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incontra: Gini Alhadeff autrice di 'Diary of a Djinn'
Internet è strana. Demonizzata, sottovalutata, spesso
usata nel modo meno intelligente. Per noi Internet è sempre stata
soprattutto un mezzo per scavalcare le tradizionali barriere che regolano
il mondo dell'informazione. Perché aspettare che altri decidano
per noi? Perché aspettare che un editore pubblichi un libro in
Italia per parlarne - a comando - in occasione della sua uscita?
Il bello di Internet è proprio questo. I canali
tradizionali possono essere scardinati, stravolti, adattati alle nostre,
personalissime, esigenze. Ed è proprio in quest'ottica che vogliamo
parlarvi di un libro che in Italia non è ancora uscito, e del quale
in Italia non si è mai parlato, finora. Per pigrizia o per convenienza?
Grazie ad Internet abbiamo scoperto 'Diary of a Djinn',
un diario magico, personale, irriverente. Un diario che parla di tante
cose, di storie che si sovrappongono. Un diario che parla anche dell'Italia,
degli italiani. E della moda. Di un mondo che conosciamo sempre e solo
attraverso i comunicati ufficiali, dove tutto ciò che luccica deve
per forza essere oro. 'Diary of a Djinn' è il diario di Gini Alhadeff,
scrittrice nota negli Stati Uniti, che ha trascorso la propria giovinezza
in Italia, tra Firenze e Milano, e che all'inizio degli anni '80 ha vissuto
da vicino, anzi dall'interno, i primi passi nel mondo della moda di uno
degli stilisti italiani più noti e riveriti. Stilista riconoscibilissimo
nelle pagine di questo diario per chiunque segua anche solo distrattamente
le cronache mondane e modaiole, e che non ne esce esattamente bene, ritratto
in maniera impietosa e ironica dall'autrice.
Dicevamo che in Italia nessuno ha ancora parlato di questo
libro, uscito negli Stati Uniti già da qualche mese, e noi di Margherita.net
vogliamo essere i primi a farlo. Con un'intervista, anche questa nata
grazie ad Internet, con l'autrice, Gini Alhadeff. Un'intervista un po'
magica, come l'autrice stessa.
In attesa che anche in Italia qualche editore si
decida a tradurre e pubblicare questo intrigante diario vi ricordiamo
che il bello di Internet, per chi legge l'inglese, è anche il fatto
di poter scavalcare, una volta di più, i canali tradizionali, e
rivolgersi ad una delle molte librerie online internazionali per potersi
godere in anteprima un libro che in Italia potrebbe non essere mai pubblicato
Diary
of a Djinn è, come dice il titolo stesso, un diario, molto
particolare, ma pur sempre un diario personale. Quanto di Gini Alhadeff
e della sua vita possiamo effettivamente ritrovare allinterno di
questo romanzo?
Tutto di Gini Alhadeff scrittrice, parola di un djinn.
Perchè ha scelto questo titolo? Un Djinn
è - se non ci sbagliamo - uno spiritello della tradizione islamica.
Questo djinn di tradizionale ha ben poco ma l'ho assunto a scrivere una
parte del libro sperando naturalmente che la sapesse più lunga
di me, e non ho avuto torto.
Ha lavorato per molti anni nel mondo della
moda a Milano, ad alto livello, durante gli anni 80. Nel suo romanzo
Milano e i milanesi non ne escono molto bene... Nemmeno limmagine
che lei dà del mondo della moda a Milano è una delle più
positive. Molto diversa dal mondo di lustrini e paillettes che spesso
ci immaginiamo. Costosi regali ai giornalisti, accordi con le redazioni...
si tratta di cose del passato o considerando il fatto che lei conosce
molto bene e dallinterno questo mondo si tratta di abitudini dure
a morire?
Il romanzo è ambientato nella Milano di vent'anni fa e ancor più,
nella mia testa di allora che non è quella di adesso, e che a sua
volta è già di qualche minuto fa. In realtà, amo
molto i milanesi, coi loro riserbi e risotti. Quando avevo sedici anni
e riuscivo a scappare da collegio, vestita con un completo di maglia nero
attillato con cerniere coloratissime regalatomi da mia zia Krizia, e occhi
cerchiati di nero come una talpa vissuta, andavo a Milano a trovare Giò
e Giulia Ponti e la loro figlia Lisa, che faceva la rivista DOMUS, e i
suoi due figli, Salvatore e Matteo, che mi portavano alle feste, e Ettore
Sottsass e Fernanda Pivano che voleva che traducessi Il Libro Tibetano
della Morte. Poi, vent'anni dopo ho finito veramente con lo scrivere
un libro con un lama tibetano, intitolato Good Life, Good Death
pubblicato nel 2001 e divenuto bestseller in America.
Diary of a Djinn è stato
pubblicato già da qualche tempo negli Stati Uniti, dove ha riscosso
successo sia di pubblico che di critica. Possiamo aspettarci a breve unedizione
in lingua italiana o saremo tutti costretti a rivolgerci ad Amazon.com
(quei pochi che possono leggere in inglese) per goderci i suoi racconti?
Sono sicura che prima o poi sarà pubblicato in Italia insieme al
mio primo libro, The Sun at Midday, Tales of a Mediterranean Family, che
verranno riproposti in America a febbraio in formato tascabile presso
Anchor Books.
Che tipo di reazioni ha avuto, dallItalia,
a questo suo romanzo?
Che è un romanzo che parla della moda, delle sue costrizioni e
consolazioni, con insolito candore, e del tempo che le donne passano a
pensare a uomini e vestiti. La mente della protagonista è un movimentato
spogliatoio dove lei si misura idee e amori e mette a nudo le proprie
riflessioni.
Se potesse tornare indietro nel tempo rifarebbe
questa esperienza nel mondo della moda? Mantiene ancora qualche legame
con questo mondo?
Sono tornata avanti scrivendo quello che allora non sapevo di pensare
e che mi accorgo ora di aver visto mentre guardavo da un'altra parte.
Il mio legame attuale col "mondo della moda" è come quello
di chiunque: ogni mattina, mi vesto.
Ha vissuto in diverse parti del mondo (Egitto,
Sudan, Italia, Giappone, Stati Uniti...), e nel suo libro ne abbiamo ampia
testimonianza. Attualmente risiede a New York. Immaginiamo che avrebbe
potuto decidere di eleggere a sua residenza qualsiasi altra città.
Perchè proprio New York?
Qui stanno il mio amico Francesco Pellizzi, antropologo e scrittore, i
suoi figli Tona e Aurora, e il gatto Plotino, i nostri libri, le stanze
dove lavoriamo, gli alberi di Central Park, che andiamo a vedere quasi
tutti i giorni. Ma tutto potrebbe cambiare in un istante. Pensiamo ogni
tanto al deserto vicino a Taos. Poi subito ci viene in mente di tutte
le volte che bisognerebbe salire e scendere dalle macchine per andare
a far la spesa e torniamo subito qui anche con la testa.
Sta già lavorando ad un nuovo libro?
Sto scrivendo un libro che si chiamerà Figure in Misty Moonlight,
(Maestro al chiar di luna), sulla figura velata e irresistibile del maestro
spirituale e di quelli che ne sono attratti.
Diary
of a Djinn è pubblicato da Pantheon
Books, per saperne di più fate click su questo link.
Margherita.net
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