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L'insonnia, perché non riusciamo a dormire, e come combatterla

"È bene però chiarire subito che l'insonnia può avere molteplici cause, sia di natura medica che psicologica. Per questo motivo non esiste una soluzione terapeutica univoca"

Intervista al Prof. Vincenzo Natale, Professore presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna

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Se eliminiamo cause facilmente identificabili come ad esempio l'attesa per un avvenimento importante a breve distanza, o delle forti preoccupazioni che ci (letteralmente) tolgono il sonno, quali sono invece i motivi più frequenti e importanti per cui si soffre di insonnia?

L'essere umano si orienta nell'ambiente in cui vive prevalentemente utilizzando le informazioni visive, per tale motivo gli risulta vantaggioso essere sveglio durante le ore di luce e riposare durante le ore di buio.

Per questo motivo l'evoluzione ha favorito una biologia programmata per confinare durante la notte le ore di sonno. Tuttavia, nella nostra epoca, sempre più si tende a svincolare il ciclo veglia-sonno dall'alternarsi naturale della luce e del buio. I ritmi della vita moderna, sia lavorativa che sociale, non tengono conto degli orologi biologici, inducendo una riduzione delle ore del riposo notturno. Non è quindi infrequente che il "semplice" ripristino di norme di "igiene del sonno" possa contribuire a risolvere un problema di insonnia.

È bene però chiarire subito che l'insonnia può avere molteplici cause, sia di natura medica che psicologica. Per questo motivo non esiste una soluzione terapeutica univoca.

Sono state proposte diverse classificazioni del disturbo insonnia, con scarse ricadute utili dal punto di vista terapeutico. Alcuni ricercatori preferiscono considerare l'insonnia più come un sintomo piuttosto che come una malattia. Per chi segue questo approccio assume particolare rilevanza il processo diagnostico, cioè l'individuazione della causa più probabile che induce il sintomo insonnia. Individuata la causa si potrà decidere il trattamento più opportuno. Questo "lavoro" diagnostico richiede tempo e pazienza. Si potrebbe concludere dicendo che non è difficile curare l'insonnia, ma è difficile "capirla".

Quando si può dire di soffrire di insonnia? Esistono dei parametri, dei punti di riferimento che separano chi magari ha solamente un sonno leggero, da chi invece soffre 'ufficialmente' di insonnia?

Per le ragioni precedentemente esposte il servizio che ha sede presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna, dove lavoro, è stato chiamato Servizio di diagnosi e cura delle insonnie. In questi anni ci siamo molto dedicati al problema della valutazione del sonno, cercando di individuare valori di riferimento standard sia soggettivi (questionari e diari del sonno) che oggettivi (attigrafia) per discriminare tra buoni e cattivi dormitori.

Esistono insonni che lamentano una difficoltà di addormentamento, altri che invece si lamentano prevalentemente dei numerosi risvegli notturni che riducono la sensazione di ristoro al mattino quando ci si alza.
Si può sintetizzare dicendo che qualunque persona lamenti un sonno insufficiente e/o di scarsa qualità può considerarsi un insonne. Anche chi lamenta un così detto "sonno leggero", se non è soddisfatto del proprio sonno, può essere considerato un insonne.

Secondo la manualistica attuale si è considerati "ufficialmente" insonni quando le alterazioni del sonno hanno ripercussioni sulla vita diurna come, ad esempio, cefalee, irritabilità, difficoltà di concentrazione. Analizzando le anamnesi dei pazienti che si rivolgono al nostro servizio si evidenzia quasi sempre che i problemi di sonno trascurati tendono ad aggravarsi e a cronicizzarsi. Per questo motivo è preferibile consigliare chiunque percepisca difficoltà ad iniziare o mantenere il sonno per più di qualche settimana a non sottovalutare queste difficoltà, e attivarsi rivolgendosi al proprio medico curante e, in seconda battuta/eventualmente, ad un esperto del sonno.

Come si rimedia a questo problema, che ha risvolti anche nella vita quotidiana, dal lavoro alla famiglia? Quali sono le terapie al momento più efficaci e consigliate degli specialisti? E, parlando di specialisti, a chi ci si deve rivolgere quando si soffre di insonnia?

Come detto precedentemente la fase più "insidiosa" è l'inquadramento diagnostico di un paziente insonne. Sarebbe consigliabile partire sempre con una valutazione anche strumentale. Oggi si può ricorrere all'attigrafia, uno strumento delle dimensioni di un orologio, che viene fatto indossare al polso non dominante per almeno una settimana. La comparazione tra valutazione strumentale (oggettiva) e il racconto del paziente (soggettivo) permetterà da un lato di individuare o escludere cause mediche e dall'altro di descrivere nel dettaglio il sintomo o i sintomi riferiti, agevolando così l'individuazione del trattamento più idoneo.

Esistono rimedi farmacologici e comportamentali. Nel loro complesso gli interventi non farmacologici hanno dimostrato una migliore efficacia a lungo termine. Tuttavia è bene ripetere che ogni tipo di insonnia richiede un intervento personalizzato.

Oggi sono presenti diversi centri specializzati su tutto il territorio nazionale. In tali centri operano in team sia psicologi che medici con differenti specializzazioni (ad es., neurologi, pneumologi, otorinolaringoiatri, psichiatri), garantendo un approccio multi professionale, oggi considerato il più auspicabile.

Ringraziamo il Prof. Vincenzo Natale, Professore presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna

Alessio Cristianini per Margherita.net


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