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Nativi digitali

Sapete come distinguere un 'nativo digitale' da un 'tardivo digitale'? Semplice, il nativo digitale vi parlerà della sua macchina fotografica senza specificare che si tratta di una 'macchina fotografica digitale' perché per lui esiste solo quel tipo di fotografia. Chiaro il concetto, vero?

I nostri figli sono così, nati e cresciuti in un'epoca in cui il tablet è solo un oggetto in più da usare e con cui giocare, scattare una foto con lo smarphone e inviarla alla nonna per farle vedere in tempo reale che hanno imparato ad andare in bicicletta è la normalità, o vedere il viso del papà sul computer che gli parla da Shanghai è solo un modo diverso di comunicare.

Siamo pronti per relazionarci con dei figli ipertecnologici? E soprattutto, noi genitori, abbiamo gli strumenti per dialogare con loro di argomenti che a noi sorprendono sempre e comunque?

Volenti o nolenti dobbiamo fare i conti con alcune realtà, prima fra tutte il diverso concetto di privacy che, complici i social network, i ragazzi hanno (o meglio non hanno più). Capirlo è il primo passo da fare per immedesimarci nella realtà di oggi, in cui non c'è più un confine netto tra reale e virtuale, anzi, non c'è bisogno più di sottolinearne di continuo l'esistenza, perché i nativi digitali l'hanno ben presente e ne sono coscienti. Sanno cos'è la finzione del virtuale e sanno bene quale sia la realtà tangibile, ma non hanno bisogno, come facciamo noi, di sottolinerarne di continuo l'esistenza.

E poi i nativi digitali hanno a disposizione l'informazione senza filtri. Volete mettere il vantaggio enorme con cui stanno crescendo? Per noi leggere due o tre giornali era il sinonimo di cultura e informazione, e magari se ti facevi vedere con sottobraccio un quotidiano intellettuale, la tua immagine ne guadagnava qualcosa. Oggi tutto è a portata di mano, pardon, di smartphone e quindi se qualcuno tenta di testare il loro sapere con la classica domanda: 'Quando è stata scoperta l'America?' c'è wikipedia in loro soccorso, per fortuna.

E costruire il proprio personal branding online, non significa altro che costruire la propria personalità, che sia online o offline ormai non fa alcuna differenza. Se di differenze si può parlare, semmai, è tra chi ne è consapevole e chi lo fa perché così fan tutti.

Costanza Cristianini per Margherita.net


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