Parliamo tanto di me

Parliamo tanto di me
Parliamo tanto di me

Una volta si imparava, sin dai temi in classe, a scrivere il proprio punto di vista mantenendo un certo distacco, quasi l’autore (giornalista o scrittore che fosse) si togliesse fuori dalla discussione e in questo modo desse più autorevolezza al pezzo. Poi sono venuti i blog e hanno cambiato le carte in tavola, capovolto lo stile di scrittura e soprattutto imposto al mondo intero lo stile, per molti lettori ancora difficile da digerire, del ‘parliamo tanto di me’.

Non ve ne siete accorti? Ci sono fiori di psicoanalisti che stanno monitorando il livello di egotismo in costante aumento dall’invenzione di blog e socialcosi. Non avete mai frequentato quel fashion blog di cui mi sfugge il nome 😉 dove vengono postate foto quotidiane di outfit indossati dalla fashionblogger in questione che si fa seguire da un fotografo in ogni sua uscita? E i momblogs dove mamme entusiaste scattano foto, descrivono feste a tema e primi flirt dei malcapitati figli? O non avete mai sospirato quando all’apertura dell’ennesimo foodblog vi siete trovate una sottiletta kraft fotografata in posa artistica con tanto di passaggio attraverso instagram… nessuno pensa che quel giorno il blogger, pardon foodblogger, non avesse niente in frigo, ma piuttosto si grida all’ennesima rivelazione nella rete, così minimal.

Nulla di nuovo, direte voi, fa parte del gioco della blogosfera. Certo, ma ciò che colpisce di molte blogger (sì, solitamente sono di sesso femminile) che siano mom/food/fashion poco importa, è che quello che fanno diventa qualcosa di speciale, con tanto di foto, a rimarcare la loro vita più glamour della tua: un weekend a Parigi, Londra o Berlino, l’importante è che ti spiegano quanto in 2 giorni hanno scoperto che tu, comune mortale, non scopriresti nemmeno se vivessi per anni in quella città (ma aprendo una qualsiasi guida turistica sì).

Il bello è che i media cosiddetti tradizionali li stanno seguendo a ruota, e sui più importanti quotidiani leggi giornalisti attempati e per nulla digital native, raccontare i fatti propri: le multe prese sotto la scuola quando sono andati a ritirare i figli, le liti in famiglia o i problemi con la colf, contro ogni loro credenza, perché la narrazione, dopo i blog, è cambiata, questo lo hanno percepito e si stanno tutti adeguando.

Però adesso vorrei leggere qualche rapporto psicologico sull’argomento, che sono certa non tarderà ad arrivare. Nonostante sia una blogger convinta, della mia vita privata sono certa non interessi poi molto a nessuno e sempre più spesso mi rifugio in letture tradizionali per disintossicarmi da troppo egocentrismo che serpeggia nel web. L’ego degli scrittori, quello non mi infastidisce più di tanto, perché uno scrittore lo sa nascondere dietro la narrazione vera.

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