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Le allergie alimentari Volendo affrontare
questo importante capitolo della medicina, sia pure con fini divulgativi,
non basta iniziare con una definizione di quella che è "l'allergia
da alimenti ", ma bisogna prima di ogni altra cosa distinguerla
dalla intolleranza alimentare. E per fare questo può essere indispensabile
una chiara precisazione sulla eziopatogenesi di entramnbe le entità
cliniche.
Cerchiamo allora di chiarire, per il nostro lettore, cosa debba intendersi
quando si parla di allergia o di intolleranza in campo alimentare. Innanzi
tutto premettiamo che le manifestazioni cliniche di allergia e di intolleranza
nei riguardi di certi alimenti vengono rilevate soprattutto nei paesi
che godono di un più elevato tenore di vita, come quelli del
mondo occidentale, in conseguenza di un maggiore uso di prodotti alimentari
trattati con tecniche industriali.
L' intolleranza alimentare è più frequente dell'allergia
e, in parole semplici, può essere considerata la conseguenza
dell'ingestione di alimenti "non tollerati" che sono in grado
di causare un quadro sintomatologico spesso simile a quello delle allergie,
ma dal quale si differenzia in quanto nell'intolleranza non viene interessato
il sistema immunitario.
Va detto che in questi casi non va imputato soltanto l'alimento per
se stesso, ma vanno messi in causa anche i cosiddetti additivi, vale
a dire quelle sostanze che vengono aggiunte agli alimenti per renderli
più gustosi, per migliorarne l'aspetto ( ad esempio il rosso
carminio ) e per favorirne la conservazione. Nel caso dell'allergia,
invece, la sintomatologia compare molto rapidamente, dopo l'assunzione
del cibo incriminato, per azione di una sostanza, in esso contenuta,
che agisce sul nostro sistema immunitario. Bastano anche piccole quantità
dell'alimento responsabile, che contiene l'allergene, per coinvolgere
il sistema immunologico e scatenare il quadro clinico.
Diciamo subito che solo al 5% di quelle manifestazioni che sono dette
globalmente di "intolleranza-allergia", spetta di essere definite
come il risultato di una autentica reazione allergica, nel senso che
possono considerarsi reazioni allergiche propriamente dette, dovute
a meccanismi immunitari mediati dalle immunoglobuline. Le reazioni avverse
alimentari, dovute ad intolleranza, sono più frequenti di quelle
allergiche e possono dipendere da varie cause, tra cui ricordiamo quelle
dovute a deficit enzimatici ( come l'intolleranza al latte da mancanza
di lattasi ) ed a certe reazioni pseudoallergiche conseguenti a meccanismi
extraimmunologici, come quelle prodotte dall'assunzione di farmaci.
Se vogliamo trattare solo delle vere allergie alimentari, dobbiamo
dire che tale affezione è più frequente nell'infanzia,
basti pensare che l'allergia al latte vaccino o all'uovo si riscontra
ben nel 5% dei bambini sotto i due anni, mentre poi si presenta sempre
più di rado, sino ad arrivare, verso i 12 anni, ad una incidenza
che è simile a quella che si riscontra nell'adulto.
Per quanto riguarda il quadro clinico dell'allergia alimentare, possiamo
ricordare quella grave reazione sistemica che è lo shock anafilattico
(fortunatamente poco frequente), la comparsa di vescicole nel cavo orale,
l'edema delle labbra (edema di Quincke), il vomito e la diarrea, l'orticaria,
la rinite, la rinocongiuntivite e l'asma bronchiale. A proposito dell'edema
di Quincke dobbiamo però precisare che non sempre deve attribuirsi
ad un meccanismo sicuramente allergico, ma che può verificarsi
anche come una reazione pseudoallergica a stimoli esogeni (alimentari
o farmacologici) o essere attribuibile, in certi casi, a causa non accertata
(edema idiopatico).Per quanto riguarda le manifestazioni cutanee, molto
estese nel bambino, diventano meno diffuse nell'adulto, nel quale le
lesioni interessano soprattutto le pieghe flessorie degli arti.
La diagnosi di allergia alimentare (e specialmente la differenziazione
dalla intolleranza) è generalmente complessa e si basa sull'anamnesi
accurata, sulla esecuzione di test cutanei e sierologici, oltre alle
cosiddette "diete di eliminazione" per identificare l'alimento
responsabile.
Come si cura l'allergia alimentare? E' intutuitivo che la terapia fondamentale
consiste nell'eliminazione dell'alimento incriminato, una volta che
questo sia stato individuato attraverso le varie diete di prova, non
solo ma escludendo anche, se possibile, i pollini che hanno una cross-reattività
con qualche allergene alimentare. Esistono infatti delle reattività
crociate (o cross-reazioni) tra gli allergeni inalanti e quelli alimentari,
come accade, ad esempio, tra gli allergeni respiratori della betulla
e quelli alimentari della mela, tra le graminacee ed il pomodoro, tra
gli acari ed i gamberetti, e così continuando. Per quanto riguarda
i farmaci, di cui non si possa fare a meno, si può tentare la
prevenzione con il sodio cromoglicato o la terapia sintomatica con gli
antistaminici.
Ma quali sono gli alimenti più spesso incriminati e di cui si
deve più frequentemente sospettare? Quelli più pericolosi
sono i cosiddetti "allergeni stabili" che resistono cioè
meglio alla cottura ( allergeni delle arachidi, del merluzzo, la lattoglobulina
e la ovoalbumina, mentre gli allergeni vegetali sono labili al calore,
per cui possono produrre allergie solo se assunti crudi, mentre vengono
generalmente tollerati se ingeriti cotti.
Per dare uno schema orientativo a chi ci legge elenchiamo, qui di seguito,
gli alimenti che più comunemente danno reazioni allergiche in
Italia e nei paesi occidentali:
- crostacei e molluschi (paesi mediterranei)
- frutta (castagna, melone, kiwi, avocado, banana, mela, pesca, noci,
arachidi)
- verdure: pomodoro e sedano
- latte vaccino (infanzia)
- soia: sono spesso allergici i bambini che non tollerano il latte
vaccino.
- uova: la cottura riduce l 'allergenicità del 70%
- pesce (merluzzo)
Non dimentichiamo, infine, che gli allergeni possono trovarsi non solo
nell'alimento di origine, ma anche in altri cibi, il che rende molto
difficile la prescrizione di diete sicure. Ad esempio le arachidi possono
trovarsi in certi liquori e nella cioccolata, la soia negli hamburger
e le proteine del latte vaccino sono presenti in numerosissimi alimenti,
quali burro, salsicce, hot dog, pesce in scatola, ecc
. Ma ne parleremo
più a lungo e a fondo nei prossimi articoli dedicati a questo
interessante tema, quando tratteremo in modo specifico della dietoterapia
e delle diete di prova. A questo proposito, vorremmo ricordare soltanto,
prima di concludere, gli allergeni cosiddetti maggiori di molti ordinari
alimenti, la cui identificazione è ormai sicuramente accertata.
Le proteine del latte vaccino, ad esempio, sono certamente la causa
più frequente di tutte le allergie alimentari, specie nei bambini
più piccoli, e, inoltre, non va dimenticato che il latte vaccino
è diffusamente usato quale componente di molti altri alimenti.
Anche l'albume dell'uovo è spesso causa di allergie alimentari
nell'infanzia , e, sebbene più raramente, talvolta pure nell'adulto,
ricordando però che la cottura generalmente modifica alcune proteine
dell'uovo rendendolo meno allergenico in entrambi i casi. Quando si
parla poi di allergia al pesce, ci si riferisce soprattutto al merluzzo,
ma diverse altre specie ittiche sono spesso chiamate in causa, tenendo
però presente che molte volte non si tratta di reazioni allergiche
vere e proprie, ma piuttosto di intolleranze tossiche, dovute soprattutto
alla liberazione di istamina.Lo stesso fenomeno si può verificare
in alcuni crostacei, soprattutto gamberi e granchi.
Tra le carni animali teniamo presente quella di maiale che viene considerata
come una di quelle più allergizzanti, anche se talvolta è
stato dimostrato che la causa andava ricercata in un inquinamento da
antibiotici. Per quanto riguarda le verdure, il più implicato
di tutte è stranamente il sedano, oltre a quei vegetali che presentano
cross-reattività con i pollini ed a cui abbiamo già accennato.
Anche della frutta abbiamo già detto e quindi terminiamo accennando,
tra i legumi, alla soia. Sono le frazioni proteiche di questa che provocano
reazioni allergiche, specialmente in quei bambini che non tollerano
le proteine del latte vaccino e quindi andrebbe meglio valutata la sostituzione,
che viene ancora raccomandata, con questo latte in quei bambini che
presentano una tale intolleranza allergica.
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