Gli errori che commette chi si mette a dieta da solo. I pericoli delle diete fai da te

Gli errori che commette chi si mette a dieta da solo. I pericoli delle diete fai da te e i consigli del nutrizionista
Gli errori che commette chi si mette a dieta da solo. I pericoli delle diete fai da te e i consigli del nutrizionista

Chi si mette a dieta da solo spesso non sa bene da che parte iniziare. Si ‘tagliano’ le porzioni in maniera indiscriminata, si eliminano intere classi di alimenti, si seguono i consigli delle amiche e degli amici… insomma, si commettono spesso tutti quegli errori che un esperto nutrizionista permetterebbe di evitare da subito. Ma quali sono i più frequenti errori delle diete ‘fai da te’? Lo abbiamo chiesto al Dott. Domenicantonio Galatà, Biologo Nutrizionista a Roma, ecco cosa ci ha spiegato.

Quali sono gli errori che lei frequentemente riscontra nei suoi pazienti, nella sua pratica professionale come nutrizionista?

Partiamo dal presupposto che la maggior parte delle persone che si rivolge ad un nutrizionista, prima di rivolgersi allo specialista ci ha già provato da solo o da sola. Tutti provano prima a dimagrire da soli. Mi hai chiesto degli errori. La prima cosa che si fa quando si tenta di dimagrire da soli, ed è la cosa più sbagliata, è quella di togliere i carboidrati.

Quindi la prima cosa che si fa in Italia è togliere pane e pasta dalla dieta. Questo è un errore grandissimo perché sottrae energia vitale al metabolismo. Sostanzialmente cosa succede? All’inizio dimagriamo perché perdiamo molti liquidi perché i carboidrati apportano al corpo molta acqua, liquidi. Quindi riduciamo i carboidrati e nella prima settimana perdiamo acqua e siamo felicissimi. Al settimo giorno il peso si ‘stalla’, non va più giù quindi diventiamo tristi perché non stiamo praticamente più mangiando niente, abbiamo eliminato il piatto principale nella dieta degli italiani, la pasta.

Siamo tristi dunque e non abbiamo più energia e lì contattiamo il nutrizionista. “Ho già fatto 10 giorni senza pane e senza pasta e non riesco a dimagrire. Cosa devo fare?” Il problema è che queste persone non accettano il fatto che per dimagrire non devono ridurre i carboidrati. Qui c’è poi anche una sfera psicologica molto complessa. Magari troviamo delle persone che per 10 giorni, un paio di settimane o anche un mese hanno provato a rinunciare ai carboidrati. Si tratta di persone che non hanno ancora trovato la loro giusta relazione con il cibo.

Ci sono anche persone che hanno cercato di dimagrire per 6 mesi, senza carboidrati. E lì ci sono delle problematiche perché si va a complicare la relazione con il cibo perché a quel punto il corpo mette in atto un sistema di difesa che passa per il cervello. Il cervello si attiva e spinge la persona alla ricerca di cibi contenenti zuccheri, quindi carboidrati. E qui si innesca il meccanismo della fame nervosa.

Quindi cosa succede? Magari all’inizio togli gli carboidrati, perdendo anche una buona quantità di peso, ma in termini di liquidi. A un certo punto il peso si ‘stalla’, sono triste perché non mangio né pane né pasta, e lì si attiva il cervello per compensare queste privazioni e uno inizia a mangiarsi i pacchi di biscotti sul divano. Diventa una questione emotiva perché adesso la sensibilità verso il cibo passa per il cervello. Il cervello raccoglie tutta una serie di stimoli dall’esterno che riguardano la sfera emotiva.

Negli Stati Uniti e nei paesi Nord Europei c’é una campagna molto forte contro i carboidrati nelle diete, si sostiene che la dieta mediterranea sia pericolosa e che fa venire diabete, che causa obesità. Consigliano di tagliare completamente i carboidrati, sarebbero meglio i grassi, e cose del genere. Lei come la vede?

Cerco di non cadere nella teoria del complotto. Vediamo però un po’ cosa hanno fatto gli americani. Intorno agli anni ’80 gli americani escono fuori con il ‘light’. Il cibo light è un cibo senza grassi. Sostanzialmente è un’idea, una nuova proposta, un nuovo prodotto. Il cibo light, dunque senza grassi. Quando togliamo i grassi da un prodotto sostanzialmente il bilanciamento dei nutrienti principali – carboidrati, proteine e grassi – cambia, tenderanno ad aumentare i grassi e/o le proteine. Perché la somma totale è sempre 100, dunque se tolgo uno di questi nutrienti principali, aumentano gli altri, in percentuale. Come faccio a creare un prodotto che crea dipendenza? Aggiungo gli zuccheri, non le proteine, anche perché il costo dello zucchero, del saccarosio, è relativo rispetto a quello delle proteine. Basta soltanto pensare al costo della carne rispetto a quello della pasta o del riso.

Quindi, cosa faccio? Do l’illusione al cliente che gli sto vendendo un cibo che non fa ingrassare perché è light e allo stesso tempo lo rendo anche dipendente perché ci metto dentro lo zucchero. E attraverso il meccanismo dell’insulina e del picco glicemico… riesco a creare dipendenza.

Quindi il mio cliente compra qualcosa che lui pensa faccia bene, e si crea una dipendenza nel consumare questo prodotto. Ma cosa succede oggi? Quando vai al supermercato la maggior parte delle etichette riportano la dicitura ‘senza zuccheri’. Non c’è più tanto l’idea del ‘senza grassi’. Adesso l’accento è sul senza saccarosio, senza zuccheri aggiunti. Ma quando togli gli zuccheri da un prodotto quell’equilibrio che dovrebbe essere 60% (carboidrati), 30% (grassi) e 10% (proteine) viene nuovamente alterato.

Quando toglierai da un prodotto gli zuccheri troverai sempre, o quasi sempre, più grassi. Quindi oggi il passaggio è: ti do un prodotto che è senza zuccheri quindi non ti fa ingrassare ma comunque deve essere  palatabile perché se no non lo compri. E per essere palatabile un prodotto deve avere più grassi. Passiamo da una parte all’altra, senza creare una condizione di equilibrio.

Questo, invece di creare dei prodotti magari con degli zuccheri alternativi, con delle alternative tecnologiche che possano consentire la riduzione dei grassi. Per esempio utilizzando delle fibre che hanno un potere emulsionante, che possono fare tantissime cose in cucina, soprattutto quando si pensa alla pasticceria in questo caso. Se pensi allo zucchero pensi ad un dolce, non pensi ad una pasta. Anche lì ci hanno lavorato negli ultimi anni, se pensi ai prodotti alternativi alla pasta, dalla pasta di grano saraceno alla pasta senza glutine, ma si tratta di prodotti salutistici, probabilmente richiesti dal mercato.

Ringraziamo il Dott. Domenicantonio Galatà, Biologo Nutrizionista a Roma
http://www.galatanutrizionista.com/

Margherita.net

 

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