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Benessere sessuale per tutti

Prima dell'estate ha fatto scalpore sui social network la notizia dei due ragazzi down che si sono sposati, le loro immagini erano radiose come quelle di chiunque nel giorno del suo matrimonio. Molto poco si parla e si affronta sia a livello personale che politico/sociale la sfera della sessualità e affettività delle persone diversamente abili.

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A cura della Professoressa Roberta Rossi - Istituto di Sessuologia Clinica, Roma

Prima dell'estate ha fatto scalpore sui social network la notizia dei due ragazzi down che si sono sposati, le loro immagini erano radiose come quelle di chiunque nel giorno del suo matrimonio. Molto poco si parla e si affronta sia a livello personale che politico/sociale la sfera della sessualità e affettività delle persone diversamente abili, l'argomento rimane avvolto nel mistero e nell'indifferenza generale tanto da far quasi pensare ad una forma di asessualità ed anaffettività generalizzata .

E' ovvio che quando parliamo di disabilità facciamo riferimento ad un ampio spettro di situazioni che possono andare dalla disabilità fisica di vari gradi a forme di disabilità cognitiva che coinvolgono o meno anche funzioni fisiche. In questo senso è quindi importante sottolineare che i vari discorsi che si possono fare su questo argomento devono necessariamente tenere in considerazione i diversi livelli di consapevolezza della persona con abilità diverse e quindi fare i conti con esigenze e potenzialità molto variegate.

Il discorso non è mai facile da affrontare e tutti colludiamo nella negazione di una vita affettiva e sessuale per queste persone: che tipo di occasioni si prospettano per loro? I genitori si dividono: ci sono quelli che nel tentativo di andare incontro alle esigenze sessuali, in genere del figlio maschio, contattano qualche professionista del mestiere, ci sono quelli che invece negano questa esigenza o comunque non avendo risorse per affrontare, rinunciano. Le donne diversamente abili, è opinione comune, non hanno i cosiddetti "impulsi sessuali" e men che mai esigenze affettive e quindi rimangono escluse da ogni, seppur minimo, tipo di tentativo.

Sappiamo che non è facile fare fronte a questo e ci vuole una volontà congiunta che permetta di prendere in considerazione i diversi livelli coinvolti, ma possiamo intanto pensare a dei progetti sui vari aspetti della sessualità/affettività diretti ai genitori, agli assistenti, ai medici e alle persone coinvolte per rendere più accessibili queste tematiche. Potremmo iniziare a riflettere sulla esperienza di altri paesi dove l'assistente sessuale è una professione di aiuto a tutti gli effetti, che rende più accessibile il rapporto con la sessualità. Siamo consapevoli che in questo rimane tagliato fuori l'aspetto affettivo e in tal caso dovremmo pensare ad una rivoluzione culturale più ampia che permetta di cogliere l'essenza della persona al di là della sua abilità.

La rivista scientifica americana Sexuality and disability, che da anni si occupa della ricerca in ambito sessuologico per favorire il riconoscimento del diritto sessuale alle persone con abilità diverse, sta iniziando a pubblicare i risultati relativi al lavoro degli assistenti sessuali (sex workers), con i loro assistititi. I dati pubblicati si riferiscono alla Svezia, paese dove questo tipo di figura professionale è riconosciuta e largamente diffusa, e riportano un alto gradimento nelle persone con abilità diverse, che in tal modo si sentono maggiormente riconosciute come individui. Continuiamo a parlarne.

Professoressa Roberta Rossi
Istituto di Sessuologia Clinica, Roma
Presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica
www.fissonline.it


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