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Ringraziamo il Prof. Giuseppe M. Rovera, Primario Medicina II - Clinica San Luca Torino, Presidente ANSiSA - Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione, Professore A.C. presso Scuola di Specialità. Facoltà di Medicina. Università di Pavia e Riabitazione Psichiatrica Università di Torino.

Antiossidanti e radicali liberi

"Un consiglio è quello di cercare per esempio prodotti che rechino molecole come catechine del tè verde, leucocianidine da vite, curcumina, silimarina e resveratrolo nella forma di "fitosomi", ovvero una complessazione con fosfolipidi che aumenta di tantissimo l'assorbimento di questi composti, in modo da sfruttare il loro potenziale antiossidante. Prevengo una domanda che potrebbe sorgere in chi legge queste righe: questa aumentata biodisponibilità non ha generato l'insorgere di effetti collaterali."

Di radicali liberi, antiossidanti, invecchiamento e lotta all'invecchiamento, effetti benefici e prevenzione di malattie anche gravi... beh, se ne sente parlare davvero tanto. Dai benefici che deriverebbero a chi segue una dieta ricca di frutta e verdura di un certo tipo, o a chi integra la propria dieta con (appunto) integratori dalle proprietà antiossidanti.

E poiché di antiossidanti si parla tanto, tantissimo, a volte a sproposito, noi abbiamo deciso di rivolgerci con le nostre domande (che poi sono le vostre) ad un vero esperto nel campo, il Prof. Giuseppe M. Rovera, Primario Medicina II - Clinica San Luca Torino, Presidente ANSiSA - Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione, Professore A.C. presso Scuola di Specialità. Facoltà di Medicina. Università di Pavia e Riabitazione Psichiatrica Università di Torino. Ecco cosa ci ha detto.

Ci può introdurre in parole semplici il concetto di 'radicali liberi', cosa sono, quali i loro effetti sul nostro organismo?

Da un punto di vista chimico i radicali liberi sono molecole con un elettrone spaiato. Questa loro caratteristica li rende estremamente reattivi, più di altre molecole. Nascono per fattori ambientali (radiazioni UV per esempio) e processi metabolici (conseguenze di reazioni enzimatiche come quelle operate da Xantino Ossidasi e Ossido Nitrico Sintasi) e, soprattutto, a causa del lavoro quotidiano che eseguono i mitocondri nel produrre energia. Non dobbiamo pensare che i radicali liberi giochino solo un ruolo dannoso nel nostro organismo, perché sono il normale effetto metabolico di molti processi biochimici. Finchè la quantità circolante di radicali liberi è bassa l'organismo ha abbondanti risorse per neutralizzarli, quali il Glutatione, la superossidodismutasi e la Vitamina E, tra gli altri, ovvero gli antiossidanti endogeni. Quando la quantità circolante di radicali liberi eccede allora questi diventano fonte di stress ossidativo per i lipidi di membrana, le proteine ed il DNA, generando a cascata nuovi radicali liberi che a loro volta avranno potenziale dannoso per l'organismo.

In cosa consiste il cosiddetto processo di ossidazione?

Il radicale libero avendo un elettrone spaiato tende a cederlo per raggiungere la stabilità (riduzione). La molecola alla quale il radicale libero cede l'elettrone subisce quello che è, appunto, il processo di ossidazione. Quindi i due processi vanno di pari passo e sarebbe più opportuno parlare di ossido-riduzione.
La molecola che ha subito la cessione dell'elettrone (per esempio il lipide di membrana) nella maggior parte dei casi si "spezza" a causa dell'elettrone in più frammenti (lipoperossidi) i quali possono diventare a loro volta radicali liberi. La cascata ossidativa è quindi un processo che funziona "a valanga" ingigantendosi durante il suo sviluppo. A meno che non intervenga qualcosa capace di bloccarla. Gli anti-ossidanti.

In che modo gli antiossidanti intervengono a contrastare il processo di ossidazione?

Da un punto di vista chimico gli antiossidanti sono molecole ricche di doppi legami liberi e gruppi-OH. Cioè zone dove l'elettrone in più può "accomodarsi" senza far danni. Sono una sorta di protezione. Se paragonassimo lo stress ossidativo al carico delle buste della spesa, potremmo definire come antiossidante il carrello che ci permette di portarle senza sforzo.

L'organismo umano possiede molte di queste protezioni: il Glutatione, la Superossidodismutasi, la Vitamina E, la Vitamina C e molti altri.

Il ruolo del glutatione è importantissimo, per esempio, nella prevenzione del danno epatico da alcool o dai metaboliti di farmaci quali paracetamolo o nimesulide. Questi ultimi tendono a generare perossidazione lipidica e danno alle proteine del fegato. Il glutatione "scherma" da questo stress ossidativo. Il problema si pone quando le sue "scorte" si esauriscono, evento tipico nel paziente alcolista o nel paziente che abusa di FANS e analgesici quali, appunto, paracetamolo, nimesulide e ibuprofene.

Avendo detto, quindi, che gli antiossidanti svolgono il loro ruolo perché tendono ad ossidarsi con maggior efficienza rispetto ad altre molecole, è logico pensare che a loro volta possano trasformarsi in particolari condizioni di stress ossidativo in ossidanti.

Esempio di questo è il Beta Carotene, il cui uso è fortemente diffuso per la prevenzione del danno da fotoesposizione. Abbiamo dimostrazione clinica del fatto che nei pazienti fumatori il Beta Carotene aumenti il rischio di carcinoma polmonare. Sarebbe segno di buon senso che gli integratori e gli alimenti contenenti questo antiossidante recassero l'avvertenza di non assumere se si è fumatori. Purtroppo così non è.

L'ossidazione è un processo reversibile, che gli antiossidanti possono aiutare a far regredire, oppure quello che è stato è stato?

Come detto prima l'ossidazione è un processo del tutto fisiologico. Quando questo avviene nei limiti fisiologici gli antiossidanti sono in grado di neutralizzare lo stress ossidativo. Quando però il danno è eccessivo si può arrivare anche alla condizione di non reversibilità delle sue conseguenze. Un esempio, forse estremo, è quello dei tumori, che possiamo cercare di prevenire con l'uso degli antiossidanti, ma non certo curare. Per quello dobbiamo intervenire con sistemi più drastici (chemioterapia, radioterapia, intervento chirurgico…).

Come vanno assunti gli antiossidanti? Come integratori, o nell'alimentazione? Ci può dare delle indicazioni pratiche?

Sicuramente con la dieta siamo in grado di assumere antiossidanti o molecole in grado di formarli. Avere una dieta ricca in frutta e verdura (alcune sarà meglio assumerle crude, altre cotte) è quindi una buona norma da seguire.

L'uso degli integratori alimentari contenenti antiossidanti è, purtroppo, più complicato da gestire, in quanto questi prodotti non rientrano nella normativa dei farmaci, come forse sarebbe giusto che fosse. Essendo ritenuti "alimenti" questi non hanno l'obbligo di passare attraverso le direttive di controllo tipiche del farmaco, che sono da ritenere un vero e proprio controllo di qualità. Così facendo diventa difficile per il consumatore potersi orientare nella giungla di prodotti che invadono le farmacie.

Faccio alcuni esempi per antiossidanti endogeni e per antiossidanti di origine erbale.

Il glutatione è possibile impiegarlo in un integratore alimentare, ma siccome è fortemente instabile (in quanto fortemente antiossidante) tenderà a degradarsi nello stesso processo di produzione. Quindi gli integratori contenenti glutatione facilmente potranno non contenere assolutamente nulla (o meno del dichiarato), a meno di impiegare tecnologie di stabilizzazione quali la produzione in atmosfera satura d'azoto, che però, ricordo, non sono d'obbligo di legge poiché parliamo di alimenti. Meglio, quindi, rivolgersi a prodotti contenenti il precursore del glutatione, la cisteina.

Un altro esempio è la superossidodismutasi che incorre in due problemi. Essendo un enzima verrà digerito dai succhi gastrici, quindi dovrà essere in forma di compressa o capsula gastro-protetta, ma il suo assorbimento sarà comunque nullo (per questioni di chimica-fisica molecolare che vanno al di là dello scopo di questa disamina), quindi totalmente inutile. Meglio l'uso dei suoi precursori (Vit A, C, E, Zinco…).

Entrando nel discorso dei cosiddetti fitoterapici andiamo incontro ad enormi problemi, ancora più grandi di quelli descritti prima. Tutte le molecole presenti in frutta e verdura (escluse quelle a valore nutrizionale), quali polifenoli (o bioflavonoidi), alcaloidi, terpeni ed ancora resveratrolo, curcumina e licopene hanno un problema: sono scarsamente assorbiti. La letteratura, ma anche la nostra esperienza clinica, documenta come queste molecole, in quanto prive di valore direttamente nutrizionale (ad esempio non generano calorie) ma potenzialmente (sottolineo potenzialmente) dotate di proprietà farmacologiche, vengono automaticamente estruse dal nostro organismo e quindi non sono realmente utilizzabili per il loro decantato effetto biologico che resta quindi solo teorico.
Esistono poche aziende di produzione (tra cui alcune anche italiane) che lavorano da diversi anni per bypassare questo problema e sfruttare così il potenziale farmacologico di questi composti.

Un consiglio è quello di cercare per esempio prodotti che rechino molecole come catechine del tè verde, leucocianidine da vite, curcumina, silimarina e resveratrolo nella forma di "fitosomi", ovvero una complessazione con fosfolipidi che aumenta di tantissimo l'assorbimento di questi composti, in modo da sfruttare il loro potenziale antiossidante. Prevengo una domanda che potrebbe sorgere in chi legge queste righe: questa aumentata biodisponibilità non ha generato l'insorgere di effetti collaterali.

In quali dosi?

Per quanto riguarda l'uso di integrazione per vitamine e oligoelementi dobbiamo attenerci alla cosiddetta RDA, cioè la dose o le dosi giornaliere previste dalle linee guida ministeriali. Utile quindi rivolgersi al medico in questi casi. Nel caso dei fitoterapici, per quanto detto prima, risulta in alcuni casi difficile rispondere in quanto non per tutti i composti il ministero ha reso noti i dosaggi di utilizzo. Esistono dati pubblicati che riportano dosi e posologie ottimali, ma queste spesso sono estrapolate da dati "in vitro" e quindi non sono attendibili. Inoltre variano a seconda della molecola e della sua biodisponibilità.

Si riuscirà un giorno a fermare il processo di invecchiamento dei tessuti, sapendo da cosa dipende, in base alle più recenti ricerche in questo campo?

Sicuramente a rallentarlo, soprattutto con l'uso delle molecole erbali sopra descritte, visto l'enorme interesse scientifico internazionale da parte di grossi gruppi di ricerca su molecole quali resveratrolo, curcumina, licopene e berberina. Bloccarlo, direi di no. L'invecchiamento e la morte cellulare fanno parte dei normali processi della vita.

Ringraziamo il Prof. Giuseppe M. Rovera, Primario Medicina II - Clinica San Luca Torino, Presidente ANSiSA - Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione, Professore A.C. presso Scuola di Specialità. Facoltà di Medicina. Università di Pavia e Riabitazione Psichiatrica Università di Torino.

A.C. per Margherita.net


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