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La chiusura dei punti nascita

Quello della chiusura dei 'punti nascita' è un tema molto dibattutto in questi ultimi tempi. Tempi di tagli ai budget, tempi in cui esigenze diverse si scontrano e si confrontano. Della chiusura dei punti nascita abbiamo parlato con il prof. Costantino Romagnoli, presidente della SIN Società Italiana di Neonatologia. Ecco cosa ci ha detto sull'argomento.

I punti nascita con meno di 500 parti all'anno verranno chiusi. Da un lato è sicuramente una tutela di mamma e bambino, ma dall'altro significa che molte partorienti dovranno spostarsi di km per poter partorire. Non è un rischio anche questo per mamma e bambino?

La sua prima affermazione è parziale. Dovrebbero essere chiusi i centri con meno di 1000 parti/anno. Perché? La risposta è semplice. Se si analizzano in dettaglio i requisiti minimi assistenziali previsti per i centri nascita attivare un centro per 500 parti costa come attivarne uno per 1000 nati. E' pensabile un simile dispendio di risorse economiche? No! Forse ci dovevamo pensare prima di attivare centri nascita così piccoli.

Certamente centri nascita più grandi offrono garanzie maggiori a madre e bambino: più personale più attrezzature, più formazione continua. La formazione continua medico-scientifica non si può fare on-line ma si deve fare sul campo.

Se si assistono 300 neonati/anno si è meno formati e preparati che se se ne assistono 1200/anno.
Le cito un esempio: un ospedale dove nascono 200 neonati/anno in una cittadina che vede una natalità di 800 neonati/anno (dati anagrafici). Le 600 nascite che mancano derivano dal fatto che le donne hanno partorito in un ospedale limitrofo (neppure tanto vicino). Forse non si fidavano del loro ospedale? Perché? Sarebbe bene dare una risposta a certe domande sia in teoria che in pratica.
E' vero la madre deve spostarsi per partorire, ma non è più rischioso avere vicino casa un ospedale di cui non ci si fida?

Che ne sarà di tutte le strutture per il parto che non sono all'interno di un ospedale?

Se fosse possibile attivare (strutturalmente ed economicamente) strutture piccole con i requisiti minimi assistenziali sarebbe bene attivarle. Ma è oggi possibile? La risposta è no! Le strutture, le attrezzature, il personale qualificato rappresentano un costo economico enorme che il mondo (dico mondo) attuale non può permettersi.

D'altra parte cosa garantiscono le piccole strutture? Una maggiore umanità nell'assistenza e un miglior servizio di tipo alberghiero.
Allora vediamo cosa succede negli ospedali: il marito entra in sala parto con la gestante e assiste al parto, quasi sempre un famigliare può stare vicino alla donna nel post.partum. A 48-72 ore esce dall'ospedale con appuntamenti per i controlli (dimissione protetta). E' proprio tanto male?

Mi si dirà che non sempre è così. E vero ma chiediamoci il perché. Le risorse, umane ed economiche, disponibili non lo permettono. Se accorpiamo più centri il personale potrà essere sufficiente anche ad attuare pratiche assistenziali più umane!

L'obiettivo futuro per il Percorso nascita è quello di trovare il giusto rapporto tra risorse disponibili e prestazioni da erogare. Se ci si sforza un pò ci si può riuscire.

Vorrei fare un altro esempio. In Olanda si cerca di fare il parto in casa. Questo significa che una équipe ostetrico/neonatale parte in ambulanza dall'ospedale e va ad assistere il parto in casa. Non significa che si può partorire da soli in casa. Tutto questo ha dei costi impensabili per l'Italia di oggi. Inoltre è vero che in Olanda si fa un terzo di tagli cesarei rispetto all'Italia, ma è anche vero che l'asfissia neonatale grave è doppia se non tripla di quella che si osserva in Italia. Ci sarà un collegamento tra questi due eventi?
Scendiamo dal mondo dei sogni. Venire al mondo è sempre un rischio e solo un'assistenza qualificata può ridurlo al minimo possibile. Nel mondo attuale (dico mondo non Italia o Europa) nessuno si può permettere un'assistenza qualificata in centri piccoli o a domicilio!

Quali sono i requisiti affinché un punto nascita sia certificato e possa continuare a esistere?

I requisiti sono così sintetizzabili: una sala parto (meglio due) con annessa sala operatoria per cesareo d'urgenza, un'équipe ostetrica h24 (24 ore su 24), un'équipe anestesiologica h24 e un neonatologo h24. Tutte le strutture e le attrezzature per emergenze ostetriche e neonatali (rianimazione neonatale) e per il trasporto neonatale (collegamento con un centro di trasporto) per eventuale trasferimento in centri di II livello (patologia neonatale grave).

Nell'allegato sono riportate tutte le attrezzature necessarie.
I requisiti minimi utili sono per 500-1000 parti/anno e questo significa che se in quel centro nascono 1000 neonati hanno la stessa assistenza che se ne nascono 500 o meno e il costo per la società è la metà.

Vorrei tuttavia segnalare che questo discorso non va fatto oggi perché le risorse sono scarse, ma avrebbe dovuto essere fatto molti anni fa quando sono stati moltiplicati i centri nascita per motivi politici e non per ottimizzare l'assistenza al parto.
Non voglio ripetermi ma è ora di aprire gli occhi. Un bel giocattolo luccicante che non funziona non è meglio di un giocattolo meno bello ma funzionante. E' ora che ognuno di noi rifletta su certi problemi che esistevano e sono stati ignorati anche prima della crisi, ma che ora non possono essere più ignorati.

Mi chiede cosa ne sarà dei centri piccoli. Io mi chiedo cosa ne sarà dei centri grandi: corrono il rischio di chiudere per mancanza di personale qualificato. Ci sono nel Lazio alcuni ospedali a rischio di chiusura per mancanza di medici e infermiere e solo se si accorpano possono sopravvivere. Se questo non sarà fatto dovranno chiudere per necessità e non per volontà politica. O forse è questa la volontà politica?

Finisco dicendo che nel 2012 nel Lazio è stato fatto un tavolo tecnico per ottimizzare l'assistenza neonatale e pediatrica regionale. I tecnici hanno fatto una proposta condivisa dalla maggior parte degli interessati e il documento è stato presentato alle autorità competenti, ma nessuno ne conosce oggi il vero destino.

Grazie

Ringraziamo il prof. Costantino Romagnoli, presidente della SIN Società Italiana di Neonatologia.

Costanza Cristianini per Margherita.net

 


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