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Quali sono i materiali più utilizzati al giorno d'oggi, e quali caratteristiche presentano rispetto a quelli utilizzati precedentemente? Le protesi più utilizzate attualmente sono le quelle costituite da un involucro di silicone solido, ma elastico, contenente silicone in forma di gel coeso. Rispetto a quelle di alcuni anni fa ci sono alcune essenziali differenze. La prima è la coesione del gel interno: oggi è meno "liquido" di un tempo, caratteristica che rende più sicure le protesi in caso di rottura, impedendo la migrazione del silicone nei tessuti circostanti.
L'involucro è inoltre più robusto e quindi più resistente alla rottura: proprio per questo non si consiglia più di sostituire protesi impiantate dopo 10 anni, ma solo nel caso si evidenziasse un sospetto di rottura. Si è modificata anche la testurizzazione (la ruvidezza della parete determinata da una particolare lavorazione applicata all'involucro) in modo da permettere una maggiore adesione dei tessuti circostanti alle protesi e quindi una minore incidenza di indurimento delle capsule periprotesiche.
Uno dei maggiori problemi degli impianti al seno è legato al problema dell'incapsulamento: intorno ad ogni corpo estraneo, e quindi anche ad ogni protesi, l'organismo crea un involucro fibroso (detto capsula). Nella maggior parte dei casi questo involucro è sufficientemente sottile ed elastico da non essere assolutamente percepibile, mentre in alcune pazienti (e purtroppo non esiste modo di prevederlo) tale capsula è più spessa e rigida causando la costrizione della protesi e quindi l'"indurimento" del seno operato. Questa complicanza in alcuni casi costringe la paziente a sottoporsi ad un nuovo intervento per incidere o asportare tale tessuto anomalo.
Un tipo di protesi che riduce l'incidenza di incapsulamento, e che è molto utilizzata, è composta da gel in silicone coeso contenuto in un involucro di silicone, che invece di essere rivestito da una lamina di silicone testurizzato, è rivestito di una lamina in poliuretano. Con questo materiale i casi di incapsulamento si abbassano dal 10-15% al 2-5%.
In che direzione va la ricerca? Quali saranno i materiali del futuro prossimo? Per quanto si siano già raggiunti degli standard molto alti con le protesi attualmente esistenti sul mercato, la ricerca è rivolta a tentare di risolvere i due problemi principali che restano alle protesi moderne: ridurre l'incidenza di incapsulamento e trovare un materiale alternativo al silicone che risulti trasparente durante gli esami strumentali che si effettuano alle mammelle per lo screening del cancro. Il silicone infatti è opaco e rende più laboriosa, anche se comunque possibile, l'esecuzione delle mammografie.
Quando si sente parlare di seni che 'scoppiano' in aereo o di perdite
interne abbiamo a che fare con le solite leggende metropolitane o vi
è un fondo di verità? Le protesi che scoppiano in
aereo sono leggende metropolitane: la cabina dell'aereo di fatto è
pressurizzata quindi non c'è nessun pericolo per le protesi.
Invece per quanto riguarda le perdite interne, possiamo dire che le
protesi più universalmente utilizzate, con interno in gel di
silicone e rivestimento in silicone testurizzato o in poliuretano, sono
esenti da questo tipo di problemi, ma ci sono stati alcuni tipi di protesi
utilizzate in passato in materiali diversi che hanno dato questo problema
e hanno reso necessario l'espianto delle stesse.
Esuliamo dai materiali, per un attimo, e parliamo dell'intervento in sé. Perché a volte gli impianti vengono inseriti attraverso un taglio effettuato sotto l'ascella, a volte sotto la piega inferiore del seno, altre volte addirittura sul bordo del capezzolo? Si tratta di scelte legate al tipo di impianti, estetiche, o altro? In alcuni casi la scelta è condizionata dall'anatomia della paziente o dalla scelta delle protesi, in altri invece dipende solo da motivazioni estetiche, legate alla qualità di cicatrizzazione della pelle della paziente o alle preferenze della paziente. Per esempio una delle "vie" più utilizzate per l'inserzione delle protesi è quella lungo il bordo inferiore dell'areola, ma non è praticabile se l'areola è troppo piccola o le protesi scelte troppo grandi in proporzione. Alcuni tipi di protesi che danno risultati molto belli, sono in realtà più rigide durante l'inserimento per cui è consigliabile seguire la "via" nella piega inferiore del seno.
È possibile 'cambiare idea' e decidere di rimuovere gli impianti dopo qualche tempo? E se sì, con quali conseguenze? Si, è possibile rimuovere gli impianti. Nel caso di protesi non troppo voluminose questo può avvenire, in genere, senza lasciare cicatrici o segni evidenti. Se al contrario le protesi erano voluminose, ed erano rimaste in sede per alcuni anni, le mammelle possono rimanere ptosiche (cadenti) richiedendo una correzione chirurgica (che si può effettuare contemporaneamente all'espianto). Questo intervento viene chiamato mastopessi e consente di riportare le mammelle nella loro posizione corretta.
Chiunque può sottoporsi all'intervento oppure vi sono delle situazioni e/o delle persone per le quali l'impianto al seno è fortemente sconsigliato? L'impianto al seno è sconsigliato soltanto alle donne che non siano in buone condizioni di salute, diciamo in tutti quei casi in cui sia meglio evitare qualsiasi intervento non strettamente necessario.
A che età si può iniziare a valutare la possibilità di effettuare un intervento di impianto al seno? Direi con la maggiore età. Anche perché l'accettazione delle protesi, in quanto corpi estranei, è un problema molto personale che richiede una scelta consapevole da parte di colei che si sottopone all'intervento. Le protesi dovranno restare inserite per tutta la vita, quindi non può essere la scelta dei genitori (che per legge devono dare il consenso all'intervento in caso di minore età della figlia), ma deve essere la scelta ponderata e convinta della paziente stessa.
Margherita.net
Si ringrazia la Dott.ssa Patrizia Gilardino
Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di
Milano nel 1988, si è specializzata nella Scuola di Chirurgia
Plastica Ricostruttiva dell'Università degli Studi di Milano
nel 1993. Iscritta all'Ordine dei Medici di Milano dal 1989, ha lavorato
fino al 2003 all'Unità Funzionale di Chirurgia Plastica
dell'Ospedale Multimedica di Sesto San Giovanni. Esercita la libera
professione in diverse strutture milanese: Poliambulatorio della Guardia
di Finanza di Milano, Centro Dermatologico Europeo e nel proprio studio
di via Colonna, a Milano. È membro della Società italiana
di Chirurgia estetica e plastica ricostruttiva, della Società
di verifica e controllo di qualità, della Società americana
di chirurgia plastica e della Società americana per la fototerapia
dinamica. E-mail patriziagilardino@tin.it
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