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incontra: Mario Boselli
Presidente Camera Nazionale della Moda Italiana
Il mondo della moda si trova in questo periodo
'preso in mezzo' da una serie di cambiamenti economici e sociali che hanno
pochi precedenti
Assolutamente, devo dire che lei arriva proprio al momento opportuno.
Proprio oggi abbiamo esaminato con gli esperti del nostro ufficio analisi
economiche e della congiuntura in un confronto con i membri del comitato
di presidenza (della Camera Nazionale della Moda, ndr) le previsioni di
chiusura del 2003. Mai come in questo caso ci siamo trovati con dei grandi
dubbi, mai come in questo periodo l'incertezza regna sovrana, quindi
In altri paesi europei stanno nascendo nuove
realtà, che si ispirano al prêt-à-porter, alla moda
italiana, francese, ma che sono molto più vicine alle possibilità
economiche dei consumatori. Potremmo fare vari nomi, molti dei quali sono
già arrivati anche in Italia, altri stanno per aprire
Si
tratta di una novità, oltre che di una minaccia abbastanza diretta
Io credo che, in effetti, questi fenomeni non vanno assolutamente sottovalutati,
e per certi aspetti sono vissuti in positivo come uno stimolo nei confronti
dei seniores, quindi delle grandi case della moda italiana. Credo che
le grandi case della moda italiana debbano seguire da vicino l'esempio
di queste case, non tanto per certi aspetti di prodotto e di prezzo, ma
per certi aspetti di timing, di tempo al mercato, di approvvigionamento
rapido. Dico questo perché io credo che queste case da un lato
sono brave, perché hanno ad esempio questa capacità di tenere
dei ritmi infernali, ma dall'altro vivono un po' di rapina. In altre parole,
quello che onestamente dobbiamo dire è che il prêt-à-porter
alto, quello degli stilisti, crea mentre queste case, per usare un linguaggio
elegante, si ispirano, per usare un linguaggio un po' più realistico
copiano. Allora è molto comodo non investire in ricerca stilistica,
creativa, artistica, chiamiamola come vogliamo
quindi partire da
un certo punto del processo e da lì copiare. Allora è chiaro
che questo ha due conseguenze: elimina una parte importante dei costi
e una gran parte dei tempi. Il giorno in cui queste case facessero ricerca
vera e investissero avrebbero dei prezzi più alti e dei tempi più
lunghi.
Ciò nonostante credo che due suggerimenti vadano colti. Innovare
- da parte dei nostri stilisti - adottando questo ritmo diverso, essere
più veloci mi pare indispensabile. E probabilmente prestare una
maggiore attenzione anche ai prezzi. Cioè, pur avendo la ricerca
probabilmente certi ricarichi, certe esagerazioni, chiamiamole così,
in termini di prezzi, per cui quasi non si capisce più il confine
tra il prêt-à-porter alto e l'alta moda, quando dei capi
di prêt-à-porter cominciano a costare oltre 5000 euro
allora qualche dubbio ti viene.
Lei riconosce agli stilisti italiani la capacità,
in prospettiva, di sapersi adattare a questa sfida oppure questo potrebbe
riservare delle grosse sorprese?
Guardi, io ho molta stima degli imprenditori italiani, in generale. Non
parlo solo di imprenditori di moda, stile o design. Quando Pompidou, il
vecchio presidente francese è andato in Confindustria ha detto
al Presidente della Confindustria: 'Le propongo di scambiare 100 Grand
Commis dello Stato francese con 100 imprenditori italiani'
quindi,
tenendo conto di queste capacità, dato che qui ne va del successo
dell'impresa, io credo che la risposta sia affermativa.
Anche se questo comporterà un po' di perdita di lustro e lustrini...
Sì, io però le faccio un ragionamento, che mi preoccupa
più della perdita di lustro e lustrini ed è la questione
dell'età degli imprenditori della moda. Se c'è un problema
che io vedo abbastanza realisticamente è che questi grandi stilisti,
che hanno fatto il successo del made in Italy, sono tutti un pochettino
datati.
Lei sta leggendo la nostra scaletta delle domande!
No, ecco allora, se lei va ad esaminare tutti questi grandi che hanno
fatto successo, l'ultimo grande a livello mondiale si chiama, anzi si
chiamano Dolce & Gabbana, e hanno vent'anni di storia nella moda,
quindi non sono più un fenomeno giovane. Allora, se così
è, la nostra preoccupazione è che dobbiamo avere la seconda
ondata, una nuova ondata; l'analisi che noi abbiamo fatto è connessa
con la necessità di trovare nuove risorse ed energie creative,
e la vera problematica è che oggi la soglia di accesso per un giovane
stilista è molto più alta di prima. Nel senso che servono
risorse economico finanziarie, umane, manageriali molto superiori rispetto
a quelle che servivano negli anni '70 e '80
Non basta più solo la creatività
Bravissimo. E in più oggi i problemi della distribuzione sono molto
più di difficili da risolvere rispetto a prima. Perché c'è
una sovrabbondanza dell'offerta.
A questo proposito mi permetto di illustrarvi un mio progetto, che si
chiama 'Tutor della moda' che è un tentativo di risposta che tende
ad implicare vecchi e giovani. È un progetto secondo il quale un
grande, ricco di soldi, di immagine, di successo, identifichi un giovane,
non da portare in casa propria, ma con il quale fare una sorta di joint
venture, quindi investendo lui magari come socio di minoranza, ed essere
tutor di questo giovane e con lui vivere un'esperienza imprenditoriale.
Quando ne ho parlato con un importante stilista la risposta è stata
'
Ma io non mi coltivo una serpe in seno', invece la mia idea è
quella di far fare insieme un progetto nuovo che sia interessante dal
punto di vista imprenditoriale al di fuori dell'azienda senior.
Intendo dire che, relativamente alla scelta dello stilista junior, se
tu sei un un minimalista potresti scegliere uno stilista molto fantasioso,
un qualcuno che faccia delle cose diverse da quelle che tu fai. Se sei
uno molto estroso, viceversa potresti scegliere un minimalista, un giovane
che abbia delle caratteristiche opposte.
Questo discorso 'generazionale' introduce una
domanda abbastanza 'spinosa'. E cioè. Questi grossi nomi, che hanno
contribuito a diffondere lo stile italiano nel mondo, volontariamente
o involontariamente che sia, hanno chiuso tutti gli spazi possibili per
un giovane stilista. Io mi immagino un giovane stilista che voglia provare
ad emergere
È un po' così. E dato che loro in casa non se li portano,
allora l'idea che mi è venuta è che loro escano e vadano
in casa di un giovane. Che costruiscano con uno stilista giovane una casa
comune.
E lei ritiene che l'idea verrà accolta?
A me pare un'idea non impegnativa, facile da realizzare. La Camera della
Moda è disposta a favorire questo incontro, riserverebbe a questi
giovani creatori quelle facilitazioni che riserviamo ai new designer,
quindi accesso alle sfilate con un prezzo forfetario e quant'altro
Lei è sempre stato molto attento ai giovani
stilisti
Sì, non sempre con grandi risultati
(ride). Noi crediamo
che questo nuovo progetto abbia un taglio diverso, perché sarebbe
all'insegna della grande concretezza.
Cambiamo argomento e torniamo a parlare delle
tendenze che sono un po' sotto gli occhi di tutti e che, secondo noi,
a volte lasciano un po' perplessi quanti seguono la moda per la moda,
e non per il corteo di starlette e veline più o meno famose che
segue il circo delle sfilate, di cui molti stilisti sembrano non poter
fare a meno
soprattutto parlo di nomi importanti dai quali ci aspetteremmo
più attenzione per la collezione e non per gli ospiti della sfilata
Cioè lei dice
da questo o da quello ci sono più veline,
letterine, attrici che non da altri stilisti, magari meno famosi. Lo stilista
famoso che non avrebbe bisogno
e ciò nonostante utilizza
molto questo meccanismo. Guardi, credo che sia un meccanismo un po' esasperato.
Quando si è così evocati, osannati, non si lascia nulla
al caso. Sono atteggiamenti che uno si aspetterebbe da uno stilista emergente,
in cerca di pubblicità, e invece sono proprio i più noti
che invitano ospiti
uno si aspetta dai grandi il non utilizzo di
strumenti di questo genere, invece spesso questo avviene e vabbè,
pazienza
Le collezioni uomo sono sempre più innovative
e creative di quanto non lo siano quelle per la donna, almeno questa è
la nostra impressione
Non ne sono certo, ma è interessante, in un momento come questo
una simile valutazione da parte vostra mi fa piacere perché si
è in una situazione non facile anche per l'uomo.
La moda uomo è molto difficile, ha un
mercato molto ridotto
Va detto che l'Italia sull'uomo ha la leadership nel mondo, per cui la
posta in gioco per l'uomo è ancora più alta che per la donna,
nel senso che la donna non è così insidiata. L'uomo non
è insidiato ma ha dei problemi di identità in questo periodo,
credo.
Anche le proposte degli stilisti per l'uomo
sono molto innovative, molto creative, ma ritengo che a volte l'uomo faccia
fatica ad identificarsi nelle proposte più spinte degli stilisti
È un po' così. Lei sa che i meccanismi uomo/donna sono diversi
come numeri e modalità. L'uomo è sempre più o meno
la metà della donna, metà sfilate, metà presentazioni
La grande differenza è che mentre la donna ha un contenitore, Milano
Moda Donna,a mio giudizio di buona qualità, con una serie di servizi,
ed è in Fiera, l'uomo è in giro per la città. Una
novità questa volta che avremo due o tre sfilate in Fiera anche
per l'uomo, che però sono ancora troppo poche per consentire di
creare quel mini contenitore che noi collochiamo oltre le dieci sfilate.
Se avessimo 12 sfilate potremmo avere un primo nucleo alla Fiera di Milano.
E lei sarebbe a favore
Non solo io, ma anche la stampa, gli addetti ai lavori, i buyers
andare in giro per Milano è spesso una maratona ed è comunque
dispendioso e faticoso.
Questo ci porta a parlare di un altro punto,
immagino, dolente. Il calendario delle sfilate. Se vuole sorvoliamo
No, no. Parliamone. Tutti vorrebbero sfilare negli ultimi quattro - cinque
giorni del periodo delle sfilate (parliamo della Donna, ndr) perchè
alcune giornaliste, soprattutto americane, vogliono stare in Europa il
minimo possibile, e quindi vengono solo per gli ultimi giorni di Milano
e i primi di Parigi. Io penso che con le fatiche che fanno gli stilisti,
gli investimenti nelle collezioni e quelli per la pubblicità, queste
'testate' dovrebbero essere presenti almeno per tutta la durata delle
sfilate. Se una persona non può che ci sia un'alternanza, ma che
sia garantita la presenza. Parliamoci chiaro, riguardo alle collezioni
Donna significa passare in Europa 20 giorni due volte all'anno. Non mi
pare una cosa improponibile
Facciamo un'ipotesi. Lei ritiene che se uno
dei grossi nomi italiani sfilasse il primo giorno di sfilate gli americani
non verrebbero lo stesso?
Allora vengono!
Esatto. Allora perché non è l'Italia
che impone il calendario distribuendo diversamente le sfilate all'interno
del calendario?
Perché quando io ho cercato di fare questo, non imponendolo, ma
suggerendo almeno di avere all'inizio le seconde linee (Versus, D&G,
GFF, Emporio Armani ecc
) non ho avuto successo. Anche queste brand
vogliono sfilare nella seconda metà. E qui, come dice giustamente
lei, è un po' il discorso dell'uovo e della gallina
Poi anche il grande stilista magari pensa 'Perché
devo fare beneficenza, sfilare all'inizio per aiutare altri stilisti meno
noti ma pur sempre concorrenti?'
Sì, certo, è una sorta di sacro egoismo
Alessio Cristianini e Charlotte Mesman
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