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Come mangiare, ma soprattutto come NON mangiare, quando si soffre di stitichezza?

Intervista al Prof. Dino Vaira. Esistono alimenti specifici ed abitudini alimentari da cambiare per cercare di contrastare questo problema, molto diffuso soprattutto nelle società cosiddette più 'avanzate'?

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In questa intervista al Prof. Dino Vaira, Professore Ordinario all'università di Bologna, Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia, parliamo di stitichezza. Cause, e soprattutto consigli da parte dello specialista per attenuare i disagi che la stitichezza causa. E si può fare molto.

Come si dovrebbe mangiare, ma soprattutto come NON si dovrebbe mangiare, quando si soffre di stitichezza? Esistono alimenti specifici ed abitudini alimentari da cambiare per cercare di contrastare questo problema, molto diffuso soprattutto nelle società cosiddette più 'avanzate'?

Va innanzitutto chiarito che per "stare bene" non occorre necessariamente evacuare una volta al giorno, tutti i giorni, in quanto il numero di evacuazioni "normale" è un parametro molto soggettivo. Da un punto di vista medico si può parlare di stitichezza quando, per almeno 3 mesi nell'arco dell'ultimo semestre, si hanno meno di 3 evacuazioni spontanee a settimana e le feci sono dure o caprine, difficili da espellere o quando persiste una sensazione di incompleto svuotamento. Va differenziata la stipsi cronica da una transitoria difficoltà evacuativa che si può presentare per la modifica delle abitudini, alimentari e non, ad esempio durante una vacanza o quando si cambia attività lavorativa.

Il primo consiglio è quello di bere almeno 2 litri di acqua al giorno, meglio se naturale e a temperatura ambiente. Raccomando di bere l'acqua a piccoli sorsi e lontano dai pasti, ad esempio un litro tra le 8 del mattino e mezzogiorno ed un altro litro tra le 14 e le 18. Una corretta idratazione aiuta infatti a mantenere le feci morbide e facilita il transito intestinale.

E' bene mangiare ad intervalli regolari, evitando di saltare i pasti, e assecondare lo stimolo evacuativo quando si presenta. Quando mangiamo si attivano dei riflessi nervosi a livello di stomaco e intestino che facilitano la propulsione del materiale fecale lungo l'apparato digerente e sono alla base dello stimolo ad evacuare.

La nostra alimentazione è troppo spesso povera di fibre: consiglio pertanto di consumare regolarmente frutta e verdura, meglio se 4-5 porzioni al giorno. In generale bisognerebbe preferire le fibre solubili a quelle insolubili. Mele, pere, prugne, pesche, patate, carote, zucchine e legumi dovrebbero comparire frequentemente sulle nostre tavole, anche sotto forma di passati e centrifugati. Un kiwi maturo a colazione è un toccasana per l'intestino e lo raccomando a tutti miei pazienti. I farinacei raffinati dovrebbero essere alternati con quelli integrali, più ricchi di fibre.

In caso di diverticolosi colica però occorre evitare i cibi integrali, in particolare la crusca, le verdure a foglia larga e la frutta con i semi in quanto possibili cause di irritazione intestinale. Un altro alimento utile in caso di stipsi è lo yogurt, naturalmente ricco di fermenti lattici. Meglio evitare invece i fritti, gli intingoli e i cibi piccanti. Infine una blanda attività fisica "allena" anche l'intestino ed è da preferire a una vita sedentaria: mezz'ora di camminata al giorno può essere sufficiente, insieme alla dieta, a regolarizzare l'alvo.

Se un corretto stile di vita non risolve il disturbo o si associano sintomi di allarme come la comparsa di sangue nelle feci o un calo ponderale non voluto, occorre rivolgersi al medico per l'inquadramento diagnostico della stipsi e per un eventuale aiuto farmacologico. In commercio esistono integratori di fibre alimentari e lassativi con effetto osmotico o emolliente che migliorano il transito e facilitano l'evacuazione aumentando ed ammorbidendo la massa fecale, senza irritare l'intestino.

Attenzione ai prodotti erboristici che spesso si assumono sulla base del passaparola: ritenuti del tutto innocui possono invece irritare l'intestino e causarne nel tempo un ulteriore rallentamento. A questa categoria appartengono per esempio la cascara e la senna.

Ringraziamo il Prof. Dino Vaira, Professore Ordinario all'università di Bologna, Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia, Ospedale S. Orsola via Massarenti 9, Bologna

Alessio Cristianini per Margherita.net


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