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Asma: le nuove frontiere nella ricerca e nella terapia

Arriva dal Regno Unito, ma porta una firma ed un nome tutto italiano la più recente novità in tema di asma bronchiale. Cause ma soprattutto (tra pochissimi anni si spera) terapia.

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Arriva dal Regno Unito, ma porta una firma ed un nome tutto italiano la più recente novità in tema di asma bronchiale. Cause ma soprattutto (tra pochissimi anni si spera) terapia. La Professoressa Daniela Riccardi - Professore di Fisiologia presso la Cardiff School of Biosciences dell'Università di Cardiff - ha identificato il processo che causa l'attacco d'asma e si appresta ad iniziare la sperimentazione per arrivare ad una cura, si spera entro cinque anni. Abbiamo intervistato la Professoressa Riccardi, ecco cosa ci ha detto.

Quale è la grande novità in tema di asma bronchiale che emerge dalle ricerche del suo team di ricerca presso l'Università di Cardiff? Quale è la causa che avete identificato?
Si sapeva da tanto tempo della presenza di triggers/fattori ambientali (inquinamento, allergeni, polline etc) che provocano uno stato di ipersensibilità delle vie aeree e che innescano un attacco di asma con restringimento delle vie aeree inferiori e infiammazione. Come questo accadeva era finora sconosciuto. Il nostro lavoro ha dimostrato che la presenza di questi allergeni porta alla produzione di sostanze che attivano un "sensore" nelle vie aeree. L'attivazione di questo sensore provoca ipersensibilità, restringimento (= broncocostrizione) e infiammazione. Inoltre, abbiamo anche dimostrato, usando diversi modelli di asma in topo e cellule di pazienti asmatici, che se si blocca questo sensore usando una farmaco che e' già disponibile siamo in grado di prevenire l'ipersensibilità, il restringimento e l'infiammazione delle vie aeree.

Questa è un'ipotesi su cui state lavorando, oppure ormai possiamo dire che finalmente la causa 'originaria' dell'asma è stata identificata in maniera definitiva?
La novità di questo studio è che per la prima volta abbiamo identificato un target, una causa della malattia mentre le medicine correnti trattano i sintomi, non la causa, finora non identificata. Al momento sul mercato abbiamo farmaci che prevengono l'infiammazione (corticosteroidi) e/o che riducono il restringimento delle vie aeree (broncodilatatori). Il fatto che i calcilitici che noi abbiamo utilizzato nei nostri studi, quando nebulizzati direttamente nelle vie aeree prevengono completamente broncoconstrizione, ipersensibilita' e infiammazione in modelli preclinici suggerisce che, se queste osservazioni sono riprodotte in umano, abbiamo per la prima volta un nuovo trattamento per l'asma.

Cosa significa questo, dal punto di vista della terapia e della cura dell'asma? Entro quanto tempo potremo avere una cura che si basi sulle sue ricerche, e come funzionerà?
I calcilitici sono già disponibili e sono stati scoperti per il trattamento dell'osteoporosi. Malgrado questi farmaci siano sicuri e ben tollerati in pazienti, sono stati accantonati dall'industria farmaceutica perché non inducono un miglioramento significativo nella densità ossea. Al momento i nostri sforzi sono concentrati sul riposizionamento dei calcilitici, somministrati per inalazione, per il trattamento dell' asma. Una volta assicurati i finanziamenti, i nostri studi prevedono:

1) Testare gli effetti dei calcilitici (inalati) in situazioni di asma difficile da trattare, specificamente asma resistente a trattamento con steroidi e asma che è esacerbata dal virus dell'influenza;
2) Test di tossicologia per escludere che i calcilitici non siano tossici quando inalati
3) Studi clinici in pazienti asmatici.
Se i dati preclinici avranno un riscontro nei pazienti, potremmo essere nella posizione di avere un nuovo trattamento entro cinque anni.

Si tratta di una cura che risolve il problema in maniera definitiva, oppure una persona che soffre di asma dovrà comunque continuare a girare con lo spray in tasca?
Questo dipende da quanto una persona è esposta a questi allergeni. I calcilitici riducono l'ipersensibilita' delle vie aeree e pertanto riducono significativamente il rischio di un attacco di asma, possibilmente fatale.

Cosa si prova a dare una notizia come questa al mondo scientifico, ma soprattutto a quella importante fetta di popolazione che di asma soffre, spesso in forma grave, e che forse a questo punto non si aspettava più grandi novità nella cura della malattia?
Al mondo ci sono 300 milioni di persone che soffrono di asma. Questi studi sono iniziati cinque anni fa un po' per caso perché fino ad allora io non mi occupavo di questa malattia, ma lavoro da più di vent'anni sul ruolo del sensore del calcio nel metabolismo minerale. In aggiunta all'importanza della scoperta scientifica, il fatto che essa possa avere un impatto positivo sulle vite di milioni di persone nel mondo ci ha dato una forza e una determinazione senza precedenti che ci hanno aiutato a proseguire malgrado le difficoltà incontrate. Ho ricevuto tantissimi messaggi molto toccanti da persone che vivono da decenni con l'asma e per le quali questa notizia ha portato una ventata di ottimismo nelle loro vite, e questo ci porta oltre ogni riconoscimento scientifico.

Alessio Cristianini per Margherita.net


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