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Il caffé fa bene o fa male? Il caffè, ci riferiamo alla bevanda, è notoriamente la più importante e diffusa fonte di caffeina per i consumatori dei paesi occidentali. Viene preparato con il frutto della Coffea arabica (e specie affini), pianta che viene indicata anch'essa con lo stesso termine. Si racconta che già l'uomo del paleolitico avesse scoperto le principali piante contenenti caffeina e le usasse per preparare bevande.

Non sappiamo se questa credenza corrisponda alla verità, ma è certo che alla base dell'enorme diffusione del caffè (ed anche delle altre bevande contenenti caffeina) c'è stata l'antica convinzione, confermata poi da una secolare esperienza, che esso esercitasse una attività stimolante ed anti-ipnotica in grado di elevare il tono dell'umore e di combattere la fatica e la sonnolenza.

Il consumo di caffeina negli Stati Uniti è stato valutato, in media, intorno ai 170-200 mg di caffeina "pro capite" al giorno, corrispondenti a poco meno di tre tazzine di caffè "all'italiana".

Circa il 90% di questa caffeina proviene dal consumo di caffè e solo la percentuale restante deriva dal tè, dalla cioccolata e da bevande aromatizzate con la cola (in cui la caffeina viene aggiunta, in parte, anche durante la lavorazione).

Di fronte a questi dati statistici (che come al solito ricaviamo dalla letteratura di lingua inglese) sorge spontaneo il quesito su quali effetti possa avere la caffeina sull'organismo umano. In altre parole: bere molto caffè può far male? Il caffè, quindi, può in certi casi costituire un problema medico se si considera che, specie in Italia, una discreta percentuale della popolazione consuma tale bevanda in quantità tale da provocare non di rado effetti collaterali su vari organi ed apparati ed, anche, da poter interreagire con varie terapie farmacologiche.

Se vogliamo accennare brevemente alla tossicologia del caffè (che è poi quella dovuta alla caffeina, o trimetilxantina, contenuta in tale bevanda) dobbiamo naturalmente riferirci alle reazioni secondarie e indesiderate che possono comparire nell'uomo in buona salute dopo l'ingestione di una quantità eccessiva della bevanda, corrispondente a concentrazioni plasmatiche maggiori di 30 microgrammi per ml di plasma. In tale evenienza si possono avere effetti nocivi sul sistema nervoso centrale e sull'apparato cardiocircolatorio, rappresentati da insonnia, stato di eccitazione, ansietà, tremori muscolari, tachicardia, extrasistolia e, talvolta, polipnea. Inoltre gli oli essenziali presenti nel caffè possono dare irritazione gastrointestinale sino a provocare, in certi casi, diarrea. Ricordiamo, infine, che anche nei soggetti che non fanno un consumo eccessivo di caffè, ma che siano predisposti, si può sviluppare, dopo qualche tempo, una certa dipendenza o assuefazione alla bevanda.

Però la tazzina di caffè rientra a tal punto, ormai, nelle abitudini "alimentari" degli europei (italiani soprattutto) ed anche degli americani per cui risulta piuttosto difficile parlare di una vera dipendenza nel senso di un consumo compulsivo della bevanda. D'altra parte il senso di benessere, il miglioramento delle prestazioni intellettuali e l'effetto anti-fatica che sono attribuibili al caffè rappresentano sollecitazioni psicofisiche talmente positive e radicate a cui pochi saprebbero ormai rinunciare. Questo non significa che l'abuso di caffè non possa condurre ad una serie di disturbi che vengono generalmente indicati con il termine di "caffeinismo" e comprendono, come abbiamo detto, l'irritabilità, l'insonnia, le palpitazioni cardiache e talora i crampi muscolari.

La dose massima che non deve essere superata nel corso delle 24 ore nei soggetti sani è di circa 5-600 mg, corrispondenti, più o meno, a 7 tazzine di caffè, con molte eccezioni dipendenti dalla diversa sensibilità di ogni singolo individuo nei confronti della caffeina. È noto infine (e va ricordato in conclusione) che esistono alcune condizioni morbose nelle quali l'uso del caffè deve essere, all'occorrenza, limitato o abolito come nei casi di pazienti sofferenti di gastrite, ulcera peptica, enterite e colite, ipertensione arteriosa, ipertiroidismo o perché affetti da alcune aritmie cardiache. Le stessa raccomandazionie ci sembra opportuno rivolgere, affinchè evitino o limitino l'assunzione di caffè, anche a quei pazienti che presentano turbe del sonno, ansia e disturbi da panico.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/

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