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Impianti
al seno
Intervista alla Dott.ssa Patrizia Gilardino Specialista in
Chirurgia Plastica Ricostruttiva
Prima di affrontare direttamente l'argomento dei nuovi materiali
utilizzati per gli impianti al seno, è possibile ripercorrere
rapidamente la storia dei materiali utilizzati in passato, e dei problemi
principali che i vecchi materiali presentavano? I primi tentativi
di ingrandimento del seno furono effettuati nel 1899 con l'inserimento,
tramite iniezione, di paraffina. Seguirono nel 1925 Lexer che sperimentò
gli innesti di grasso e nel 1945 Berson che suggerì gli innesti
di derma. Nel 1951 fu la volta delle spugne in polimeri sintetici e
negli anni dal 1950 al 1960 delle iniezioni di silicone liquido. Tutte
queste tecniche e materiali risultarono gravati da innumerevoli e talora
disastrose complicanze, finchè nel 1963 Cronin e Gerow introdussero
il primo prototipo delle protesi in silicone che si utilizzano ancor
oggi, aprendo l'era degli interventi di ingrandimento del seno per motivi
estetici e di ricostruzione del seno dopo mastectomia.
Quali sono i materiali più utilizzati al giorno d'oggi, e
quali caratteristiche presentano rispetto a quelli utilizzati precedentemente?
Le protesi più utilizzate attualmente sono le quelle costituite
da un involucro di silicone solido, ma elastico, contenente silicone
in forma di gel coeso. Rispetto a quelle di alcuni anni fa ci sono alcune
essenziali differenze. La prima è la coesione del gel interno:
oggi è meno "liquido" di un tempo, caratteristica che
rende più sicure le protesi in caso di rottura, impedendo la
migrazione del silicone nei tessuti circostanti.
L'involucro è inoltre più robusto e quindi più
resistente alla rottura: proprio per questo non si consiglia più
di sostituire protesi impiantate dopo 10 anni, ma solo nel caso si evidenziasse
un sospetto di rottura. Si è modificata anche la testurizzazione
(la ruvidezza della parete determinata da una particolare lavorazione
applicata all'involucro) in modo da permettere una maggiore adesione
dei tessuti circostanti alle protesi e quindi una minore incidenza di
indurimento delle capsule periprotesiche.
Uno dei maggiori problemi degli impianti al seno è legato al
problema dell'incapsulamento: intorno ad ogni corpo estraneo, e quindi
anche ad ogni protesi, l'organismo crea un involucro fibroso (detto
capsula). Nella maggior parte dei casi questo involucro è sufficientemente
sottile ed elastico da non essere assolutamente percepibile, mentre
in alcune pazienti (e purtroppo non esiste modo di prevederlo) tale
capsula è più spessa e rigida causando la costrizione
della protesi e quindi l'"indurimento" del seno operato. Questa
complicanza in alcuni casi costringe la paziente a sottoporsi ad un
nuovo intervento per incidere o asportare tale tessuto anomalo.
Un tipo di protesi che riduce l'incidenza di incapsulamento, e che
è molto utilizzata, è composta da gel in silicone coeso
contenuto in un involucro di silicone, che invece di essere rivestito
da una lamina di silicone testurizzato, è rivestito di una lamina
in poliuretano. Con questo materiale i casi di incapsulamento si abbassano
dal 10-15% al 2-5%.
In che direzione va la ricerca? Quali saranno i materiali del futuro
prossimo? Per quanto si siano già raggiunti degli standard
molto alti con le protesi attualmente esistenti sul mercato, la ricerca
è rivolta a tentare di risolvere i due problemi principali che
restano alle protesi moderne: ridurre l'incidenza di incapsulamento
e trovare un materiale alternativo al silicone che risulti trasparente
durante gli esami strumentali che si effettuano alle mammelle per lo
screening del cancro. Il silicone infatti è opaco e rende più
laboriosa, anche se comunque possibile, l'esecuzione delle mammografie.
Quando si sente parlare di seni che 'scoppiano' in aereo o di perdite
interne abbiamo a che fare con le solite leggende metropolitane o vi
è un fondo di verità? Le protesi che scoppiano in
aereo sono leggende metropolitane: la cabina dell'aereo di fatto è
pressurizzata quindi non c'è nessun pericolo per le protesi.
Invece per quanto riguarda le perdite interne, possiamo dire che le
protesi più universalmente utilizzate, con interno in gel di
silicone e rivestimento in silicone testurizzato o in poliuretano, sono
esenti da questo tipo di problemi, ma ci sono stati alcuni tipi di protesi
utilizzate in passato in materiali diversi che hanno dato questo problema
e hanno reso necessario l'espianto delle stesse.
Esuliamo dai materiali, per un attimo, e parliamo dell'intervento
in sé. Perché a volte gli impianti vengono inseriti attraverso
un taglio effettuato sotto l'ascella, a volte sotto la piega inferiore
del seno, altre volte addirittura sul bordo del capezzolo? Si tratta
di scelte legate al tipo di impianti, estetiche, o altro? In alcuni
casi la scelta è condizionata dall'anatomia della paziente o
dalla scelta delle protesi, in altri invece dipende solo da motivazioni
estetiche, legate alla qualità di cicatrizzazione della pelle
della paziente o alle preferenze della paziente. Per esempio una delle
"vie" più utilizzate per l'inserzione delle protesi
è quella lungo il bordo inferiore dell'areola, ma non è
praticabile se l'areola è troppo piccola o le protesi scelte
troppo grandi in proporzione. Alcuni tipi di protesi che danno risultati
molto belli, sono in realtà più rigide durante l'inserimento
per cui è consigliabile seguire la "via" nella piega
inferiore del seno.
È possibile 'cambiare idea' e decidere di rimuovere gli impianti
dopo qualche tempo? E se sì, con quali conseguenze? Si, è
possibile rimuovere gli impianti. Nel caso di protesi non troppo voluminose
questo può avvenire, in genere, senza lasciare cicatrici o segni
evidenti. Se al contrario le protesi erano voluminose, ed erano rimaste
in sede per alcuni anni, le mammelle possono rimanere ptosiche (cadenti)
richiedendo una correzione chirurgica (che si può effettuare
contemporaneamente all'espianto). Questo intervento viene chiamato mastopessi
e consente di riportare le mammelle nella loro posizione corretta.
Chiunque può sottoporsi all'intervento oppure vi sono delle
situazioni e/o delle persone per le quali l'impianto al seno è
fortemente sconsigliato? L'impianto al seno è sconsigliato
soltanto alle donne che non siano in buone condizioni di salute, diciamo
in tutti quei casi in cui sia meglio evitare qualsiasi intervento non
strettamente necessario.
A che età si può iniziare a valutare la possibilità
di effettuare un intervento di impianto al seno? Direi con la maggiore
età. Anche perché l'accettazione delle protesi, in quanto
corpi estranei, è un problema molto personale che richiede una
scelta consapevole da parte di colei che si sottopone all'intervento.
Le protesi dovranno restare inserite per tutta la vita, quindi non può
essere la scelta dei genitori (che per legge devono dare il consenso
all'intervento in caso di minore età della figlia), ma deve essere
la scelta ponderata e convinta della paziente stessa.
Margherita.net
Si ringrazia la Dott.ssa Patrizia Gilardino
Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di
Milano nel 1988, si è specializzata nella Scuola di Chirurgia
Plastica Ricostruttiva dell'Università degli Studi di Milano
nel 1993. Iscritta all'Ordine dei Medici di Milano dal 1989, ha lavorato
fino al 2003 all’Unità Funzionale di Chirurgia Plastica
dell’Ospedale Multimedica di Sesto San Giovanni. Esercita la libera
professione in diverse strutture milanese: Poliambulatorio della Guardia
di Finanza di Milano, Centro Dermatologico Europeo e nel proprio studio
di via Colonna, a Milano. È membro della Società italiana
di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, della Società
di verifica e controllo di qualità, della Società americana
di chirurgia plastica e della Società americana per la fototerapia
dinamica. E-mail patriziagilardino@tin.it
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