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Ringraziamo la Dottoressa Paola Vinciguerra, Psicoterapeuta e Presidente della EURODAP (associazione Europea Disturbo da Attaccho Di Panico) e dell'UIAP (Unità Italiana Attacchi di Panico) dirige il centro del panico presso la clinica Paideia di Roma.

Attacchi di panico

"Se le persone pensano di guarire prendendo dei farmaci: no. Perché il farmaco va a ripristinare unicamente ciò che chimicamente io altero con lo stato psichico di ansia. Quindi apparentemente posso avere la sensazione di non soffrire più di panico. Ma normalmente appena tolgo il farmaco, a uno, tre, sei mesi di distanza, il sintomo riappare perchè il sintomo è legato a uno stato psichico..."

Stato di allarme, paura, tremore, difficoltà di respirazione... gli attacchi di panico sono un problema molto più diffuso di quanto si possa immaginare. Attacchi che possono arrivare a livelli difficilmente immaginabili da chi non è a diretto contatto con chi soffre di questo grave disturbo e possono interferire a tal punto con la vita di una persona da paralizzarne le più comuni attività quotidiane, dalla vita di relazione, al lavoro. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Paola Vinciguerra, Psicoterapeuta e Presidente della EURODAP (associazione Europea Disturbo da Attaccho Di Panico) e dell'UIAP (Unità Italiana Attacchi di Panico). La Dottoressa Vinciguerra dirige inoltre il centro del panico presso la clinica Paideia di Roma.

Cosa è un attacco di panico? Come si manifesta un attacco di panico nelle sue forme più classiche, e fino a quali livelli si può arrivare?

L'attacco di panico è un disturbo del neurovegetativo, noi ci troviamo di fronte ad una situazione di ansia che produce dei sintomi, i quali sintomi possono essere tachicardia, pannamento, difficoltà di respirazione, tremore. Questo crea una maggiorazione dello stato d'allarme primario che che aveva generato il sintomo, amplificandoli e anche diversificandoli, nel senso che prima parte solo il cuore, poi mi si chiude la gola, poi mi gira la testa, poi comincio ad avere la sensazione che mi si paralizzino le gambe...

Più mi metto paura più produco adrenalina ed essendo un disturbo del neurovegetativo, le risposte del neurovegetativo all'alterazione dell'adrenalina sono queste, solo che per la persona che le sta subendo diventano essi stessi pericolo, o pericolo di morire, o pericolo di impazzire.

Perchè tra i sintomi c'è anche la direalizzazione e la depersonalizzazione. Il neurovegetativo è il sistema nervoso percettivo, ecco perchè può interessare la direalizzazione e la depersonalizzazione. È una percezione.

Perchè si parla sempre di attacchi di panico in chiave femminile? Sono le donne ad esssere più colpite da questo problema?

Non è assolutamente una visione realistica, il problema è dipendente da un'educazione. Gli uomini sono abituati a dover dimostrare di essere forti, stabili, che non soffrono di ansia, che non hanno nessuna malattia chiamiamola 'emozionale', perché per loro significa perdere l'identità di uomo forte capace e attendibile.

Le donne sono educate a mostrare la parte emozionale quindi diciamo che siccome le statistiche noi le rileviamo da coloro che poi si pongono nella richiesta della diagnosi, sono le donne quelle che maggiormente riconoscono uno stato di ansia, uno stato di allarme o addirittura appunto queste sensazioni di minaccia, di angoscia, che si sviluppano e quindi sono di più degli uomini a chiedere aiuto, ma non è un problema femminile, è un problema del genere umano.

A chi ci si deve rivolgere se si soffre di attacchi di panico? Quale è lo specialista più indicato e come trovarlo?

Ovviamente io sono una psicoterapeuta e le dico che ci si deve rivolgere ad uno psicoterapeuta. Ma non glielo dico solo perché sono una psicoterapeuta, ma perché se una persona che comincia a soffrire di attacchi di panico si rivolge ad uno psicoterapeuta che tra le altre cose è abilitato all'uso dell'EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing ndr.) può fare immediatamente un lavoro intanto sul sintomo e sulla paura del sintomo quindi la paura della paura, che è il motivo principale per cui il sintomo si aggrava

Chiaramente questo è fondamentale perché di solito le persone che cominciano a soffrire di panico sviluppano il convincimento di essere in pericolo e spostano tutta la loro vita sul controllo del sintomo.

Quale è la terapia per chi soffre di attacchi di panico, e soprattutto: si guarisce da questo problema, o lo si può solamente tenere sotto controllo?

I metodi di intervento sono due: o vai da uno psicoterapeuta che appunto focalizza l'attenzione e con l'EMDR ti mette in condizione - io lo faccio spesso - ad esempio avevo una persona che rifiutava i farmaci, ma era ossessionata dal sintomo, quindi non viveva, perché tutto le poteva provocare la crisi d'ansia.

Abbiamo lavorato con cinque sedute di EMDR, quindi non è più ossessionata dal sintomo, non ha certo risolto la motivazione profonda del perché il sintomo le è venuto, ma adesso è in condizione di fare un lavoro di psicoterapia. Se il sintomo del panico arriva è perché a livello psichico noi abbiamo una situazione conflittuale, una situazione di passaggio, o un evento traumatico che ci sta sviluppando una situazione di pericolo, e allora in quel caso ancora è proprio l'EMDR che lavora proprio sul trauma (ormai l'Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha definito il metodo elettivo per la cura del post traumatico da stress) e poi bisogna con la terapia andare a scogliere i nodi che evidentemente hanno poi fatto accumulare questa ansia questa sensazione di minaccia che uno piano piano tiene a bada con il controllo ma ad un certo punto l'illusione di poter essere protetta da questa paura profonda cade per un evento o fisiologico o traumatico, e si deve fare i conti con una non crescita, con un non distacco, o molto spesso dei problemi profondi di attaccamento non sicuro.

Si può guarire da questo grave problema, oppure lo si può solo controllare?

Se le persone pensano di guarire prendendo dei farmaci: no. Perché il farmaco va a ripristinare unicamente ciò che chimicamente io altero con lo stato psichico di ansia. Quindi apparentemente posso avere la sensazione di non soffrire più di panico. Ma normalmente appena tolgo il farmaco, a uno, tre, sei mesi di distanza, il sintomo riappare perchè il sintomo è legato a uno stato psichico. La terapia farmacologica ripristina solo la chimica che è stata alterata dallo stato di allarme psichico.

Grazie

Alessio Cristianini per Margherita.net

Ringraziamo la Dottoressa Paola Vinciguerra, Psicoterapeuta e Presidente della EURODAP (associazione Europea Disturbo da Attaccho Di Panico) e dell'UIAP (Unità Italiana Attacchi di Panico) dirige il centro del panico presso la clinica Paideia di Roma.


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