Amazon Echo e Google Home in camera da letto o nel soggiorno? No grazie

 
Privacy e tecnologia. I pericolo della Internet delle Cose
Privacy e tecnologia. I pericolo della Internet delle Cose – In collaborazione con ADVERSUS

Stanno arrivando, sono i gadgets tecnologici più intrusivi e potenzialmente pericolosi (dopo lo smartphone che avete in tasca) ma come dei veri cavalli di Troia ci mostrano il loro lato buono per avere accesso alle nostre abitazioni. Cosa ci porteremmo in casa, se decidessimo di cedere alla propaganda commerciale e non, ed aquistassimo un Google Home, o un Amazon Echo? Ne avete sentito parlare probabilmente, e ne sentirete parlare sempre di più nei prossimi mesi. Di cosa si tratta? Sono sostanzialmente degli altoparlanti con microfono collegati ad una intelligenza artificiale che risiede da qualche parte, sempre accesi e pronti ad ascoltare tutto quello che diciamo. Eh sì, perchè per poterci essere utili, ricevere i nostri ordini, fare aquisti per noi, ricordarci gli impegni della giornata, informarci sulle previsioni del tempo… questi oggetti DEVONO poter ascoltare tutto, nel nostro interesse. E forse un domani anche per la nostra sicurezza…

Abbiamo chiesto a Marco Calamari, una delle voci più acute e documentate nel panorama italiano quando si tratta di privacy e tecnologia (seguitelo, ne vale la pena https://twitter.com/calamarim e http://www.cassandracrossing.org/) di spiegarci cosa si porta in casa chi decide di acquistare uno di questi oggetti. Parliamo di smart speakers e home assistants…

Forse molti si soffermano sull’aspetto tecnologico di questi gadgets, che sono in effetti dei veri miracoli della tecnologia. Però il discorso non si ferma solo all’aspetto puramente tecnologico. Ci sono questioni legate alla privacy, tanto per parlare di un concetto che in molti tendono a scordare… insomma, cosa ci portiamo in casa quando acquistiamo un gadget del genere?

Ci portiamo in casa delle cose che non ci porteremmo in casa se le conoscessimo bene. Come uno sconosciuto portato a casa perché simpatico, senza informarsi bene sui suoi trascorsi. Non è che l’oggetto di Google (Gogle Home) che è stato rilasciato da poco di per sé sia diverso dall’Amazon Echo, tanto per parlare del numero uno degli altoparlanti dotati di intelligenza artificiale. In realtà tutto quello che si dice dell’uno lo si può dire dell’altro. Quindi il problema di mettersi in casa l’intelligenza artificiale che ascolta tutto quello che dici nel solo interesse di chi ce l’ha messa… Amazon se è Amazon Echo, Google se è il Google Home… non ci sono differenze sostanziali.

Parlando più in generale, qualunque sistema di ascolto home collegato con intelligenze artificiali esterne, vale per Google, vale per Amazon, ma vale anche per quello che c’è sui nostri telefoni, è una cosa piuttosto perniciosa.

Quali sono i potenziali rischi legati al fatto di installare nel proprio soggiorno uno di questi oggetti?

Primo. In qualche modo io faccio arrivare delle mie informazioni anche molto generiche a un sistema di deep learning e di intelligenza artificiale che farà cose presumibilmente nel mio interesse, interesse percepito, ma logicamente soprattutto nell’interesse di chi ha speso miliardi di dollari per realizzare questi oggetti. Non sono certo i cento, centocinquanta euro che sono il costo di questi marchingegni che fanno il business per colossi quali Google o Amazon.

La seconda cosa è che questi sistemi oltre che fare gli interessi di Google o Amazon, rientrano nella categoria più generica degli oggetti iot, la internet delle cose. E come tali sono progettati per funzionare, non sono progettati assolutamente per essere sicuri. E in particolare un altoparlante per ascoltare quanto viene detto da chiunque sostanzialmente in tutta la casa o anche solo in soggiorno è un oggetto iot eccezionalmente invasivo perché quando uno parla in casa parla pensando che nessuno lo stia ascoltando, e quindi parla in modo e con dei contenuti che non userebbe per la strada, o in un’aula di tribunale, o in un confessionale e così via… Il fatto che questi oggetti non siano sicuri è stradimostrato da tutta una serie di incidenti informatici che ci sono stati, ma anche da una serie di analisi tecniche che ci sono state (alleghiamo in fondo all’intervista dei link per approfondire l’argomento, per i lettori che si vogliono cimentare con la lingua inglese).

Può farci qualche esempio?

Noi vorremmo una cameriera o un cameriere impiccione nel soggiorno, che attende i nostri ordini, ma che sappiamo che riferisce tutto al condominio, all’amministratore, a tutti i nostri amici…? La risposta sarebbe sicuramente no, nemmeno se fosse gratis.

Diventa paradossalmente ‘sì mi piace, anzi pago per avercelo’, non appena la cosa si sposta ai livelli molto più efficienti e pericolosi del gadget tecnologico. La cameriera può anche essere in ferie o essere distratta. Amazon Echo o Google Home non lo saranno mai, perché sono delle macchine che sono fatte apposta per non distrarsi.

Abbiamo imboccato una strada senza ritorno? Come ci si tutela?

Sostanzialmente siamo già da tempo in una strada che diciamo non ha ritorno, dettata dal processo tecnologico, dall’evoluzione della tecnologia, dei desideri, dall’evoluzione sociale… Questa è una strada che scorre sempre in una unica direzione. Però la si può percorrere in tanti modi, come una strada vera. Si può stare sempre sulla destra, guardare bene, non fare le corse con le macchine più veloci della nostra. Oppure si può fare il contrario di tutto questo con seri rischi di ammazzarsi. La strada è la stessa, la si può percorrere con relativa sicurezza, non assoluta, o con grande pericolo a seconda del modo in cui la si percorre.

Porterà mai in casa sua un gadget di questo tipo?

Nemmeno se mi pagassero vorrei uno di questi aggeggi nel mio soggiorno.

Chi volesse approfondire può guardare questo video (molto tecnico e interessante)

E scaricarsi questo documento

http://www.osdfcon.org/presentations/2017/Moran_Hyde-Alexa-are-you-skynet.pdf

In collaborazione con ADVERSUS

Ringraziamo Marco Calamari: ingegnere, classe 1955, talvolta noto come Cassandra, a 18 anni dovette decidere se comprarsi una macchina usata od un pc. Scelse il pc e da allora non si e’ ancora completamente ripreso. Lavora come archeologo di software legacy in una grande multinazionale, ma e’ appassionato di privacy e crittografia in Rete, dove collabora a progetti di software libero come Freenet, Mixmaster, Mixminion, Tor & GlobaLaks. E’ il fondatore del Progetto Winston Smith e tra i fondatori dell’associazione Hermes Centro Studi Trasparenza e Diritti Umani Digitali. Dal 2002 organizza il convegno “e-privacy” dedicato alla privacy in Rete e fuori, ed e’ editorialista di “Punto Informatico” dove pubblica la rubrica settimanale “Cassandra Crossing“.

Marco Calamari@calamarim

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