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Sport e alimentazione
Premettiamo subito che in questa nota per "sportivo" vogliamo
intendere chiunque, uomo o donna, pratichi una attività di tipo
sportivo, appunto, ma non a livello professionale, ma soltanto amatoriale,
dilettantistico cioè.
Molte nostre giovani lettrici sono, infatti, impegnate in vari tipi
di sport, nel senso che abbiamo anticipato, e pertanto pensiamo che
possa essere loro utile una scheda alimentare da poter consultare e
seguire quale indirizzo orientativo per le loro esigenze nutrizionali.
La ragazza che pratica una qualsiasi attività sportiva deve
considerarsi, ovviamente, come un soggetto sano che presenta un fabbisogno
energetico superiore a quello medio di una coetanea che non faccia sport,
anche se talvolta impegnata in un lavoro faticoso e non proprio sedentario.
Ne deriva che la donna sportiva deve seguire una dieta che permetta
di far fronte al dispendio energetico richiesto dagli allenamenti e
dalle eventuali competizioni a cui si trovi a partecipare. Tanto per
porre subito un punto fermo possiamo dire, approssimativamente, che
la spesa energertica di una ragazza che faccia seriamente dello sport
può arrivare alle 4000 calorie giornaliere e, talvolta, anche
a superarle. La spesa calorica dipende naturalmente, come è facile
intuire, dal tipo di sport anzitutto, dall' intensità e dalla
durata delle prestazioni e quindi dal lavoro complessivo svolto nel
corso dell'addestramentro e delle competizioni. Volendo fare qualche
esempio, riferito agli sport più frequentemente praticati dalle
ragazze, possiamo dire che il consumo energetico per ora raggiunge i
valori massimi nello sci (velocità) nella corsa piana (mezzofondo),
nel tennis (singolo), nel pattinaggio, nella scherma e nel volley. In
queste discipline si registrano, seguendo l'ordine di citazione, dalle
900 alle 500 K/cal. di consumo calorico all'ora.
Chi pratica uno sport, naturalmenete, deve trarre le energie che gli
servono dalla normale alimentazione, come del resto fanno tutti gli
individui sani, ma da questi si differenzia per i consumi proporzionalmente
aumentati, per la scelta necessaria dei principi nutritivi più
adatti ad una data disciplina e per l'aggiunta, spesso obbligatoria,
di integratori minerali e vitaminici.
Vediamo di esaminare i vari principi alimentari in rapporto al consumo
particolare che gli sportivi, o atleti che siano, sono costretti a fare
agli effetti del lavoro energetico che ne debbono ricavare per ottenere
una prestazione fisica ottimale.
E cominciamo dalle proteine che giocano un ruolo fondamentale nelle
alimentazione dello sportivo, e non solo dello sportivo. Intanto va
messo subito in evidenza che nello sportivo in generale, donna compresa,
l'esercizio fisico determina un incremento delle masse muscolari, di
cui l'apporto di proteine provvede a mantenere il trofismo, non solo,
ma fornisce anche energia a tali organi attraverso la gluconeogenesi,
che consiste nella formazione di glucosio a partire da sostanze diverse,
tra cui alcuni particolari aminoacidi derivanti proprio dal catabolismo
proteico. Anche nell'attività sportiva più intensa, tuttavia,
non si osserva generalmente un fabbisogno proteico eccessivamente aumentato,
per cui non è quasi mai necessario superare il valore del 15%
di proteine nella razione alimentare dello sportivo.
L'unica eccezione potrebbe essere rappresentata dagli sport di forza
e di massima potenza (come il sollevamento pesi, i lanci e la lotta,
ad esempio) nei quali è necessario, per competere con successo,
sviluppare sempre delle grandi masse muscolari. Alcuni studiosi arrivano
a precrivere, in questi casi, anche 2 - 3 grammi di proteine per kg
di peso corporeo, seppure per periodi di tempo non prolungati. Ma non
è il caso delle nostre lettrici, che al massimo sono impegnate
nel body building e nelle altre comuni attività di palestra.
Per i grassi si consiglia generalmente di evitarne gli eccessi nella
dieta, anche se si deve osservare che chi pratica attività sportive
e si mantiene in buone condizioni di allenamento, è solitamente
in grado di tollerare anche una dieta a contenuto di lipidi piuttosto
elevato, molto meglio di quanto possa fare una persona che conduca una
vita sedentaria.
Per quanto riguarda infine i carboidrati (vale a dire zuccheri ed amidi)
possiamo dire che rappresentano senz'altro la base del regime dietetico
nello sportivo, ma che non devono superare il 60% della razione calorica
totale se si vogliono evitare alcuni effetti indesiderati, quali meteorismo,
sovraccarico epatico e pericolo di sovrappeso.
L'apporto vitaminico raccomandato è quello che si consiglia
in un individuo normale, ponendo attenzione a somministrare sempre supplementi
dietetici ricchi di vitamine B1, C ed E. La prima entra nel metabolismo
dei carboidrati ed è contenuta nel prosciutto, nei legumi, nella
carne in genere e nei fiocchi d'avena. L'acido ascorbico (frutta fresca,
verdura e vegetali in genere) deve essere ben rappresentato nella dieta
dello sportivo in quanto il suo consumo risulta almeno tre volte maggiore
rispetto a quello del soggetto a riposo, intervenendo nella biosintesi
della carnitina (e quindi nel metabolismo degli acidi grassi), nella
attività del corticosurrene, nella formazione e nella funzione
dei connettivi, oltre che sulla permeabilità dei capillari. Particolare
attenzione va riservata alla somministrazione dei sali minerali, tenendo
presente che chi pratica attività sportive suda molto ed elimina,
con il sudore, acqua e sali minerali che vanno rimpiazzati con l'alimentazione.
Concludiamo raccomandando che la prescrizione di diete particolari
e la somministrazione di sali minerali e di altri integratori dietetici
non venga mai decisa autonomamente dall'atleta, ma affidata al controllo
del medico sportivo, se necessario, come avviene negli sport professionali
ed anche nella pratica di attività dilettantistiche di un certo
impegno.
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