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L'amore imperfetto intervista all'autrice Irene Di Caccamo
La maternità porta con sé molte ombre ed emozioni contrastanti.
Abbiamo intervistato la scrittrice Irene Di Caccamo sulla maternità
sofferta della protagonista del suo primo romanzo.
Le mamme perfette non esistono, non c'è bisogno di scomodare Winnicott
per ricordarcelo, basta avere avuto dei figli e provato le mille emozioni
e sentimenti contrastanti che la maternità porta con sé.
Irene Di Caccamo lo racconta bene nel suo primo romanzo 'L'amore imperfetto':
una storia di maternità e di solitudine, in cui la protagonista
Goia, in una mattina qualsiasi vede il suo uomo morire in un incidente.
E scopre di aspettare un figlio da lui.
Insieme al lutto da elaborare c'è anche la consapevolezza di dover
diventare madre senza esserne pronta. Nel suo cammino doloroso avrà
la fortuna di incontrare un'altra mamma, Viorika, che accudirà
il piccolo Francesco, pensando al figlio lasciato lontano, in un altro
paese. Gioia, per questo figlio subito e non desiderato, proverà
solo un amore imperfetto, incapace di tutti i gesti necessari.
L'amicizia
e la solidarietà con Viorika, fatta di piccole cose, di sguardi,
di frasi non dette, la faranno uscire dal bozzolo in cui si è rifugiata.
Sarà il farsi madre di quella donna che viene da un altro paese
a rendere possibile un nuovo inizio. Un romanzo sincero e forte, con personaggi
vivi che parlano al nostro essere mamme, senza falsi pudori.
Abbiamo chiesto all'autrice di parlarci delle due figure materne raccontate
nel romanzo, così diverse eppure così necessarie l'una all'altra.
Quello della 'madre imperfetta' è un concetto entrato nella
nostra coscienza collettiva, o secondo lei c'è ancora il mito della
maternità vista solo come gioia e felicità?
Penso che la maternità, purtroppo, sia ancora rappresentata in
maniera troppo idealizzata, e che si faccia fatica a parlare anche dei
disagi, dell'ambivalenza emotiva che accompagna questo sentimento, che
è poi è una ambivalenza istintiva, naturale, che non dovrebbe
essere negata. L'istinto materno è un istinto universale, ma si
manifesta in maniera diversa in ogni donna. Il diventare madre poi presuppone
un cambiamento corporeo e psicologico complesso, si può non essere
preparate a tutto questo, ogni gravidanza rivela una donna in fondo, e
le storie a volte possono essere complesse. E allora si tace, per pudore,
vergogna, senso di inadeguatezza. Per alcune donne può essere facile,
per altre la fatica emotiva può alternarsi alla gioia. Mi sembra
che attorno a questo sentimento comunque si sia costruito un silenzio.
Quando descrive il pediatra a cui Gioia si rivolge, dice di lui: 'Saverio
sa che sono le madri a fare il lavoro sporco, sa che le madri a volte
non ce la fanno.' Se Gioia non avesse incontrato Viorika, cosa sarebbe
successo?
E' vero che il lavoro sporco, la fatica dell'accudimento, è spesso
a carico delle donne, con le dovute eccezioni. Io però ho voluto
raccontare una storia estrema. Gioia, la protagonista del romanzo, non
sa accettare, rinunciare, accogliere suo figlio perché tutto in
quel momento sembra precipitarle addosso. Per pudore si allontana da tutti
e si chiude in una solitudine necessaria per ritrovarsi. Questo la predispone
ad un incontro che la cambierà totalmente, quello con Viorika.
Ho voluto poi mettere due donne, due maternità diverse, opposte
a confronto. Da questo incontro nasce un senso di amicizia e solidarietà
forte e anche, infine un germoglio di maternità per Gioia. Queste
due donne in qualche modo ce la faranno, insieme. Gioia di sicuro senza
Viorika sarebbe stata ancora più imperfetta.
Gioia sembra una spettatrice della propria maternità e Viorika
la vera protagonista. E' un sentimento che magari a diversi livelli di
distacco molte mamme provano nel post partum. Non crede che se ne parli
poco di questi sentimenti che fanno parte della maternità da sempre?
Di certo se ne parla poco. Io ho voluto fare i conti con l'ombra, col
non detto di questo sentimento. Attraverso personaggi fragili, imperfetti,
disordinati emotivamente. Gioia è come agita da questa gravidanza,
incapace di relazionarsi a questo bambino e allora si affida e fa scivolare
se stessa e suo figlio nella braccia di questa donna che sente capace
dell'accudimento necessario. Ho voluto invertire i ruoli, sarà
Viorika, un'immigrata che ha lasciato suo figlio e il suo paese per difficoltà
economiche ad aiutare Gioia, che è una donna invece inserita in
un contesto di assoluto benessere e di privilegi. La sua presenza, attraverso
l'amore che avrà per Francesco, aiuterà Gioia a lasciarsi
andare e la avvicinerà a suo figlio.
Da dove nasce la storia di Gioia?
Dalla voglia di indagare il sentimento della maternità che ha investito
anche me, attraverso una storia difficile, di elaborare in un contesto
più complesso, appunto il romanzo, questo sentimento così
forte e biografico per ogni donna, ma anche dall'esigenza di raccontare
il sacrificio vero di donne come Viorika che rinunciano alla vicinanza
dei propri figli per garantirgli un futuro migliore. Volevo raccontare
il loro sacrificio, ma anche la loro forza.
Che ruolo ha la famiglia di Gioia nella sua non accettazione della
maternità?
Gioia vive come in una sorta di anestesia emotiva, incapace di relazionarsi
alle emozioni che la investono, perché questo è il contesto
dove è vissuta. Per ritrovarsi deve fare il vuoto intorno a sé,
e allora sgombra il campo da tutto, anche dalla relazione asfissiante
con la sua famiglia, anestetizzata da valori borghesi opprimenti.
Costanza Cristianini per Margherita.net
Autore: Irene di Caccamo
editore: Nutrimenti http://www.nutrimenti.net/Documents.asp?DocumentID=1851
pag. 160
euro 15,00 - ebook: euro 7,90
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