fashion, shopping & babies

La scorsa settimana la giornalista Jolie O’Dell ha provocato la rete con un tweet che diceva così: ‘Women: Stop making startups about fashion, shopping, & babies. At least for the next few years. You’re embarrassing me.’ E la provocazione è stata raccolta con decine e centinaia di post, commenti etc etc a difesa delle imprenditrici in rete, e soprattutto di molte mamme che grazie alla rete hanno spesso trasformato le loro passioni in lavoro.


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In Italia siamo molto indietro, come sempre, ma la strada che seguiamo nella rete è ovviamente quella tracciata oltreoceano. E anche qui le donne in rete seguono questo trend, se aprono delle startups o come le vogliamo chiamare, hanno al 99% come tema ‘fashion, babies e shopping’.

E intanto il business vero lo fa l’altra metà della rete. Perché le donne online si ritagliano sempre delle nicchie invece di affrontare il mare immenso del mercato? E perché quando le aziende chiedono la consulenza di donne per la loro professionalità, sensibilità e intuito lo fanno sempre per prodotti dell’infanzia e non per provare l’ultimo gadget tecnologico? Credo che la risposta sia più semplice di ciò che si creda: il gender gap in rete rispecchia esattamente quello che accade fuori dalla rete.

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