HPV (Human Papilloma Virus) Conosciamolo insieme

 
HPV (Human Papilloma Virus) Conosciamolo insieme
HPV (Human Papilloma Virus) Conosciamolo insieme

Parlare di HPV non è facile, poiché con una sola parola intendiamo tantissime cose : virus, malattia infettiva, cancro… Cerchiamo allora di fare un po’ di ordine. L’HPV ( Human Papilloma Virus ) è, tra le infezioni sessualmente trasmissibili ( IST ), la  più diffusa. Uno studio Americano del 2016 stima che su circa 312 milioni di soggetti il 6% ne è affetto e si registrano 6 milioni di nuovi casi ogni anno. Il papilloma virus è talmente comune che circa la metà delle persone sessualmente attive viene contagiata almeno una volta nella vita.

Gli HPV sono circa 150 e di essi, la maggior parte,  causa lesioni benigne, come la comparsa di verruche su mani, piedi o viso;  e i condilomi che interessano le mucose orali e genitali ( glande, pene, scroto per gli uomini e, perineo, vagina, utero, cervice per le donne).

QUALI SONO LE CAUSE E I SINTOMI?

Il contagio del virus può avvenire, per via sessuale, per mezzo di rapporti sessuali ( coitali, anali e oro-genitali ) non protetti; attraverso lo sperma, le secrezioni vaginali o il sangue.

Ma in alcuni casi,  può essere trasmesso con un contatto fisico, se sono presenti  lacerazioni, tagli,  abrasioni nelle pelle o nelle mucose o da madre in figlio (trasmissione verticale) durante la gravidanza o in prossimità del parto.

Gli HPV vengono suddivisi in due grandi gruppi:

  • Quelli a Basso Rischio ( LR ) possono infettare il tratto genitale senza alcuna manifestazione o provocando verruche genitali (condilomi), eventualmente associati  a prurito o dolore;
  • Quelli detti ad Alto Rischio ( HR ) possono infettare il tratto genitale in modo asintomatica, provocare lesioni visibili solo attraverso test specifici ( colposcopia, pap-test) oppure nei casi più gravi possono provocare displasie e neoplasie.

I sintomi variano in base al seriotipo.

Generalmente il sintomo più comune è la comparsa di verruche comuni ( sulle mani ), plantari o genitali; quest’ultime ( condilomi ) possono comparire sui genitali esterni, all’interno della vagina, sul perineo, intorno o dentro l’ano.

L’infezione da HPV è spesso asintomatica; si stima infatti che circa l’80% delle persone infette supera l’infezione entro 3 anni dal contagio senza lamentare sintomi o disturbi particolari. In alcuni casi però, l’infezione da HPV è implicata nell’insorgenza delle neoplasie al collo dell’utero ( cancro intraepiteliale della cervice uterina): i ceppi  responsabili del 70% dei casi di neoplasie della cervice uterina, di neoplasie del pene, dell’ano, della vagina, della vulva e del cavo orofaringeo sono stati identificati in HPV16 e HPV18. Si stima che, a livello mondiale, siano oltre 500mila l’anno, 33mila in Europa e oltre 3mila in Italia i soggetti infetti.

QUALI TERAPIE?

Attualmente non si dispone di una terapia specifica per il virus da HPV, ecco perché è fondamentale la prevenzione e l’esecuzione regolare di test che evidenzino precocemente le alterazioni provocate dal virus. A volte la terapia non è necessaria poiché le piaghe verrucose ( su cute, mani e piedi) regrediscono da sole; nei casi in cui le verruche siano più resistenti come i

condilomi , vengono utilizzate terapie farmacologiche  ad azione distruttiva o chirurgiche in grado di eliminare le lesioni;

  • Crioterapia ( distruzione con bisturi a basse temperature);
  • Diatermocoagulazione ( distruzione chirurgica con elettricità);
  • Laserterapia;
  • Intervento chirurgico.

Per quanto riguarda invece le infezioni da HPV croniche, responsabili di displasie e neoplasie, le terapie sono la radioterapia e la chemioterapia che, favoriscono la scomparsa delle cellule maligne; infine, per le donne con diagnosi di cancro al collo dell’utero in fase iniziale è raccomandato l’intervento chirurgico.

PREVENIRE è MEGLIO CHE CURARE…

Tutto ciò che sopprime le difese immunitarie può portare alla comparsa di un’infezione da papillomavirus o ad un peggioramento del grado delle lesioni.

Sono quindi necessari interventi  sullo stile di vita dell’individuo, che forniscano tutti gli strumenti utili per evitare il contagio attraverso rapporti sessuali non protetti o comportamenti rischiosi.

In Italia, il Sistema Sanitario Nazionale prevede un percorso di screening preventivo, per tutte le donne dai 30-35 anni; che ha lo scopo di diagnosticare le lesioni pre-tumorali in modo da prevenire lo sviluppo del tumore e migliorarne la prognosi. I programmi di screening si distinguono in :

PREVENZIONE PRIMARIA: vaccino anti-HPV, destinato alle ragazze che hanno compiuto 12 anni;

PREVENZIONE SECONDARIA: si attua attraverso la diagnosi precoce di eventuali precursori del carcinoma invasivo.

Fino a qualche anno fa il test primario è stato il Pap test, un esame che rileva le alterazioni cellulari; oggi invece,  è previsto  il test HPV; un esame molecolare che consente di individuare la presenza del virus prima che provochi un alterazione cellulare.

I dati preliminari raccolti,indicano un crescente miglioramento della lotta contro questa malattia. Oltre al programma preventivo previsto dal Sistema Sanitario, è opportuno modificare i comportamenti maggiormente a rischio di contagio; come per esempio l’uso di metodi barriera nei rapporti sessuali; quali il profilattico. Nel caso del virus HPV, come per altre IST, il profilattico non protegge al 100% dal contagio ma  diminuisce le probabilità di infezione.

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE E SESSUOLOGICHE

La diagnosi di HPV  può avere un impatto negativo sulla sessualità, sull’umore, sulla vita sociale e sui rapporti emotivi della donna e della coppia. Le emozioni maggiormente esperite  sono: senso di vergogna e di colpa, rabbia, paura di non essere più attraente e del rifiuto da parte del partner, stigma sociale, isolamento, ansia e depressione. Secondo l’indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donne: “L’iter diagnostico viene vissuto con preoccupazione; molte donne provano disagio e vergogna per una patologia che investe la loro sfera più intima.”

Un altro studio, riporta che le donne affette da lesioni da HPV manifestano forte ansia legata alla paura per la perdita delle funzioni riproduttive ( 76,5 %); forte senso di vergogna ( 41%) e rabbia(43%). La donna , si trova a gestire, da un lato l’ansia e la paura relativa alla malattia e ai trattamenti; e dall’altro, le conseguenze sulla propria immagine corporea che incidono notevolmente sulla propria autostima.

La condizione di malattia che la donna si trova a vivere, può inoltre, determinare disfunzioni sessuali (disturbo del desiderio 41%; diminuzione della frequenza di rapporti sessuali 43%; diminuzione della soddisfazione sessuale 21%, ridotte sensazioni genitali 18% e lubrificazione 14%, dispareunia 23%, diminuzione dell’interesse 45 disturbi dell’orgasmo 22%).

Allo stesso tempo, il vissuto e le difficoltà sessuali,  possono avere degli effetti negativi sulla relazione di coppia, minando l’intimità e la complicità. Il rischio diventa allora quello di allontanarsi dal/la partner e di evitare l’espressione della sessualità e dell’affettività, vissute come fonte di pericolo e non più di unione e benessere.

COSA FARE?

Il primo fattore di rischio è la scarsa informazione circa il quadro che la donna si trova a vivere, pertanto è necessario rivolgersi al proprio medico; affinché venga fornito un quadro chiaro ed esaustivo dell’infezione da HPV e a uno psico-sessuologo, per elaborare i vissuti emotivi rispetto alla diagnosi, alla patologia, ai cambiamenti nella sessualità e nella relazione con il partner,al fine di ritrovare serenità e benessere nella vita sessuale e di coppia. e ritrovare maggiore soddisfazione e serenità nella vita sessuale e di coppia.

Per maggiori informazioni sul tema segnaliamo il servizio di consulenza telefonica gratuita dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma (ISC) disponibile dal lunedì al giovedì dalle 15:00 alle 19:00 al numero 06 85356211. Un team di psicologi con specializzazione in sessuologia clinica risponderà alle vostre domande e fornirà indicazioni utili rispetto ai temi della sessualità.

Serena Armocida
Istituto di Sessuologia Clinica

 
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