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Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico

Amore in chat

Comunicare attraverso la chat permette una protezione dell'anonimato. Proprio questo anonimato, o il celarsi dietro diversi nicknames (gli pseudonimi utilizzati per farsi riconoscere in chat), rappresenta uno degli aspetti più interessanti del fenomeno. La chat consente di giocare con la propria identità, di scegliere di mostrare solo gli aspetti della personalità ritenuti più interessanti.

Tutto ciò contribuisce al superamento illusorio delle barriere, soprattutto psicologiche, che frustrano la vita di relazione nella realtà. La timidezza, l'introversione, vengono superate grazie alla protezione offerta dal mezzo, la capacità di "socializzare" se ne avvantaggia notevolmente. La maggior parte dei "chattatori" dichiara di confidare sinceramente aspetti della propria vita privata e usa la chat come un mezzo che avvicina agli altri, una sorta di antidoto alla "alienazione". L'anonimato facilita l'apertura e il dialogo.

Di solito ci si svela lentamente, solo quando si sente che si può essere compresi; l'investimento affettivo, emozionale è possibile perché c'è distanza e quindi è un tentativo che si può fare a piccoli passi per vedere se funziona.

Vi sono precise differenze nell'approccio dei due sessi.
Le donne chattano per fare nuove amicizie, perché sono reduci da un'esperienza negativa, considerano la chat un luogo di "ascolto" dove le loro sofferenze, i loro bisogni vengono accolti in un modo veloce e "privato".

Gli uomini, per lo più, quando dall'altra parte del monitor c'è una donna, richiede foto, numero di telefono (frequenti sono stati i tentativi di deviare la conversazione su argomenti esplicitamente sessuali).

 

Assistiamo oggi all'esplosione del fenomeno degli "amori virtuali".
La relazione on line è percepita come più controllabile rispetto alla relazione reale. Le donne cercano qualcosa di più, rapporti più intensi e intimi e non è difficile ipotizzare, all'origine di questa ricerca, una profonda insoddisfazione.

Le "chattatrici", a differenza degli uomini, non manifestano un grande bisogno di incontrare personalmente il compagno virtuale.
Il partner in rete piace, all'inizio, per quello che dice e per come lo dice.

L'innamorato virtuale crede di sapere cosa l'altro pensa, ha la sensazione di aver saputo leggere tra le righe, di conoscere tutto della sua vita, del suo passato e del suo presente, ha la certezza di coglierne i desideri e le aspettative, pensa di saperne di più di chi gli vive accanto. Spesso una fotografia ricevuta via e-mail è sufficiente a convincersi di conoscere bene anche l'aspetto fisico dell'interlocutore.

Ci si innamora di un'idea, di un sogno, riempiendo le inevitabili caselle vuote dell'identità dell'altro con parti di sé proiettate. Si ha la sensazione di essere pronti a tutto, ma non a rinunciare all'idea che ci si è costruita dell'altro.

Spesso, con l'incontro nella realtà, arriva puntuale anche la grande delusione. L'illusione di essere coinvolti in un'interazione con l'altro, alimentata solo da pochi stimoli, facilmente fraintesi o oggetto di proiezione, può rivelarsi solo il preludio di un inevitabile fallimento.
La disillusione che si realizza nell'incontro reale con chi non corrisponde alle aspettative, riporta inesorabilmente alla propria irrisolta solitudine. Sul web avvengono indubbiamente "incontri", molto più raramente "relazioni". Un legame può consolidarsi nella realtà solo quando, e i casi sono rari, gli scambi virtuali trovano riscontro nel contatto reale tra due persone.

Non c'è stato un cambiamento nelle persone con l'avvento delle chat: queste hanno solo reso possibile esternare istanze psicologiche precedentemente soffocate. Con questo potente mezzo, certe proposte diventano legittime e viene superata la comune tendenza alla repressione degli istinti.

L'incontro con persone diverse dà vita a confronti e scambi culturali nel corso dei quali si possono approfondire interessi e tematiche di ogni tipo. Le comunità virtuali presenti in Internet possono supplire all'assenza di comunità reali, rendendo possibile, forse illusoriamente, il superamento della solitudine, la costruzione di appartenenze e di relazioni significative, la condivisione di interessi, valori, storie, il raggiungimento di un senso di vicinanza emotiva e di partecipazione ad una collettività.

La chat quindi può avere risvolti positivi, se utilizzata in modo consapevole.

Come ogni altra innovazione tecnologica, il web consente sotto molti aspetti, un miglioramento nella vita delle persone, ma allo stesso tempo rappresenta anche un elemento potenzialmente destabilizzante per chi non ne sappia usufruire in maniera adeguata.

Quando alla solitudine si aggiunge il peso della colpa per avere trascurato il partner o i familiari, dedicando il proprio tempo e le proprie energie al mondo virtuale, può innescarsi un circolo vizioso del tutto simile a quello dell'alcolista: bere per dimenticare i problemi, sentendosi poi peggio e provando ancora più intensamente il desiderio di bere. Le connessioni ad Internet possono farsi più frequenti e più lunghe, alla ricerca di un rimedio in grado di placare le sensazioni dolorose e di quell'eccitazione provata nel corso dell'ultima visita ad una chat room.
Tale dipendenza viene denominata IAD (Internet Addiction Disorder) e una nutrita bibliografia è ormai disponibile sull'argomento.

Naturalmente non tutte le persone che usano Internet ne diventano dipendenti. Il profilo del soggetto "a rischio" rivela una personalità caratterizzata da spiccata sensibilità, tendenza ad isolarsi e ad evitare di esporsi al contatto sociale. L'osservazione di casi di IAD avvalora l'ipotesi secondo la quale il rischio psicopatologico dell'uso della rete, deriva dalle caratteristiche stesse della comunicazione telematica che consentirebbero al soggetto predisposto di vivere una condizione di illusoria onnipotenza ("posso essere tutto ciò che desidero"). Improvvisamente è consentito vivere gli istinti più nascosti con la sensazione di rimanere al sicuro, si liberano parti di sé che potrebbero sfuggire al controllo.

L'utilizzo di più nicknames, le molteplici relazioni vissute contemporaneamente in chat, l'anonimato, possono procurare una frammentazione della percezione del sé. Si è invitati ad intraprendere una varietà di ruoli e a concedere solo frammenti di sé, il rischio è allontanarsi dal "vero sé" , quello che si è imparato a conoscere nella vita reale. Si crea una confusione nella distinzione tra reale e virtuale, e non si comprende più cosa fa parte realmente di sé e cosa è possibile sperimentare solo virtualmente. Inoltre, mancando una reale presenza fisica durante la comunicazione, è impossibile "vivere" messaggi non verbali e tutte quelle informazioni dell'altro che sono fondamentali nell'interazione tra due individui. L'uomo può essere compreso solamente in quanto "essere in relazione", diventa "Io" a contatto con un "Tu" e prende coscienza di se stesso solo in rapporto con l'altro. L'uso delle chat line può anche provocare un altro fenomeno: la percezione alterata del tempo. La comunicazione in chat è più lenta di quella verbale, ed è facile non accorgersi di rimanere collegati molto tempo.

Internet, in sostanza, non è da considerarsi strumento "pericoloso" in assoluto, ma può rivelare o amplificare problematiche psicologiche preesistenti. E' un fenomeno recente e come tale, necessita di studi approfonditi e continue ricerche. Gli eccessi, come sempre, si rivelano controproducenti. E' necessario avvicinarsi a questo potente mezzo di comunicazione con cautela, limitando il tempo trascorso on line, integrando esperienze di comunicazione reale al fine di sviluppare abilità emotive e sociali, ricercando dei filtri che possano allentare il senso di onnipotenza e di attrazione che Internet è in grado di generare, in modo da vivere appieno tutti gli indiscutibili vantaggi del virtuale e di conseguenza migliorare anche le relazioni reali.

04 Dicembre 2009

Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

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