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La sterilità di coppia
Oggi non si considera più singolarmente la sterilità
femminile o maschile, ma si prende in esame la coppia sterile dopo 1-2
anni di rapporti sessuali regolari, come vedremo.A dire il vero le coppie
realmente infeconde sono meno di quello che comunemente si crede e,
secondo alcuni medici, sarebbe talora sufficiente, in certi casi particolari,
una ben condotta opera di convincimento a livello psicologico per ottenere
risultati insperati.
Una volta, infatti, si diceva "sterilità", mentre
oggi si preferisce usare "infertilità" come terminologia
più appropriata, sia che ci si riferisca alle femmine, ai maschi
o ad entrambi.Vediamo di capirci qualcosa in questa locuzione e, a tale
scopo, cerchiamo di darne una definizione. Si intende per infertilità
in generale quella condizione di una coppia per cui questa "non
è capace di concepire o di portare a termine una gravidanza dopo
almeno un anno di rapporti sessuali praticati regolarmente ed, ovviamente,
senza l'uso di anticoncezionali".Questa è la definizione
comunemente accettata, ma si tenga presente che circa il 10% delle coppie
considerate normalmente fertili, e che abbiano rapporti regolari non
protetti, non riesce egualmente a concepire durante il primo anno di
tentativi ed un buon 5% non vi riesce nemmeno dopo due anni.
Ne consegue che prima di sospettare una sterilità di coppia
è necessario attendere, talvolta, anche più di due anni.
Secondo dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbero
affette da infertilità almeno il 10% delle coppie, con variazioni
importanti da una nazione all'altra. Uno dei luoghi comuni più
diffusi, da molti ancora accettato, è che la sterilità
sia da reputarsi un fenomeno esclusivamente femminile, mentre sarebbe
dimostrato che quasi in un terzo dei casi di coppie non fertili la causa
sarebbe stata riscontrata nel maschio e, soltanto nel 35-40%, nelle
femmine. I casi in cui la coppia non è fertile, per problemi
che riguardano contemporaneamente entrambi i membri della stessa, si
avvicinerebbero al 30%.
Se prendiamo in considerazione quelle che sono le cause più
comuni dell'infertilità nella donna dobbiamo sottolineare soprattutto
le turbe dell'ovulazione, naturalmente, e certe anomalie anatomiche,
quali ad esempio quelle che interessano le tube.
Se invece passiamo ad esaminare le cause d'infertilità nell'uomo,
dobbiamo generalmente attribuirle in primo luogo a disturbi della spermatogenesi,
ad ostruzioni anatomiche ed anche a fattori immunologici. Dalla nostra
esperienza risultano, infatti, come cause frequenti l'occlusione tubarica,
alcune malattie genitali femminili, certe disfunzioni endocrine e, nell'uomo,
le azoospermie ed alcune oligoastenospermie.
Come accade sempre in medicina , anche in questo campo della patologia,
la diagnosi costituisce sempre il primo atto medico da intraprendere
e dal quale deriva poi sempre l'intervento terapeutico appropriato.
Una domanda, in particolare, ci è stata rivolta da molte delle
nostre lettrici. Essa chiede in sostanza quali possibilità di
cura abbiano oggi le coppie non fertili. Ovviamente le possibilità
di risolvere tale problema dipende soprattutto dal tipo di sterilità
che è stato diagnosticato, per cui possiamo dire che la gran
parte delle pazienti donne viene curata, di solito con buoni risultati,
usando la terapia ormonale e quella chirurgica, mentre l'infertilità
maschile si giova di terapie per lo più farmacologiche ed anche
chirurgiche, naturalmente, anche se sono ancora molto frequenti negli
uomini i casi scientificamente inspiegabili.
Ricordiamo qui che nella terapia della sterilità si sono usati
metodi estremamente empirici accanto ad interventi complessi e sofisticati
come le tecnologie cosiddette di riproduzione assistita e come la fertilizzazione
in vitro che ormai si pratica da quasi vent'anni a questa parte. Di
queste tecniche parleremo più diffusamente in altra occasione,
limitandoci, a conclusione di questa nostra nota, a prendere brevemente
in esame gli effetti collaterali che possono verificarsi nella cura
dell'infertilità e, soprattutto, a considerare gli eventuali
rischi che corrono specialmente le donne sottoposte a tali cure.
L'induzione dell'ovulazione, a cui abbiamo accennato, può essere
causa, nelle donne che vi vengono sottoposte, della cosiddetta sindrome
da iperstimolazione ed anche di gravidanze multiple.La prima è
un effetto collaterale dell'uso di farmaci stimolanti l'ovulazione e
consiste nell'ingrossamento ovarico con versamento endoaddomunale e
disturbi gastrointestinali. I parti multipli, d'altra parte, sono la
conseguenza relativamente frequente (20% ) della ovulazione indotta
con la somministrazione di gonadotropine ed anche della fertilizzazione
in vitro.
Terminiamo con alcune considerazioni riassuntive che riguardano le
percentuali di successo di tali cure e che prevedono, nell'ovulazione
indotta, fino ad un 80% di concepimenti, soltanto però dopo numerosi
cicli di terapia e preferibilmente quando la donna è giovane
e l'infertilità riguarda un solo partner.Con la riproduzione
assistita e con la fertilizzazione in vitro , infine, le percentuali
di successo sono ulteriormente aumentate.
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