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Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico

Il calo del desiderio sessuale nella coppia

Abbiamo ricevuto tantissime lettere che segnalano un problema che sembra essere davvero presente e sentito nella coppia di oggi (ma forse lo è sempre stato), il calo del desiderio sessuale. Per affrontare l'argomento in maniera seria e cercare di rispondere alle domande più frequenti abbiamo intervistato la D.ssa Mariacandida Mazzilli, psicoterapeuta, e le abbiamo girato le vostre domande più interessanti e ricorrenti.

Si parla di calo del desiderio sessuale nella coppia moderna. Lei ritiene che questo sia un fenomeno che è sempre esistito ma che solo adesso viene vissuto come un problema vero e proprio, oppure è davvero un problema dei nostri giorni? Da sempre esiste la coppia e di conseguenza anche tutti i disagi e le difficoltà che lo stare insieme comporta. Il calo del desiderio sessuale non è certo una novità, forse ciò che è cambiato è l'attenzione alla sessualità che non viene più considerata soltanto nell'aspetto fisiologico, ma inserita in una dimensione più ampia all'interno di una relazione di coppia. Affrontare l'argomento della diminuzione del desiderio sessuale può voler dire avvicinarsi alla nostra fragilità, alle nostre debolezze e a quelle del partner e quindi andare incontro ad una visione più "completa" della sessualità, guardando più da vicino quella che dovrebbe essere la naturale evoluzione di una relazione affettiva. Il desiderio sessuale ha a che fare con il rapporto che la persona ha con se stessa, la fiducia in sé, il piacersi, la capacità di accettare il proprio corpo. Rapporti familiari problematici, il modo di relazionarsi agli altri influiscono sulla sessualità e sulla ricerca del piacere. Uno degli errori ricorrenti nel comune modo di pensare è quello di considerare il rapporto sessuale come se fosse una performance. Curare la "prestazione" cercando di fare bella figura può far perdere il sapore autentico del piacere sessuale e quindi comportare anche un calo del desiderio.

Ciò che avviene nell'intimità non è altro che l'espressione del modo di essere in coppia: tutto dipende da cosa ci si aspetta e da come si è abituati a considerare la sessualità. Se il legame col partner si fonda soprattutto sulla sessualità e penalizza altre modalità di comunicazione e di espressione, la noia potrebbe prendere il sopravvento, la coppia non avrebbe nessun altro appoggio per mantenersi in vita. Vivendo la sessualità come uno dei tanti modi per "comunicare" con l'altro, i naturali momenti di pausa o di calo, potrebbero essere vissuti come uno stimolo a riflettere su un particolare momento dell'evoluzione del rapporto.

All'interno di una coppia che esiste (e resiste) già da parecchio tempo un certo calo dell'attrazione fisica e del desiderio sessuale non sono da considerarsi quasi 'fisiologici'? Quali sono i motivi che più spesso possono essere individuati come responsabili del calo del desiderio sessuale all'interno di una coppia? All'inizio di una storia d'amore predominano colori vivaci, intensi: passione, grandi aspettative nei confronti dell'altro, si desidera stare insieme per sempre, sembra tutto meraviglioso, perfetto. L'altro appaga i nostri bisogni, è stato scelto proprio per questo, ci fa sentire speciali. Ma l'amore ha bisogno di crescere, maturare e anche la sessualità si trasforma attraverso lo stare in coppia. Il passaggio dall'idealizzazione infantile della coppia ad una dimensione più realistica del rapporto è delicato e spesso doloroso. L'altro si può incontrare anche a livelli diversi. Con il tempo aumenta la consapevolezza di sé e la reciproca conoscenza, la sessualità diviene una delle tante strade per conoscersi, per comunicare la tenerezza e per stare bene insieme in modo più profondo e completo. Capita, a volte, che tutta una serie di preoccupazioni e problemi (i figli, la malattia di persone care, questioni lavorative) rendano più tiepido il desiderio sessuale. In questi casi è necessario comunicare all'altro, con estrema sincerità, lo stato d'animo del momento, rendendolo partecipe della propria difficoltà, del proprio disagio, chiarendo soprattutto che il calo temporaneo di un desiderio non va interpretato come la diminuzione del sentimento d'amore.

Le incomprensioni, a lungo andare, possono determinare distanza, congelano gli slanci emotivi. Quando non c'è la disponibilità a parlare con l'altro, si possono creare degli spazi vuoti all'interno della coppia che, inevitabilmente possono riempirsi successivamente in altro modo.

Un lutto precedente, un divorzio alle spalle, possono rendere molto difficoltoso lasciarsi andare in un nuovo rapporto e il desiderio sessuale potrebbe risentirne. Anche un tradimento non superato, non affrontato profondamente, porta al calo del desiderio sessuale per chi è stato tradito. Sentimenti di rabbia, rancore creano barriere difficili da abbattere. Per alcuni, un grande senso di colpa relativo al piacere sessuale o la paura di fronte ad una crescente intimità nella relazione, possono essere alla base di un calo del desiderio sessuale.
Anche componenti fisiologiche possono determinare una diminuzione del desiderio (problematiche relative a fattori ormonali, menopausa, andropausa etc.)

Si tende sempre a cercare un 'responsabile' in uno dei due partner. È vero quello che si dice, e cioè che sono solitamente le donne le prime a dimostrare un interesse progressivamente minore nei confronti dell'attività sessuale all'interno della coppia, magari dopo l'arrivo dei figli, oppure è solo un altro dei soliti luoghi comuni? In passato i frequenti "mal di testa" della donna, utili ad eludere il dovere coniugale, erano la testimonianza di quanto il dialogo fosse strumento sconosciuto all'interno della coppia: difficilmente si ammetteva di non desiderare di fare l'amore.

Oggi la donna sta imparando ad accettare la possibilità di essere rifiutata e anche quella di rifiutare il partner. Sono ancora numerose le donne che accettano di avere un rapporto sessuale con il partner anche se non lo desiderano.

Può subentrare la paura che l'altro si stanchi oppure che vada con un'altra, ma a volte ci può essere anche il timore di una ritorsione fisica, psicologica o economica. Alla lunga, il sentirsi costretta, forzata, incapace di prendersi la propria libertà di scegliere, può favorire la nascita di una certa repulsione nei confronti del partner.

Compiacere l'altro ad ogni costo, non soddisfa certo noi stessi.

A volte le donne usano la sessualità come strumento di potere, ("mi concedo solo quando va bene a me", come dire "ti faccio pagare tutto quello che non mi stai dando") sottraendosi quindi al rapporto sessuale nella convinzione che, così facendo, si possa ricattare l'uomo. Ma i bisogni dell'uomo vanno al di là del solo rapporto sessuale. Quando l'uomo dedica poche attenzioni, è spesso assente, la donna vive con grande insoddisfazione il momento della sessualità, proprio perché vengono a mancare componenti importanti del suo modo di amare: la tenerezza e la condivisione emotiva che spesso accendono il desiderio e la fantasia sessuale nelle donne.

Le donne sono più portate a valutare l'attività sessuale in termini di qualità del rapporto, gli uomini invece sono generalmente più interessati alla quantità e sono più preoccupati di questioni inerenti la "performance".

Ma, paradossalmente, un'altissima frequenza di rapporti sessuali può nascondere proprio delle carenze nel rapporto di amore. Infatti, quando i protagonisti della coppia riescono a vivere una buona intimità, si sentono soddisfatti e non avvertono l'esigenza di aumentare a dismisura la quantità di rapporti sessuali se non realmente desiderati. Se si riesce a vivere la pienezza e l'appagamento nel rapporto, la frequenza effettiva dei rapporti sessuali può essere considerata questione francamente secondaria.

Vi sono poi specifiche problematiche psicologiche che possono indurre un calo del desiderio. Si pensi ad esempio a donne rimaste incinte, magari con difficoltà, per le quali, oltre alle normali implicazioni di tipo fisiologico, va tenuto presente il timore di perdere il piccolo, e un conseguente allontanamento della sessualità, che coinvolgerebbe anche il partner il quale vivrebbe la medesima difficoltà a ricreare una intimità sessuale.
Spesso durante l'adolescenza alcune ragazze frenano i loro impulsi sessuali perché bloccate da fattori culturali o da un'educazione troppo rigida.

Non è raro il caso di "compressione" del desiderio sessuale per via di problematiche relative all'accettazione del proprio corpo, alla convinzione di non sentirsi desiderate o desiderabili. Tra i fattori non psicologici che possono interferire col desiderio sessuale, citiamo l'assunzione di pillola contraccettiva o particolari medicinali, il periodo post-parto, le diete dimagranti drastiche, etc.

Cosa fare per cercare di risolvere questo problema? Ci si deve rivolgere ad un sessuologo o comunque ad un esperto o è possibile cercare - almeno all'inizio - di risolverlo all'interno della coppia? E se sì, come? Nei disturbi del desiderio sessuale il primo passo da compiere è quello di verificare l'esistenza di eventuali cause "non psicologiche" (ormonali, mediche, etc.).

E' importante non spaventarsi davanti ad un momentaneo calo del desiderio (proprio o del partner), capire che il desiderio sessuale è meno collegato di quanto si pensi all'essere attraenti esteticamente (non è affatto detto che cercare di diventare più belli o attraenti determini un aumento del desiderio nel partner). La vivacità sessuale va alimentata dentro di noi.

Stare insieme è una scommessa affascinante, anche se assai complicata. Importante, sia per l'uomo che per la donna, è ascoltarsi per scoprire le proprie esigenze: concentrarsi su se stessi, capire prima di tutto cosa si vuole, interrogare il proprio corpo. Solo in questo modo si può scoprire di più a proposito del partner, di ciò che desidera e limitare il rischio di perdere di autenticità. Le sensazioni intime sono una testimonianza del nostro modo di provare piacere. Cercare esclusivamente di rendere felice il partner, tralasciando il proprio personale piacere, non nutre la coppia ma la distrae. Interrogarsi profondamente potrebbe far scoprire che qualcosa non va nel rapporto, che ci si sente poco appagati dalla relazione. Altre volte si può anche scoprire di non amare più la persona che ci sta accanto. Costruttivo sarebbe affrontare il problema parlandone insieme, senza far passare troppo tempo, esprimendo i propri dubbi, il proprio disagio, ridefinirsi come individui e come parti di una relazione. Come in tutti i tipi di disturbo è possibile l'influenza di più cause. Anche per questo che si preferisce, nella psicologia clinica, affrontare il problema su più fronti. A volte può essere utile un lavoro psicoterapeutico di coppia (se si scopre che il disagio ruota maggiormente all'interno della relazione) altre volte rivolgersi ad un sessuologo o ad uno psicoterapeuta conduce il singolo ad intraprendere un lavoro su se stesso. In entrambe le scelte, deve esserci alla base, l'intento di affrontare il problema del calo del desiderio sessuale in profondità. L'incontro con uno specialista è un incontro speciale tra due persone: ancor più che la specializzazione del professionista, è importante la fiducia, l'alleanza terapeutica che si viene a creare, il rispetto reciproco con una persona che si percepisce vicina alle proprie problematiche.

04 Dicembre 2009

Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it


 
 
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