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Rimozione laser dei tatuaggi

Ritorniamo ancora una volta su un argomento sempre attuale e di grande interesse, sul quale è bene che il dermatologo plastico intervenga con la massima serietà e onestà: la laserterapia dei tatuaggi.

Alcuni punti vanno ancora una volta precisati perchè dalla nostra esperienza risulta ancora poco compresi tra il pubblico interessato.

1) Laserterapia dei tatuaggi non significa portar via del tessuto con il laser in modo da eliminare il pigmento il più rapidamente possibile; poichè il pigmento è situato in profondità questo significa determinare sicuramente un esito cicatriziale sicuramente antiestetico.

Pertanto se si vogliono formulare giudizi sul trattamento laser bisogna prendere in considerazione esclusivamente il laser d'elezione per questo tipo di problema: il laser q switch.

Proporre un laser CO2 per eliminare un tatuaggio significa proporre una metodica che non ha nulla di selettivo e che può essere benissimo assimilata ad un peeling o ad una dermoabrasione.

2) Uno degli argomenti contro il laser q-switch - il laser che non abrade la cute ma frammenta semplicemente il pigmento - è costituito dalla sua lentezza e soprattutto dal fatto che non consente di stabilire a priori il tempo necessario per rimuoverlo.

L'obiezione è più che fondata in quanto - come anche noi non ci stanchiamo di ripetere - questo tipo di laser non è in grado di assicurare non solo i tempi della rimozione ma neanche il fatto che tutto il pigmento venga completamente rimosso al 100%. Tutto ciò non costituisce un problema se il paziente - come spesso accade - vuole semplicemente schiarire un tatuaggio per "coprirlo" con un altro; lo può rappresentare se il paziente vuole rimuoverlo completamente. In ogni caso la nostra esperienza consente di affermare che un tatuaggio amatoriale schiarisce del tutto nel gito di tre sedute mentre un tatuaggio professionale nella media ne richiede sette o otto. Di questo però non si può avere certezza in quanto entrano in gioco anche dei fattori soggettivi legati alla capacità di ogni singolo soggetto (e quindi alle sue cellule) di acquisire il pigmento fuoriuscito in seguito alla frammentazione e portarlo via, oltrechè fattori oggettivi legati alla natura delle particelle di inchiostro.

Chi si accinga a rimuovere completamente un tatuaggio queste cose deve bene averle comprese ed assimilate ed essere psicologicamente predisposto a cominciare un trattamento che potrà protrarsi anche a lungo, più a lungo di quanto era stato preventivato. Parliamo di predisposizione "psicologica" in quanto il costo di un trattamento, a meno che il tatuaggio non sia di grosse dimensioni, non è mai proibitivo e non costituisce un ostacolo alla prosecuzione nel tempo; in ogni caso se lo costituisce, il paziente lo sa ancora prima di iniziare. Tutte queste difficoltà obbiettive non sono tali da indurre a proporre per la rimozione di un tatuaggio un laser non selettivo, pena una distorsione completa dell'immagine di laserterapista da parte di chi lo propone.

3) Un altro argomento che viene spesso dibattuto riguarda il dolore che il trattamento laser provoca. In realtà va ricordato che la laserterapia del tatuaggio deve essere eseguita con accompagnamento di aria fredda ("air cooling")e applicazione preventiva di crema anestetica. Se queste due misure non vengono rispettate è indubbio che la rimozione del tatuaggio possa essere molto fastidiosa, soprattutto in caso di tatuaggi molto estesi.

4) La laserterapia con q-switch, se eseguita con lunghezza d'onda 1064 per il colore nero non provoca ipopigmentazione nè transitoria nè permanente in quanto questo tipo di lunghezza d'onda ha scarsa affinità per la melanina; diverso è se si scelgono lunghezze d'onda (come l'alexandrite q switch) con maggiore affinità per la melanina. L'alexandrite andrà usato esclusivamente per il colore verde.

E' molto importante che questi concetti vengano compresi e assimilati per non creare aspettative sbagliate o - peggio - contenziosi evitabili.


Rimozione di un tatuaggio dopo nove sedute


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