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i cheloidi Alle volte basta un piercing o anche solo un lievissima ferita: quando la pelle cicatrizza si forma una cicatrice antiestetica, esuberante, talvolta anche un cheloide che deborda dai margini originari e diventa sempre più grande. Si crea così un problema molto spiacevole che induce la paziente a visitare dermatologi e chirurghi plastici, nell'obbiettivo, non sempre facile, di risolvere il problema.

Quali siano i meccanismi precisi della formazione del cheloide non è noto, anche se ormai, essendo più chiari i meccanismi patogenetici della cicatrizzazione, qualcosa di più sicuramente si conosce su questo argomento. Parallelamente, anche le possibilità terapeutiche si sono ampliate, in concomitanza con gli sviluppi della laserterapia.

Attualmente si ritiene che le terapie combinate rappresentino la soluzione migliore per il trattamento dei cheloidi: la crioterapia e la successiva iniezione di steroide intralesionale possono costituire un rimedio efficace ma non garantiscono la risoluzione del problema al 100%.

In alternativa, ottimi risultati si sono avuti con la combinazione di iniezioni intralesionali di steroide abbinate alla laserterapia con dye laser a 585 nm. Questo tipo di laser è ottimale per le formazioni vascolari e quindi risulta in grado di agire sulla componente vascolare del cheloide. anche se nei fototipi scuri non è esente da rischi.

Nei casi di cheloidi di dimensioni ridotte (quali appunto quelli sul lobo auricolare, spesso conseguenti alla esecuzione di un piercing) si ricorre all'escissione chirurgica del cheloide (eseguita però con metodo tangenziale) fatta seguire a breve distanza dalla iniezione dalla infiltrazione di steroide. I risultati sono in genere molto buoni, e non si notano le classiche recidive tipiche in questi casi delle exeresi totali.

 

Bisogna però aggiungere che il metodo migliore per evitare i cheloidi è la prevenzione: evitare qualsiasi tipo di traumatismo sulle pelle se è presente una anamnesi familiare positiva, (compresa la chirurgia estetica) applicare gel al silicone per lunghi periodi nelle sedi sottoposte ad intervento. Questo prodotto,per quanto abbia un meccanismo d'azione poco conosciuto, di recente commercializzato in Italia, ha dato risultati molto brillanti.

Nelle regioni più critiche,quali il dorso e la regione presternale, può anche essere utile eseguire una adeguata terapia elastocompressiva, purtroppo non sempre accettabile per la paziente.


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