Diventare modella. Il mondo delle modelle, come si inizia, come funziona

Iniziare un percorso per diventare modella viene visto con un certo sospetto, non sempre viene considerato un lavoro serio, anche se si tratta di una professione vera e propria.

Diventare modella. Il mondo delle modelle secondo Giuseppe Ferrante di Independent Model Management
Diventare modella. Il mondo delle modelle secondo Giuseppe Ferrante di Independent Model Management

Quello delle modelle, e dei modelli, è un mondo che continua ad affascinare. Addetti ai lavori a parte, sono poche le persone che possono dire di conoscere davvero gli ‘ins and outs’ di una professione spesso invidiata e considerata al tempo stesso quasi irraggiungibile. Non ci sono solo requisiti fisici ben definiti da rispettare, il lavoro di modella richiede impegno costante, sacrifici, e perseveranza. Oltre ad un’agenzia seria alle spalle. Proprio quello dell’agenzia è un discorso ricorrente che molti aspiranti modelli e modelle sentono come uno dei maggiori ostacoli quando si pensa di avere le giuste caratteristiche ma non si sa a chi rivolgersi, come iniziare.

Abbiamo chiesto a Giuseppe Ferrante, fondatore di Independent Model Management a Milano, di spiegarci meglio il mondo delle modelle e il percorso che una aspirante modella deve fare dal momento in cui inizia fino ai primi lavori, per poi iniziare a scalare i ranking che portano all’olimpo delle Top Models.

L’incontro con Giuseppe Ferrante avviene negli spaziosi uffici di Independent Model Management, una delle più importanti agenzie a Milano. Durante l’intervista abbiamo potuto approfondire vari aspetti del lavoro di modella, soprattutto dal punto di vista dei clienti e delle agenzie e delineato un quadro molto chiaro e completo di questa realtà che va ad aggiungersi e a completare quanto detto nelle altre interviste agli addetti ai lavori pubblicate su ADVERSUS.

Come sei entrato a far parte e a lavorare nel mondo delle agenzie di modelle?
“Ho iniziato a lavorare nel mondo della moda nel 1989, per amicizia” ci spiega Giuseppe Ferrante “Ero studente di Giurisprudenza a Padova – la mia è una famiglia di giuristi – quando ho incontrato un booker, cioè la persona che gestisce i modelli/le modelle. Siamo diventati amici, e mi ha chiesto di diventare suo assistente. Così mi sono trasferito a Milano e ho iniziato a lavorare nel mondo della moda. Come assistente prima, e successivamente come booker”.

Come hai fatto il salto da booker di modelli a fondatore e titolare di una delle più importanti agenzie di modelle di Milano?
“Durante i molti anni come booker di modelli avevo sviluppato una mia propria visione sul mondo della moda e soprattutto su quello delle agenzie di modelle, e così nel 2008 ho aperto Independent Men che inizialmente era solo un’agenzia di modelli. Io ho sempre creduto nei social media e nelle nuove tecnologie che internet stava portando nelle nostre vite, anche lavorative. Nel 2008, quando ho aperto le porte di Independent Men, i social erano molto all’inizio. Non tutti capivano l’importanza che io davo a questi mezzi, ma per me internet, l’email e i social erano, e lo sono tuttora, fondamentali. Ancora adesso siamo molto forti sui social come agenzia, e con questo intendo soprattutto la comunicazione attraverso i canali sociali. Non sto parlando di influencers, quello è un terreno un po’ borderline, oggi sono tutti influencer… il punto è che è difficile capire chi lo è davvero. Io comunque credo in Facebook e Instagram come canali di comunicazione per il nostro lavoro. Sono la nostra vetrina sul mondo”.

Diventare modella. Il mondo delle modelle secondo Giuseppe Ferrante di Independent Model Management
Diventare modella. Il mondo delle modelle secondo Giuseppe Ferrante di Independent Model Management

Come sono stati gli inizi?
“Nel 2008, quando ho aperto Independent Men, il mondo era in piena recessione. Non era facile partire con una nuova iniziativa, ma i social media mi hanno permesso di fare conoscere il mio prodotto, cioè Independent, al mondo e così è partita questa nuova avventura. Inizialmente avevo soltanto un reparto uomo, ma siccome mi chiedevano spesso perché non avevo le donne, ho aperto – circa 4 anni fa – anche un reparto donne. Da questo punto di vista Independent è molto particolare. Non succede spesso che un’agenzia inizi con l’uomo, quasi sempre si parte con la donna. Nel caso di Independent è stato l’uomo a finanziare la donna e forse è un caso unico in questo mondo. E così arriviamo ad oggi, con un’agenzia uomo e donna, con ben 15 persone che ci lavorano: 5 booker uomo, 8 booker donna, e 2 persone per l’amministrazione. Una macchina piuttosto grossa, e soprattutto – ci tengo a sottolinearlo – indipendente.

Spesso agenzie importanti come Independent fanno parte di un network (internazionale). Quella di essere indipendenti è stata una scelta?
“Per quanto riguarda la questione ‘indipendente o parte di un network’ ci sono due correnti di pensiero. Prima di tutto va detto che non tutte le agenzie grosse fanno parte di un network, e che un network non è per definizione più forte. Ogni scelta ha i suoi vantaggi. Un network (internazionale) dispone di tanti, tantissimi modelli, e lavora in sinergia. Non sempre però i modelli e le modelle ricevono il massimo dell’attenzione quando lavorano con un network, è facile perdersi all’interno di una macchina così estesa”

L’agenzia indipendente invece?
“Un’agenzia indipendente invece, per essere come un network, deve avere una velocità tripla, e avere delle competenze. Il vantaggio è che c’è più spazio per dare attenzione ai modelli e alle modelle, per formarli, per lavorare con loro. Perché un’agenzia indipendente deve essere molto precisa. Un altro punto è che tra agenzie indipendenti esiste una sana concorrenza, mentre i network possono piazzare i modelli e le modelle su più mercati, mercati dove a volte non puoi arrivare come agenzia indipendente”.

Puoi farmi un esempio?
“Certo. Ad esempio non è possibile, per legislazione, per un’agenzia italiana come la mia far sfilare dei modelli e delle modelle alla Paris Fashion Week. Per farli sfilare in Francia ci vuole una specie di registrazione che costituisce una barriera amministrativa ed economica. Se un’agenzia fa sfilare a Parigi una modella non registrata, si rischia che la sfilata venga bloccata. Le agenzie francesi invece possono tranquillamente far sfilare i loro modelli e le loro modelle in Italia, perché l’Italia non dispone di una tale legislazione. È dunque spesso difficile introdurre modelli e modelle italiani fuori dall’Italia. In Francia c’è questo blocco, in Inghilterra il blocco è più culturale, preferiscono i propri modelli, vogliono formarli loro”.

Quindi anche in questo caso l’Italia diventa un terreno di conquista per le agenzie straniere…
“E così, per la Milano Fashion Week, il mercato italiano viene invaso da agenzie straniere con centinaia di modelli/e. Per fortuna ci sono anche clienti italiani che stanno molto attenti a questo problema, come Armani e Dolce & Gabbana per farti due nomi importanti. Così facendo ci aiutano e fanno in modo che tutto il nostro lavoro non vada perduto. Già è difficile trovare dei modelli e modelle di nazionalità italiana. Francia, Inghilterra, Olanda, Svezia… questi paesi fanno lo scouting sul proprio territorio, hanno bellissime donne. Ma anche noi le abbiamo. Basta guardare le ragazze del Trentino, dell’Altopiano d’Asiago, non hanno nulla da invidiare alle modelle del nord Europa. Io qui in Italia ho cercato di formare degli scout, ma il lavoro purtroppo è andato perso”.

Perché pensi che qui in Italia sia più difficile fare lo scouting sul territorio come fanno invece da altre parti?
“Abbiamo anche a che fare con la mentalità italiana, la famiglia italiana, viene dato molto peso al posto di lavoro fisso. Iniziare un percorso per diventare modello/modella viene visto ancora con un certo sospetto, non sempre viene considerato un lavoro serio, anche se invece si tratta di una professione vera e propria. Certo, come in tutti i campi ci sono agenzie serie e delle agenzie che serie non sono. Ma le agenzie serie possono dare agli aspiranti modelli/e delle buone opportunità, anche a fianco dello studio che rimane chiaramente molto importante”.

Fare il modello o la modella è una vera e propria professione e richiede molti sacrifici…
“Certo, chi vuole fare questo lavoro deve farlo con serietà. I capelli, la pelle, l’alimentazione, tutto va curato. Bisogna dormire bene, e fare attività fisica. Bisogna prendersi cura dell’aspetto estetico, bisogna essere sempre in ordine per i casting. Certo, i modelli e le modelle sono giovani, vogliono anche divertirsi ma bisogna sapersi limitare. Ci vuole autodisciplina e ovviamente noi come agenzia supportiamo i nostri modelli e le nostre modelle anche in questo. Verifichiamo che mantengano uno stile di vita sano, e che seguano una alimentazione sana. È fondamentale mangiare sano perché questo si rispecchia sulla pelle, sui capelli, su tutto il corpo”.

E così arriviamo all’importante punto delle misure, delle taglie. Non tutti possono fare questo lavoro anche perché taglia e altezza sono molto importanti.
“Noi dobbiamo fornire ai nostri clienti quello che loro ci chiedono. Per quanto riguarda le misure dobbiamo seguire le esigenze del mercato, non è una questione di estetica. Il fatto è che per fare il modello o la modella bisogna avere la base giusta, il tipo di corpo giusto che permette di raggiungere le misure giuste semplicemente mangiando in maniera sana e facendo la giusta attività fisica”.

Come si inizia? Come bisogna presentarsi all’agenzia per capire se si hanno le carte in regola per fare il modello/la modella? Quali caratteristiche bisogna avere?
“Per iniziare basta inviare un paio di foto normali, non professionali. Compiuti i 16 anni, con il supporto e l’approvazione dei genitori, si può già iniziare. Importante è avere le caratteristiche estetiche giuste. Ci sono delle esigenze ben specifiche richieste dal mercato di cui tenere conto. Le misure innanzitutto, e  poi bisogna essere fotogenici, e avere la testa giusta per fare questa professione. Io dico sempre che: modelli si nasce. Bisogna sapere dare il sogno. Un modello o una modella, entrando in agenzia, o nei regni degli stilisti (perché quelli sono dei veri regni), devono svilupparsi. Come diceva Michelangelo: ‘In un blocco di marmo devi già poterci vedere la statua’. Così è anche con i modelli e con le modelle. La personalità è molto, ma molto importante. Il modo di camminare, di parlare, di muoversi, di vestirsi… le modelle devono far sognare. Devono saper essere delle muse che ispirano lo stilista. Devono avere una personalità molto speciale e per questo non serve una scuola. Ogni tanto non serve nemmeno il book”.

In che senso non serve nemmeno il book?
“Noi riusciamo far lavorare un modello o una modella che ha appena iniziato anche soltanto attraverso le polaroid. Ci sono certi clienti che preferiscono addirittura essere loro a scoprire, e a far crescere, un modello o una modella. Case di moda come Gucci, Prada, Armani e Dolce & Gabbana per esempio. Questo tipo di clienti non ha bisogno di vedere un book con bellissimi lavori, anzi. E poi ci sono invece altri clienti che vogliono andare sul sicuro e si basano sul book. Uno stilista come Armani premia la personalità, la professionalità, quando sei una persona speciale con queste qualità allora ti accolgono a far parte della famiglia”.

Grazie

In collaborazione con ADVERSUS

Ringraziamo Giuseppe Ferrante di Independent Model Management a Milano
http://www.independentmgmt.it/
@independent_mgmt

 

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