Beneficenza: chiedere è lecito, ma nel modo corretto

La beneficenza non deve essere marketing, non deve essere messa in mano a ragazzi giovanissimi dotati di pettorina che nei centri città ti mettono la penna in mano…

Beneficenza: chiedere è lecito, ma nel modo corretto
Beneficenza: chiedere è lecito, ma nel modo corretto

‘Vuoi donare per i bambini abbandonati e vittime di violenza?’, puoi dire sì o no, dipende da come ti viene posta la domanda. Se te lo si chiede mentre sei in coda alla cassa di un negozio di abbigliamento, sei di fretta, dietro a te gente altrettanto di fretta, stai usando la pausa pranzo per fare acquisti… non è un modo corretto di chiedere un contributo, perché non hai alcuno strumento per sapere a chi andrà il tuo contributo, e se arriverà a destinazione.

Lo dico con spirito costruttivo, alle associazioni serie e a quelle meno serie: se la mettete in questo modo, la gente ha diritto e deve imparare a dire di NO. Lo so bene che a forza di 1 euro a fine giornata avrete incassato abbastanza, ma la beneficenza non deve essere un obbligo e non deve essere estorta.
Tutti gli anni a Natale è la solita solfa: da novembre a dicembre questo tipo di iniziative imperversano; vai alla cassa automatica della Stazione dei treni e sei in super ritardo, circondata da borseggiatori e questuanti e anche la macchinetta ci mette del suo, stai per perdere il treno, infili il bancomat e prima di concludere l’operazione la fatidica domanda: ‘Vuoi fare una donazione’? NO, non è così che funziona, non è così che deve funzionare. Non basta estorcermi del denaro, io voglio sapere chi è che me lo chiede e se il denaro va alla giusta causa alla quale è destinato oppure se si perde in mille rigagnoli prima di arrivare, poco, a destinazione.
La beneficenza non deve essere marketing, non deve essere messa in mano a ragazzi giovanissimi dotati di pettorina che nei centri città ti mettono la penna in mano e chiedono: ‘Doni per salvare i rifugiati?’, i ragazzi ormai lo sappiamo hanno una percentuale per ogni ‘contratto’ che concludono, sì perché di veri e propri contratti si tratta, ti fanno firmare l’addebito sul tuo conto corrente, e tutti i mesi verserai una cifra. Mi metto nei panni di giovani o anziani che si sentono intimoriti quando vedono la sigla autorevole di qualche organizzazione internazionale, non è corretto, lo ripeto, e a volte anche illegale.
Sappiatelo, quando vi incalzano perché siete di fretta, avete il diritto di dire NO. E se avete spirito solidale, dovete informarvi prima di donare, perché essere presi per distrazione o sfinimento non è il modo giusto di fare beneficenza.
Costanza Cristianini

 

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