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Dermatologia cosmetica in tempi di recessione "Cosmetic Dermatology in a Down Economy" questo era il titolo di un articolo apparso sulla importante rivista americana "Cosmetic Dermatology" nell'ottobre 2008 nel pieno della crisi economico finanziaria che proprio negli Stati Uniti aveva il suo epicentro ma che non avrebbe mancato - come purtroppo è successo - di far sentire i suoi effetti su tutto il mondo economico globalizzato.

La crisi ,originata dal pauroso indebitamento privato dei cittadini americani per la eccessiva facilità del credito e alimentata dalla spericolata avidità dei banchieri che su questo credito avevano costruito tanto brillanti quanto rischiose ingegnerie finanziarie, ebbe come riflesso immediato una caduta recessiva della economia e una contrazione dei consumi.

Anche da noi, dove questo genere di alchimie finanziarie è meno diffuso, l'effetto indotto è stato comunque quello di produrre una spirale recessiva alimentata inoltre da più che giustificati fattori psicologici.

In questa situazione - verrebbe da chiedersi - quale è il futuro della Dermatologia Cosmetica vale a dire di quella parte della Dermatologia che si si occupa non della patologia ma del lato estetico in definitiva di un aspetto che in una "down economy" può essere definito voluttuario ?

La prima risposta - cui lo stesso editorialista americano accennava - è che il dermatologo plastico, per quanto dedito allo studio della cute in funzione dei suoi riflessi estetici è innanzitutto e soprattutto un medico la cui figura e la cui ragion d'essere derivano dalla risoluzione di un problema in rapporto alla sofferenza che esso produce nell'individuo, anche e soprattutto dal punto di vista psichico. Pertanto il Dermatologo Plastico - essendo dermatologo toutcourt - non si occupa mai del superfluo, non potendo certo essere definiti tale un acne, un melasma, una couperose, un irsutismo.

Ma anche l'aspetto propriamente anti age della Dermatologia, quello apparentemente legato all'effimero è ormai avvertito dalla popolazione come un bisogno insopprimibile nella nostra società fondata sul culto dell'individuo e del suo aspetto fisico, nello sforzo sempre più crescente di cancellare i segni indotti dal tempo.

Si sente talora affermare che questa crisi dovrà comportare una modifica dei nostri stili di vita introducendo modelli più austeri di comportamento... Se è vero però che la crisi ci ha insegnato che non si può vivere a debito consumando più di quello che si produce è anche vero che le soluzioni e le prospettive pauperistiche sarebbero rimedi di gran lunga peggiori del male.

La ripresa dell'economia passa necessariamente attraverso nuovi slanci di creatività e di intrapresa individuali non più in un a logica dell'utile immediato e spropositato ma in una visione meno miope e più lungimirante che punti sempre più alle necessità dell'economia reale. La cura della bellezza, i trattamenti anti età sono ormai parte integrante di questa "economia reale" e ne occuperanno un largo spazio nel prossimo futuro.


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