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Il fumo e la pelle È ormai diventato un luogo comune affermare che il fumo, assieme alle radiazioni ultraviolette, sia uno dei più potenti fattori di invecchiamento della cute. Infatti, si sa ormai che i radicali liberi sono i principali responsabili dell'invecchiamento in quanto in grado di ossidare le membrane lipidiche cellulari e intercellulari e che il fumo è tra i colpevoli (non unico ma sicuramente importante) nella loro produzione.

Fu Model nel 1985 a descrivere per primo la "smoker face" caratterizzata da cute atrofica, rughe evidenti, prominenza dei contorni ossei, abnorme pigmentazione cutanea, rilevando tra l'altro che questi cambiamenti erano più pronunciati nelle donne che negli uomini.

Successivamente, accurati studi scientifici hanno permesso di capire anche solo parzialmente che cosa succede alla cute del soggetto che fuma. E' stato infatti calcolato tramite flussimetria doppler che, trascorsi due minuti dopo aver fumato due sigarette, il flusso sanguigno cutaneo si riduce del 20% e che, trascorsi ancora dieci minuti, aumenta di un 50% ma non ritorna normale. Per spiegare il meccanismo di questo fenomeno si è pensato ad una inibizione del rilascio di prostaglandine, alla liberazione di vasopressina e ad alterazioni dell'omeostasi del calcio. L'ischemia locale che si viene a creare può essere responsabile dell'accumulo di sostanze tossiche; inoltre la continua presenza di una fonte di calore stimola la produzione di elastina da parte dei fibroblasti e determina pertanto l'elastosi solare dei soggetti fumatori.

Nel 1997 lavori apparsi su importanti riviste cosmetologiche hanno evidenziato un altro importante effetto del fumo di sigaretta sulla cute: la alterazione della barriera cutanea con perdita della acqua transepidermica e aumento della secchezza. Questo effetto è presente sia nei fumatori attivi che in quelli passivi e non è correlato all'età, costituendo pertanto un fattore di rischio di invecchiamento precoce. La combinazione di fumo di sigaretta e di eccessiva esposizione determinava una riduzione del 62% della barriera cutanea. Il danno sulla barriera si dimostrava comunque superiore rispetto a quello indotto dalle radiazioni ultraviolette.

Quanti fumatori sanno che il fumo invecchia?

Uno studio condotto negli Stati Uniti nel 1999 dimostrava che solo il 45 % dei fumatori era a conoscenza del nesso esistente e che le persone giovani e istruite erano maggiormente consapevoli del fenomeno. Secondo questi autori la conoscenza di tale associazione, soprattutto nella popolazione giovane, potrebbe costituire una importante fattore di deterrenza, al di là della qustione oncologica sentita come troppo lontana e ipotetica.

In ogni caso, verrebbe da domandarsi se l'informazione sempre crescente sulla stampa specializzata riguardo l'invecchiamento cutaneo e la sua terapia non debba sempre tener presente che il fumatore è in questo senso un soggetto a rischio e quindi, se resta putroppo un fumatore, dovrà dedicare alla sua pelle una attenzione e una cura sicuramente superiori rispetto a chi non è affetto da questo vizio.


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