente carico della persona depressa: è importante ritagliarsi degli spazi per sé e farsi "sostituire", al fianco del proprio caro, quando non è possibile stargli accanto. Lo stress e la stanchezza possono farsi sentire anche per chi vive vicino al depresso.
Mostrarsi fiduciosi nella possibilità di guarigione, ma fermi nel suggerire a chi soffre di depressione di rivolgersi ad uno specialista, è l'atteggiamento più utile . Essere affettuosi, comprensivi, ascoltare senza giudicare, può far sentire una persona depressa capita e sostenuta. In un clima di fiducia e calore ci sono più possibilità di incoraggiare il proprio caro a rivolgersi ad uno specialista.

04 Dicembre 2009

Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

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