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Partiamo dalle diete in cui le proteine sono le protagoniste, molto
di moda ultimamente. I detrattori le accusano di nuocere alla salute se
protratte a lungo. Lei è d'accordo? Ci può spiegare perché
sembrano funzionare più velocemente di quelle semplicemente ipocaloriche?
E' bene fare una netta differenza tra dieta iperproteica ipocalorica e
dieta iperproteica chetogenica (senza o con pochissimi carboidrati):
La dieta iperproteica e ipocalorica è una dieta ricca di proteine che mantiene costanti i livelli di insulina, aumenta il metabolismo basale, stimola la lipolisi e di conseguenza il dimagrimento.
Una dieta iperproteica favorisce la secrezione di ormoni anabolici come
il testosterone e il GH. Tale effetto è importante anche nelle
donne per dare compattezza e tonicità ai tessuti durante il dimagrimento.
Effettivamente un simile regime alimentare ha una certa efficacia nel
favorire l'aumento della massa magra e la riduzione del grasso corporeo.
Per tutelare la propria salute è tuttavia importante che l'iperproteicità
sia soltanto uno degli aspetti della dieta e che il concetto non venga
portato agli estremi. Tutte le diete che estremizzano un determinato concetto
nascondono infatti dei risvolti negativi.
La dieta iperproteica chetogenica funziona nell'immediato, ma sottopone l'organismo ad uno stress continuo e non salutistico. Praticamente il gioco non vale la candela e la dieta chetogenica, sia pur efficace sotto certi punti di vista, può e deve essere sostituita con altri regimi alimentari meno dannosi ed ugualmente efficaci
In ambito terapeutico, la dieta chetogenica è consigliata ai bambini di età inferiore ai 10 anni sofferenti di forme epilettiche non completamente controllate dalla terapia farmacologica. L'instaurarsi di uno stato di chetosi è infatti correlato ad una riduzione dell'incidenza degli attacchi epilettici. La dieta chetogenica si basa sul presupposto che un'alimentazione ricca di proteine e lipidi e molto povera di carboidrati mantenga costanti i i livelli di insulina evitando l'accumulo di grasso e favorendo il suo utilizzo a scopo energetico. Diminuendo i livelli di glucosio oltre i limiti raccomandati il corpo sarà costretto ad attingere energia da altri substrati quali proteine e lipidi. Il rischio quindi è quello di utilizzare massa muscolare a scopo energetico, quindi di dimagrire molto velocemente ma perdere di compattezza e tonicità tessutale.
La Glucogenesi è un processo che porta alla formazione di glucosio a partire dallo scheletro carbonioso di alcuni aminoacidi. Questo processo assicura un apporto costante di energia anche in condizioni di carenza di glucosio ma costringe fegato e reni a lavorare di più per eliminare l'azoto.
Evitare di assumere glucosio tramite la dieta e costringere il corpo
a scindere le proteine è un processo, se protratto per troppi giorni,
piuttosto stupido, perché intossica l'intero organismo e lo fa
lavorare inutilmente.
In ogni caso tutto questo lavoro aumenta la quantità di calorie
bruciate (effetto termogenico) e stimola la secrezione di ormoni che favoriscono
lo smaltimento del grasso e sopprimono l'appetito. Per tutti questi motivi
l'efficacia della dieta chetogenica è tutto sommato elevata.
Sottoporsi a un regime alimentare dietetico è fattibile. Ma
il problema spesso è continuarlo a lungo ed evitare l'effetto rimbalzo.
Perché una volta individuato il proprio 'stile di vita alimentare'
il rischio di tornare alle cattive abitudini è così alto?
Spesso il problema è anche del terapeuta che non spiega al paziente
che seguire una dieta deve essere anche un'occasione per imparare 'buone
e sane' regole da mantenere per tutta la vita che comunque bisogna imparare
anche ad infrangere. Non è facile ma neppure impossibile fare un
'reset' delle abitudini. In pazienti dove la componente cognitivo comportamentale
è da prendere molto in considerazione è bene affrontare
anche strategie piu' 'psicologiche' che 'nutrizionali', per esempio consigliando
letture adatte o una bella chiacchierata per un coaching psicologico.
Lei prima di prescrivere una dieta ai suoi pazienti cerca le intolleranze
alimentari del paziente. Perché essere intolleranti verso qualche
cibo influisce sul successo di una dieta dimagrante?
Il mondo delle intolleranze è veramente un oceano pericoloso se
mal gestito. Nulla di veramente scientifico è oggi a disposizione
del medico. Io personalmente, nonostante il mio rigore professionale,
accetto quotidianamente di utilizzare il metodo EAV per le intolleranze
alimentari perché mi dà un orientamento veramente, veramente
efficace nella gestione della dieta del paziente. E' ovvio che se non
conoscessi la Scienza dell'Alimentazione, non potrei, solo con le intolleranze
dare strumenti risolutivi ed efficaci al paziente. Sul mio sito c'è
una spiegazione approfondita del test che studia quali sono gli alimenti
che non rappresentano il 'carburante' ideale per le nostre cellule
E' possibile trovare con l'aiuto di uno specialista la dieta adatta
a noi e seguirla sempre, senza considerarsi per questo in un regime di
privazione per tutta la vita?
Credo proprio di sì, anzi, sì. Dipende dalla motivazione
e dal desiderio di dare un peso maggiore al cibo che veramente è
la nostra prima medicina.
Lo stile di vita frenetico, secondo la sua esperienza, è conciliabile
con un regime alimentare sano ed equilibrato?
Assolutamente sì. Un conto è, se siamo di fretta, mangiare
un toast prosciutto e formaggio o un panino con bresaola, un conto è
mangiare pizza, fast food o panini con affettati e salse di ogni natura...
se abbiamo piu' 'coscienza nutrizionale' è più facile scegliere
anche in una società 'in corsa'.
Che consiglio darebbe alle nostre lettrici che sono abituate a 'mettersi
a dieta' seguendo le diete delle amiche o lette da qualche parte? Quanto
è importante la visita di uno specialista?
Ciò che è importante non è tanto la visita con uno
specialista, ma la visita con un medico specialista serio, coscienzioso,
capace di ascoltare, comprendere e dare strumenti utili e fruibili
Costanza Cristianini per Margherita.net
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